L’anno che arriva

L’anno che arriva

Il 2022 è iniziato in netta ripresa dopo un anno, il 2021, in cui l’Italia ha fatto numeri veramente molto significativi. Certo, incorporavano il rimbalzo rispetto al 2020, che era stato un anno terribile per tutti gli europei e in generale per i mercati aperti, ma era stato molto duro per l’Italia: noi abbiamo vissuto nel 2020 una recessione molto più forte di quanto non abbia colpito altri paesi europei. Nel 2021 abbiamo avuto una crescita molto più forte di quella di altri, anche perché appunto incorporava un rimbalzo rispetto a una recessione molto profonda.

Il 2022 è iniziato con quella ripresa ancora molto vivace e in corso, e per nostra fortuna siamo riusciti a mantenerla tale. Il ’22 si chiude con una crescita record: nei 2 anni ’21-’22 facciamo numeri che sono nettamente superiori alla media europea e sono sconosciuti all’Italia se non si ricorre alla memoria, agli anni ’50. Nonostante questo abbiamo vissuto una campagna elettorale fatta fra agosto e settembre il cui racconto collettivo era il racconto di un paese in recessione, che andava molto male e che bisognava in qualche modo fare qualcosa perché ripartisse la crescita, e tutto questo era irreale, perché il paese stava crescendo. Chiudiamo il 22 con numeri record, con numeri importanti di crescita e adesso andiamo incontro a un 2023 in cui la crescita rallenterà ma al tempo stesso si metteranno in cantiere gli investimenti che serviranno a riprendere un passo più veloce nel ’24-’25 e negli anni a seguire.

Gli investimenti possibili nel 2023 sono dovuti in grandissima parte ai fondi europei di Next Generation EU, da qui un nostro legame indissolubile con l’Unione Europea, fatto di ideali e di consapevolezza che è l’area più ricca e più libera del mondo, e fatta anche di convenienza, perché i soldi sono soldi e non guastano. Il 2022 purtroppo a febbraio aveva quasi cambiato aspetto: l’attacco insensato, imperialista, violento, inaccettabile, inescusabile della Russia all’ Ucraina aveva gettato sul mondo un’oscura ombra di guerra che purtroppo ci siamo portati dietro e ce la porteremo dietro ancora nel ’23. Però è successo qualcosa di molto importante: le democrazie occidentali non si sono disunite, gli interessi particolari non hanno in nessun modo prevalso sull’interesse generale politico di condanna della Russia, abbiamo avuto la forza di affrontare sanzioni che di primo acchito erano un danno per noi, ma che sono efficaci nel mettere in ginocchio l’economia russa, perché sono loro che vanno alla rovina, non noi. Noi siamo usciti, il pericolo l’abbiamo passato, pagando ma l’abbiamo passato. La Russia adesso inizia la sua discesa agli inferi. Mentre noi crescevamo più della media dell’Unione Europea, ma comunque cresceva anche l’Unione Europea, la Russia era già in recessione e sarà in recessione violenta nel corso dell’anno prossimo.

Questa unità dei paesi occidentali è un fatto importante, è una grande conquista, è un valore politico inestimabile, e in coda a quest’anno ’22 abbiamo visto riemergere la pandemia con il fatto che in Cina il tentativo di bloccare tutti, di usare la repressione per non diffondere il virus è stato molto ma molto meno efficace di quello che qui abbiamo fatto noi con le vaccinazioni, con la profilassi, con le mascherine, quello che siamo riusciti a fare è un grande successo È un peccato che questo non si possa dirlo senza sentirsi accusare di essere fuori dalla realtà, perché​ la retorica​ di chi ama gli errori e di chi ama i fallimenti per potersi far risarcire è quello di dire che le cose vanno sempre male. Bene, nel 2022 sono andate bene e se noi ne saremo consapevoli, questo si trascinerà e si porterà anche nell’anno avvenire.
È l’occasione buona per fare i migliori auguri.