Il Csm? Da rifondare. E sulla corruzione…

Il Csm? Da rifondare. E sulla corruzione…

Intervista a Carlo Nordio di Maurizio Tortorella per La Verità del 29 settembre 2018

È una pensione attivissima, quella di Carlo Nordio. L’ex procuratore aggiunto di Venezia pubblica libri, scrive sui giornali, lancia polemiche… Stasera a Verona, insieme con lo scrittore Ferdinando Camon e con il direttore del museo egizio di Torino, Christian Greco, riceverà il «Premio civiltà veneta» della Fondazione Masi come testimonianza del suo impegno «per un’Italia più equa e per una cosa pubblica più trasparente». L’ex pubblico ministero si dice «onorato per il riconoscimento e per la motivazione», oltre che per il prestigio del premio in sé, un cospicuo numero di bottiglie di ottimo Amarone Masi: «Accolgo il premio con orgoglio e spirito di riconoscenza» dice Nordio. E aggiunge, sorridendo: «Del resto, trattandosi di vino, lo spirito… è implicito». La Verità approfitta del sorri- soperporre all’ex magistrato alcune domande sulla stretta attualità.

Dottor Nordio, che cosa pensa dell’elezione di David Ermini alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura?

«Si riferisce alle infuocate polemiche per la scelta di un esponente targato” politicamente, perché ex responsabile giustizia del Pd e deputato vicino a Matteo Renzi?».

Esattamente.

«Guardi, già da magistrato seguivo con scarso interesse le vicende del Csm, e oggi l’interesse si è ancora attenuato. In questo caso. però, mi pare si tratti di molto rumore per nulla».

Perché?

«Perché il vicepresidente del Csm è sempre stato un politico. Certo, stavolta si tratta di un parlamentare del
Pd, e non così di sinistra. Mi stupisco comunque per le polemiche: i magistrati delle correnti di sinistra di Area, come quelli di Autonomia e indipendenza, avevano votato per un altro candidato che però era altrettanto “targato”, in quanto proposto dal Movimento 5 stelle».

Ma il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, critica la nomina «raggiunta a maggioranza risicata» e parla di un Csm «contrappeso del governo». Non era mai accaduto…

«È curioso anche che i magistrati di sinistra, dopo aver votato per il candidato grillino, ora critichino il ministro grillino, accusandolo di “interventi inappropriati’ e di voler “delegittimare” il Csm».

Non crede che il Csm debba cambiare?

«Da oltre 20 anni propongo una soluzione radicale per il Csm: andrebbero estromessi i politici, e i suoi membri dovrebbero essere scelti per sorteggio tra i migliori magistrati, proprio come accade per il Tribunale dei ministri. E la selezione andrebbe allargata anche a docenti universitari e ad avvocati. Si eliminerebbero in un colpo le correnti e gli scambi tra elettori ed eletti».

Oltre vent’anni dice: gli stessi che serviranno per colpire i responsabili del crollo del Ponte Morandi?

«Inchiesta difficile. Per prima cosa andranno individuate le cause del crollo. Queste possono essere occulte e originarie, quindi antiche, oppure recentissime: in questo secondo caso, penso alla colpa di chi potrebbe non aver sorvegliato adeguatamente il ponte, non intervenendo tempestivamente su suoi vizi evidenti. In mezzo, poi, ci sono mille altre ipotesi. L’unica certezza è che serviranno complesse perizie, e che il processo sarà lungo».

Da magistrato, sta pensando al rischio prescrizione?

«Dipende dal tipo di reato che sarà individuato. Grosso modo, comunque, la prescrizione interverrà in dieci anni. Il tempo per una sentenza c’è. Vedremo».

E che cosa pensa delle polemiche su revoca delle concessioni ad Autostrade e sull’avvio dei lavori che tarda?

«Ho letto una sequenza di assurdità. Ci saranno sicuramente ricorsi sull’una e sugli altri. La revoca delle concessioni sarebbe foriera di cause interminabili. E un appalto senza gara europea provocherà una valanga di ricorsi».

Qualcuno, però, ha detto che per rifare il ponte basteranno otto mesi.

«Sì, ma ha aggiunto la frase «al netto dei ricorsi». Serviranno anni, in realtà. Non per colpa del governo, o della magistratura. È colpa del sistema dei ricorsi. Andrebbe abolito quel meccanismo infernale che attraverso un Tar blocca tutto: ma è il classico vasto programma».

Per restare nelle riforme necessarie: che dice del decreto sicurezza, appena varato?

«Il decreto esprime buona volontà. Ho qualche perplessità tecnica».

Teme che l’espulsione di un profugo condannato in primo grado per un grave reato possa essere incostituzionale?

«No, non è questo. Anche la legge Turco-Napolitano del 1998 prevedeva l’espulsione dell’immigrato e individuava come reato la mancata ottemperanza al decreto d’espulsione: quella legge era molto meno garantista, perché non richiedeva nemmeno una sentenza di primo grado. Del resto, già oggi il ministero dell’Interno può espellere dal Paese uno straniero per motivi di ordine pubblico. Non vedo alcuno scandalo, in questo».

E allora dove?

«Lo scandalo è nelle migliaia di espulsioni che restano sulla carta: carta straccia. Lo scandalo è negli aerei che dovrebbero riportare in patria centinaia di immigrati espulsi, ma non decollano per un guasto».

Lei parlava di perplessità tecniche sul decreto sicurezza: quali?

«Il problema è nelle tante materie trattate: c’è anche l’antimafia, ci sono aumenti di pena, che personalmente ritengo sempre inutili. C’è troppa carne al fuoco, insomma: e nelle pieghe di un provvedimento così ampio si trova sempre lo spunto per scovare un’ipotesi di incostituzionalità. Sarebbe meglio scrivere decreti più limitati e incisivi».

Va meglio il decreto contro la corruzione, forse?

«No. Quello è inutile. Prevede la figura di un «infiltrato» che in realtà non concluderà nulla. L’infiltrato funziona solo contro i reati associativi, come mafia e droga. Ma la corruzione si compie tra due persone: difficile infiltrare un terzo…».

E il daspo per i corrotti?

«È inutile anche quello. Colpirà un imputato condannato, cioè un dirigente dell’impresa che ha compiuto o tentato la corruzione. Ma l’impresa potrà sempre sostituirlo e continuerà a fare quel che ha sempre fatto».

Non c’è soluzione, allora?

«C’è, ed è una sola: una sostanziale semplificazione di norme e burocrazia. Meno sono le porte da aprire, meno porte dovranno essere oliate».

Si discute molto anche di legittima difesa. La sua posizione?

«L’ho descritta martedì scorso ai membri della commissione Giustizia del Senato, che sul tema mi hanno voluto ascoltare assieme a due ottimi giuristi. Ai senatori ho detto che è giusto cambiare. E ho fatto due proposte: introdurre l’esimente dello stato di paura per chi si difende in casa propria, e fare pesare sullo Stato le spese per la difesa dell’imputato che viene assolto».

Quindi lei crede che il processo contro chi si difende debba esserci sempre?

«Sparare a un ladro che ti entra in casa, e di cui non conosci la pericolosità, è legittimo. Ma chi spara si sostituisce allo Stato, e l’inchiesta è inevitabile. In teoria, domani sera io potrei invitare a casa un mio nemico e poi sparargli fingendo che si sia introdotto con la violenza. Per questo deve sempre esserci la valutazione di un giudice. Però le indagini devono essere veloci e rispettose dell’indagato. E se questi viene assolto, le spese per l’avvocato non deve pagarle lui».

A proposito di indagini: lei ha criticato quelle aperte contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini per il presunto sequestro dei migranti della nave Diciotti. Come finirà?

«Ora tutto è davanti al Tribunale dei ministri. Ma io ho un dubbio. Se il procuratore di Agrigento credeva nel reato che ha contestato al ministro, perché è salito a bordo della nave Diciotti e non lo ha interrotto, quel reato? Il Codice di procedura penale è chiarissimo, in merito: era un suo dovere d’ufficio. Non so he cosa ne uscirà, e ovviamente auguro al magistrato di uscirne bene, ma temo serviranno spiegazioni. E non dico altro».

Che dice dei tribunali che allargano le maglie di certe leggi? Ha visto che la step-child adoption nelle coppie gay, non prevista dalla legge Cirinnà, viene autorizzata dalle Corti d’appello e dalla Cassazione?

«Mi scusi se non rispondo, ma io ho sempre fatto penale: non è proprio la mia materia».

Dottor Nordio, lei scenderà mai politica?

«Mai».