Gli scambi Italia-Ucraina: legami spezzati

Gli scambi Italia-Ucraina: legami spezzati

Puntiamo non solo a riprendere ma ad ampliare i nostri scambi commerciali con l’Ucraina. Le dimensioni di tali interscambi sono importanti, come dimostrano i numeri raccolti in questa pagina, e sono di varia natura. Cresceranno e saranno ulteriormente diversificati. Né noi né gli ucraini lo faremo per “venirci incontro” o per “gratitudine”. Lo faremo per convenienza, come conveniente è un mondo aperto, competitivo, specializzato. La criminale guerra scatenata da Putin ha rotto un mercato altrimenti profittevole. Ma lui perderà e il mercato ripartirà.

Non è senza significato che a farda mediatore ci sia anche un uomo d’affari, finanziere, con interessi enormi in giro per il mondo, dal profilo sfuggente, perché saranno i russi, se esclusi, a restare in eterna bancarotta. Questa fotografia dei rapporti commerciati fra Ita-lia e Ucraina è il punto da cui ripartire.

La scorsa settimana abbiamo approfondito la situazione relativa agli interscambi commerciali tra Italia e Russia, rapporto che è destinato a interrompersi a causa delle sanzioni imposte in seguito all’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, la guerra voluta da Putin ha portato anche alla cessazione (si spera temporanea) degli scambi commerciali con la stessa Ucraina.

Secondo il Ministero degli Affari Esteri, nel 2021 il valore complessivo dell’interscambio tra i due Paesi era di circa 5,4 miliardi di euro. Le merci esportate verso l’Ucraina costituivano il 39,1% del valore complessivo, assicurando un fatturato di circa 2.112 milioni di euro. L’importazione di beni dall’Ucraina rappresentava invece il 60,9% dello scambio commerciale, per un valore di 3.286 milioni di euro.

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Tra i beni più richiesti da Kiev figurano i macchinari e le apparecchiature industriali (22% di tutte le merci espor-tate), i prodotti chimici (9,2%), gli articoli di abbigliamento (7,2%), i prodotti alimentari (7,2%) e le apparecchiature per uso domestico (5,8%). Anche tabacco (4,9%), bevande (4,4%) e autoveicoli (4%) sono merci molto apprezzate.

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Come spesso accade quando si guarda alle tipologie di prodotti esportati dall’Italia, anche in questo caso possiamo notare una netta prevalenza dei prodotti lavorati o semi-lavorati. L’Ucraina, invece, è nota per il gran numero di acciaierie presenti sul territorio e per gli sterminati campi di grano e mais.

Infatti, il 63% delle importazioni riguardano prodotti derivati dalla metallurgia mentre alimenti, bevande e prodotti agricoli costituiscono il19,5% del totale. Se interrompere i rapporti con la Russia è stata una scelta dolorosa ma necessaria, il legame commerciale con l’Ucraina è stato brutalmente spezzato dall’attacco russo.

Questo atto di prepotenza rischia di avere pesanti ripercussioni sulla nostra economia. Per un’industria come la nostra, che fa largo impiego di metalli, l’interruzione dell’approvvigionamento della materia prima rappresenta infatti una seria minaccia alla salute del già vulnerabile settore.

a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su La Ragione