Sergio Romano: Se l’Italia non vuole pagare il prezzo di una politica estera ambiziosa

Sergio Romano: Se l’Italia non vuole pagare il prezzo di una politica estera ambiziosa

Sul «Sole 24 Ore» del 20 luglio Attilio Geroni scrive che la posizione assunta da Mark Rutte nella discussione sul bilancio europeo e il «Fondo per la Ripresa» era solo apparentemente diretta contro l’Italia. Il vero obiettivo del primo ministro olandese sarebbe stato l’asse politico franco-tedesco, artefice di un piano di salvataggio dell’Europa che prospetta cambiamenti strutturali fra cui l’emissione congiunta di debito. È certamente possibile, ma conviene ricordare che nei Paesi Bassi, fra qualche mese, vi sarà un voto per il rinnovo del Parlamento e che Rutte dovrà misurarsi contro Geert Wilders, fondatore del Partito Popolare della Libertà, nemico dell’immigrazione e dell’Islam, amico politico di personalità anti europee come Marine Le Pen, Nigel Farage, e in Italia Matteo Salvini. Per i nemici della Unione Europea l’Italia è un Paese particolarmente utile e può servire per screditare l’intera Unione.

Ha un colossale debito pubblico: 2.507 miliardi secondo le ultime indicazioni della Banca d’Italia, una cifra che corrispondeva nel 2018 al 134,8% del prodotto interno lordo, con una tendenza al rialzo. In queste particolari circostanze l’Italia ha bisogno di denaro e potrebbe incassare domani i 37 miliardi di euro che sono messi a sua disposizione dal Mes (Meccanismo europeo di stabilità). Ma un partito che fa parte della coalizione governativa non vuole denaro se il prestatore può chiedere conto del modo in cui viene speso. Nessuno a Palazzo Chigi sembra comprendere che uno Stato indebitato fino al collo, incapace di diminuire il proprio debito, e privo di qualsiasi piano per il risanamento dei suoi conti, perde prima o poi, agli occhi del mondo, qualsiasi autorità. Di questo vizio italiano conosciamo le ragioni. Il risanamento dei conti richiede un governo autorevole, capace di restare in carica il tempo necessario per imporre ai suoi cittadini pesanti sacrifici e dimostrare che quei sacrifici saranno compensati da molti vantaggi, fra cui la maggiore credibilità del Paese sui mercati finanziari internazionali. Se queste condizioni non esistono e se la maggiore preoccupazione di tutti i governi italiani è quella di superare lo scoglio delle prossime elezioni, l’Italia non potrà mai fare una politica estera corrispondente alle sue necessità e alle sue ambizioni.

Aggiungo che i frequenti riferimenti all’esistenza di un importante risparmio privato, quando si parla del debito italiano, sono controproducenti. Dimostrano che gli italiani in queste circostanze non sono disposti a fare sacrifici per il loro Paese. Vorremmo essere rispettati nel mondo, ma non vogliamo pagarne il prezzo. Il governo lo sa e continua a lasciare che il debito aumenti. Stiamo facendo alla prossima generazione il peggiore dei regali possibili: i debiti dei loro padri se non addirittura quelli dei loro nonni.

 

Sergio Romano

Corriere della Sera, 26/07/20

 

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