Sanzioni alla Russia, perché la lezione di David Ricardo è valida ancora oggi

Sanzioni alla Russia, perché la lezione di David Ricardo è valida ancora oggi

L’embargo contro Mosca funziona? Danneggia anche i Paesi occidentali? Ecco che cosa ci insegna l’economista nato 250 anni fa

In questi tempi tragici ci si chiede se le sanzioni comminate alla Russia funzionino, se siano sufficienti a danneggiarne seriamente l’economia e – a volte in modo tartufesco da parte dei simpatizzanti dello zar – si ammonisce che esse provocano danni pure alle economie occidentali. Su quest’ultimo punto, è ovvio che si tratti della scoperta dell’acqua calda. Lo avrebbe spiegato con fare distaccato David Ricardo, uno dei più grandi economisti classici di cui il 18 aprile è stata ricordata la nascita avvenuta 250 anni fa.

Ricardo proveniva da una famiglia borghese ebrea sefardita e fin dall’età di 14 anni cominciò a collaborare con il padre, un agente di Borsa. A 21 anni si sposò con una quacchera e diventò un membro della Chiesa Cristiana Unitaria. Il padre non poté accettare l’abbandono della fede degli avi e lo disconobbe e diseredò. La dolorosa rottura non impedì a Ricardo di prosperare negli affari accumulando una cospicua fortuna grazie alle sue operazioni di Borsa (7-800 mila sterline dell’epoca, pari a circa 100 milioni di oggi).

La ricchezza permise al giovane stockbroker di ritirarsi dagli affari a 41 anni per dedicarsi a tempo pieno agli studi: chimica, geologia, aritmetica e naturalmente economia, materia che lo aveva appassionato fin da quando, ventisettenne, aveva letto La ricchezza delle Nazioni di Adam Smith. Nel 1818 divenne parlamentare comprando il seggio da Lord Portarlington (all’epoca era consentito!) e rimase membro della House of Commons fino alla sua precoce morte, avvenuta nel 1823 a causa di un’infezione a 51 anni.

Ricardo fu un economista in senso stretto, e non inserì l’economia politica all’interno di un più generale quadro filosofico come avevano fatto prima di lui Smith e Hume. La prima concettualizzazione che lo rese famoso era contenuta nello scritto The High Price of Bullion del 1809, dove affermava che all’epoca l’inflazione e il deprezzamento della sterlina erano causate dall’eccessiva offerta di carta moneta da parte della Bank of England.

Nonostante le proteste della venerabile Banca, in effetti anche le commissioni d’inchiesta istituite dalla House of Commons non poterono che confermare la prima espressione compiuta della teoria monetarista che tanto successo riscosse in seguito. Tutt’oggi, dopo un periodo di bassi tassi di interesse e prestiti facili, le banche centrali quando devono pensare al modo sicuro di abbassare l’inflazione ricorrono all’innalzamento dei tassi di interesse e alla stretta monetaria.

Un’altra elaborazione teorica dell’economista destinata a influenzare altri studiosi (tra cui Karl Marx) fu la legge dei rendimenti decrescenti, secondo la quale l’aumento delle risorse dedicate a produrre un bene, combinato ad un fattore di produzione fisso, non è proporzionale all’incremento di beni. In altre parole, se aumento il personale, i macchinari e i concimi per una determinata coltivazione in un appezzamento di terreno, la produzione aumenterà in modo men che proporzionale. L’assunto è corretto, ma a condizione che non si tenga conto dell’innovazione tecnologica (e della miglior qualità del capitale umano) che diventerà il fattore sempre più importante per determinare gli aumenti di produttività.

Il contributo che ha però dato gloria imperitura a Ricardo è stato la teoria dei vantaggi comparativi nel commercio internazionale. Non importa se l’Inghilterra è più efficiente del Portogallo sia nel produrre il vino sia la birra, alle due nazioni converrà concentrarsi in quello che sanno fare meglio e comprare la bevanda mancante dall’altra nazione: risparmieranno entrambe in termini di rapporto tra input di fattori di produzione e output di beni.

Questo postulato, che ha resistito nei secoli ed è accettato dalla quasi unanimità degli economisti (evento rarissimo), ci spiega perché le sanzioni alla Russia danneggiano Mosca ma anche i Paesi che le infliggono e il motivo per il quale la politica (in questo caso l’invasione) è spesso di ostacolo al progresso umano che fiorirebbe se lasciato alla cooperazione tra individui. Ricorda altresì che i nazionalismi economici sono frutto di ragionamenti beceri e contraddittori che servono ad impoverire i popoli in cambio di un po’ di voti.

Il nostro autore fu prolifico e alcune sue tesi suscitarono successivamente aspre critiche (tra cui quelle di Keynes): non c’è dubbio tuttavia che il suo ragionare asciutto e logico ancor oggi serve da guida per orientarsi tra molte popolari ma strampalate elucubrazioni.

La Repubblica