Recovery Fund, il piano del governo: innovazione e scuola coi fondi Ue. Si rischia un 10% in più di debito/Pil

Recovery Fund, il piano del governo: innovazione e scuola coi fondi Ue. Si rischia un 10% in più di debito/Pil

Non sarà necessario per l’Italia presentare entro metà ottobre un piano già compiuto sui 209 miliardi di Next Generation EU, anche perché troppi dettagli restano da precisare a Bruxelles. Il più importante è apparentemente di natura tecnica, ma può avere profonde implicazioni finanziarie e politiche. La parte prevalente di «NextGenEU», il Recovery fund, non sarà infatti in trasferimenti diretti di bilancio ma in prestiti. A tassi quasi zero, rimborsabili in trent’anni e oltre, ma pur sempre prestiti. Per l’Italia questa parte vale circa 125 miliardi di euro nei prossimi anni. Il governo italiano ha dunque rivolto una domanda alla Commissione europea di recente: come vanno trattati sul piano contabile quei prestiti?

L’aumento del debito

Se andassero semplicemente aggiunti al calcolo del debito pubblico — uniti ai 28 miliardi del fondo europeo Sure per il lavoro — si arriva a 152 miliardi di oneri in più. È il 9% del prodotto interno lordo, che può diventare 11% nel caso si sommi anche il prestito sanitario del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Il governo vuole dunque sapere se quelle somme vanno iscritte nella normale contabilità del debito pubblico — facendolo salire molto di più, quando già quest’anno sarà attorno al 160% del Pil — o possono essere trattate a parte.

L’asterisco a piè di pagina

I documenti italiani di finanza pubblica oggi per esempio segnalano in un asterisco a piè di pagina che circa l’uno per cento del debito è dovuto ai finanziamenti italiani al Mes, per il salvataggio della Grecia e di altri Paesi un decennio fa. In questo caso si tratterebbe di indicare chiaramente agli investitori, in teoria, che una parte dell’enorme debito è di natura diversa e in sé più sostenibile rispetto a quello contratto sul mercato. Ma questa resta una partita aperta per le prossime settimane, fra le più delicate.

Il confronto con le imprese

In attesa che si chiarisca questo punto, il governo sta muovendo passi in avanti nel definire le linee-guida del suo Recovery plan. Sono state già sentite le principali grandi imprese pubbliche e private su quali siano i potenziali progetti con effetto moltiplicatore per la crescita. Gli incontri sono rimasti riservati soprattutto per evitare ripercussioni sui listini, sempre possibili vista la dimensione delle somme in gioco. Ma ora i primi documenti sono pronti in forma di bozza. Per mercoledì è fissata la riunione del Ciae, Comitato interministeriale Affari europei a cui partecipano il premier e tutti i principali ministri, che dovrebbe approvare e mandare in parlamento il primo piano d’indirizzo.

Le sei aree di intervento

Salvo modifiche all’ultimo, il testo dovrebbe indicare sei grandi aree di investimento e altrettanti capitoli di riforme. Le prime riguardano la digitalizzazione, l’innovazione, le infrastrutture, la riduzioni delle emissioni inquinanti, l’istruzione e la ricerca. Le seconde — i grandi temi di riforma — dovrebbero includere la pubblica amministrazione, l’efficienza del sistema giudiziario, il mercato del lavoro, la ricerca, la formazione e il fisco.

Un «cloud» unico per la Pubblica Amministrazione

Le due direttrici, investimenti e riforme, dovrebbero essere legate in parte dagli stessi progetti. Per esempio uno dei punti di forza nelle proposte per modernizzare la macchina dello Stato è la migrazione su cloud — la “nuvola” digitale con rapidissima capacità di calcolo — dei dati delle 23 mila amministrazioni italiane oggi dispersi in undicimila “data center” che molto spesso sono vecchi, inefficienti e incapaci di comunicare fra loro. La transizione al cloud della memoria informatica dello Stato riduce i costi, potenzialmente aumenta la produttività degli uffici, ma presuppone investimenti di vari miliardi che possono essere coperti con il Recovery Fund.

 

Asili nido e tempo pieno

Anche sul fronte di quelle che ieri al forum Ambrosetti il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha definito “infrastrutture sociali”, il governo pensa a sinergie fra investimenti e riforme. I miliardi di NextGen EU dovrebbero aiutare e finanziare il passaggio alla scuola a tempo pieno in tutto il Mezzogiorno (oggi riguarda solo un quarto dei bambini); dovrebbero alzare la copertura degli asili nidi alla media europea (circa 33 posti ogni cento neonati fino a 36 mesi), per dare più opportunità di lavoro alle madri; e dovrebbero rafforzare in competenze e tecnologie centri per l’impiego. Sul piano dell’ambiente, un progetto centrale riguarda lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno anche verso il resto d’Europa e dovrebbe coinvolgere sia Snam che Enel. Dopo mercoledì, le prossime tappe arrivano a fine settembre con la nota di aggiornamento ai conti e a metà ottobre con il primo invio di linee-guida a Bruxelles. Ma la presentazione dei progetti dettagliati probabilmente non arriverà prima di gennaio. Slittano dunque anche i tempi dei primi esborsi.

Federico Fubini

Corriere della Sera, 7/09/2020