Tecnica e politica del governo Draghi

Tecnica e politica del governo Draghi

Non mi appassiona per niente la diatriba d’attualità tra governo tecnico e governo politico e se Mario Draghi sia di suo più tecnico che politico oppure se da presidente del Consiglio dei ministri dismetta la toga accademica per il laticlavio parlamentare. Ascrivo la querelle alla passione tutta strapaesana per le dispute verbali scriteriate e fatue, nelle quali gl’Italiani amano rivoltolarsi felici come maiali nel fango. Può il capo di un governo compiere scelte tecniche? La risposta è sì; anzi, talvolta deve. Il capo di un governo compie sempre scelte politiche? La risposta è sì, anche quando sono scelte tecniche.

I classici vengono più citati che letti o capiti o ricordati a ragion veduta. La differenza tra scelte tecniche e scelte politiche il “tecnico” Mario Draghi la conosce bene, mentre è lecito dubitare dei suoi interlocutori, i quali appaiono scolaretti agli esami. La domanda da farsi è questa: quanti dei politici davanti a lui o inutilmente disseminati nelle Camere conoscono Lionel Robbins e i suoi apologhi del Sibarita e di Robinson Crusoe? La soluzione è lì, basterebbe leggere, capire, ricordare. Politica ed economia stanno da una parte; la tecnica, dall’altra. L’economia non si occupa degli scopi in sé ma “se il sacrificio di una serie di scopi implica il sacrificio di altri, allora ha un aspetto economico”. Questo capita sia in una comunità di sibariti che in una società di piagnoni, spiega Robbins, perché “la distribuzione del tempo tra la preghiera e le buone opere ha il suo aspetto economico tal quale la distribuzione del tempo tra le orge e il sonno”. Se Robinson Crusoe dispone di legna da utilizzare una sola volta per un unico scopo, agirà esclusivamente in base alle sue conoscenze tecniche di ciò che vuol farne. Invece, dovendo egli scegliere se bruciarla per riscaldarsi oppure per erigere uno steccato a protezione della capanna, allora si troverebbe inevitabilmente di fronte a un problema differente, cioè “il problema di decidere quanta legna dovrà usare per il fuoco e quanta per lo steccato: in queste condizioni le tecniche della combustione e dell’erezione di uno steccato sono ancora importanti, ma il problema non è più puramente tecnico; o, per porre la questione in termini più appropriati al concetto di condotta, le influenze che determineranno il modo di disporre della legna non sono più puramente tecniche”.

Ed ecco la mirabile conclusione di Lionel Robbins, che Mario Draghi dovrebbe stampare come il motto di cioccolatini da inviare, prima della fiducia parlamentare, agli onorevoli deputati e senatori nonché, per San Valentino, ai meno onorevoli opinionisti che affollano le gazzette e gli schermi: “Il problema della tecnica e quello dell’economia (e della politica, ndr) sono problemi fondamentalmente diversi. Per dare a questa distinzione l’espressione molto elegante datale dal professor Mayer, un problema di tecnica sorge quando c’è un solo scopo ed una molteplicità di mezzi; un problema di economia (e di politica, ndr) quando così gli scopi come i mezzi sono molteplici”.

E speriamo di non sentir parlare mai più dell’uggiosa diatriba. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrà risolvere problemi tanto tecnici quanto politici. È attrezzato per gli uni e per gli altri, a differenza di troppi suoi ignoranti predecessori e interlocutori. Se riuscirà, dipenderà da lui e dalla fortuna: metà e metà, come insegna Niccolò Machiavelli.

L’Opinione delle Libertà

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