Elettori e contribuenti

Elettori e contribuenti

È naturale e giusto che la gran parte dell’attenzione si concentri su quello che succede in Ucraina, dopo la criminale invasione da parte dei russi, però attenzione a non distrarci rispetto ad alcune fondamentali questioni di casa nostra, che, peraltro sono legate a quello che succede sul fronte della guerra.

Nel 2022, si prevedeva di poter avere una crescita del prodotto interno lordo superiore al 4-4,5 %. Invece, adesso, le ultime previsioni danno comunque una crescita, ma del 2,3 %. Quindi, si risente della guerra perché c’è tutta la questione energetica, legata al gas, ma c’è anche il problema delle materie prime, come i cereali, che che che aumentano di prezzo.

Naturalmente, questo incide sulla crescita, senza contare quello che comporta anche dal punto di vista delle catene del valore in giro per il mondo. La guerra rende più poveri tutti, anche quelli che sono lontani e che non c’entrano nulla.

In queste condizioni, quindi, con una crescita prevista del 2,3 %, nel documento di economia e finanza, approvato dal Parlamento in queste ore, è previsto un deficit per il 2022 pari al 5,6 %, quindi un deficit molto alto.

Se le cose vanno bene, dovremmo riuscire a chiudere l’anno con un debito pubblico pari al 147 % del prodotto interno lordo. Quindi un debito patologicamente alto, che si dovrà ridurre nel tempo. Ci siamo detti tante volte che il modo più indolore per ridurre un debito pubblico così alto è avere un tasso di crescita sostenuto; per avere un tasso di crescita sostenuto, occorre investire – possibilmente investire bene, cioè investire dove la resa nell’investimento è significativa – e, al tempo stesso, fare le riforme.

Sono questioni che ci portiamo dietro da anni, di cui continuiamo a parlare, ma bisognerà pur decidersi a realizzare il tutto. Eppure è molto singolare che nella discussione per l’approvazione del documento di economia e finanza, mentre il Governo cercava di tenere fermo quel deficit al 5,6 %, da parte della collettività politica e partitica si premeva per avere quello che si chiama uno scostamento di bilancio, che è la modalità semanticamente pudica di dire “maggiore debito”.

Allora la domanda è questa: ma un Paese come il nostro, che è il destinatario della parte più consistente dei fondi europei – di cui, all’incirca la metà, a fondo perduto – e la rimanente parte sotto forma di debito a un tasso di interesse significativamente inferiore a quello di mercato – un’agevolazione molto consistente, quindi – e che è impegnato nella sfida di riuscire a spendere tutti quei soldi e, naturalmente, a spenderli bene, avendo alle spalle una storia di grosse difficoltà a spendere i fondi europei, che ci fa con i soldi del maggiore debito?

Perché c’è una pressione dei partiti a fare maggiore debito? Perché quei fondi d’investimento devono essere spesi con dei programmi, con dei controlli, con delle verifiche sui risultati. Invece, i soldi spesi a debito possono essere distribuiti e, quindi, anche l’ultimo degli incompetenti è in grado di fare questo mestiere.

Ora, il guaio grosso nel nostro Paese è che quando i cittadini diventano elettori, spesso pensano di essere i percettori di quei quattrini. Quindi tendono a votare per quelli che promettono la distribuzione.

Se ci ricordassimo tutti, quando andiamo a votare, di essere i cittadini liberi di votare che ci pare, ma di essere anche i contribuenti, che dovranno pagare quei  debiti, probabilmente, una surreale scena come quella che si è vista in queste ore in Parlamento, non potrebbe più tornare sugli schermi, per la semplice ragione che gli stessi che dovranno pagare a sentir dire “facciamo maggior debito, così distribuiamo i soldi”, mettono immediatamente la croce da un’altra parte. Se la trovano un’altra parte.