Prescrizione, un comma breve ma eterno nelle conseguenze

Prescrizione, un comma breve ma eterno nelle conseguenze

Sorde ai lamenti che da ogni parte si son levati contro questa mostruosità giuridica, le Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera hanno approvato l’emendamento che sospende la prescrizione dopo il giudizio di primo grado. Un comma breve nel testo ma eterno nelle conseguenze. Perché di fatto introduce il principio dell’eternità dei processi penali.

Abbiamo già detto che la riforma è incostituzionale, perché confligge con l’art. 111 che afferma il principio della durata ragionevole del processo. È dannosa per l’economia, perché questa lunghezza esasperata ci costa una perdita pari quasi al 2% del Pil. È funesta per le vittime, perché rinviando “sine die” la conclusione del processo, ritarderà il risarcimento dei danneggiati. Ed è infine irragionevole, perché entrando in vigore nel gennaio 2020 smentisce sé stessa. Se infatti la proposta è buona e giusta, perché rimandarne l’applicabilità?

Ed è proprio qui che si aggiunge, oggi, problema a problema, insensatezza a insensatezza, scandalo a scandalo. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro Salvini aveva annunciato la simultanea approvazione della riforma del processo penale, volta a snellire le procedure e ridurre i tempi. Vasto programma, perché l’esperienza dimostra che una simile impresa richiederebbe tempi di preparazione e di discussione parlamentare incompatibili con quelli ipotizzati.

Ma comunque programma coerente, perché in effetti, se davvero la sospensione della prescrizione fosse subordinata ad un’effettiva velocizzazione dei processi e a una radicale depenalizzazione, il problema sarebbe risolto da sé: i reati non si prescriverebbero più per la semplice ragione che verrebbero accertati e puniti in tempi brevi. Oggi però la novità ci presenta una situazione opposta e allarmante. La Commissione ha infatti respinto l’emendamento dell’opposizione volto a collegare l’eventuale approvazione della riforma sulla prescrizione con quella del processo penale, cioè proprio quello che aveva detto il ministro Salvini. Senza questo collegamento infatti, la riforma sulla prescrizione entrerebbe in vigore tra un anno, mentre il nuovo processo sarebbe “incertus an, incertus quando”. Come il ministro Salvini possa accettare una simile corbellatura è un mistero.

L’opposizione di sinistra ha ventilato – o addirittura affermato – l’esistenza di un patto scellerato, uno scambio tra questa norma incivile e una modifica del peculato che costituirebbe un salvacondotto per un paio di parlamentari. Ci rifiutiamo di credere a questa interpretazione. Non perché sia immorale: nella baratteria tra politica e giustizia ne abbiamo viste di tutti i colori. Ma perché più che un crimine sarebbe un errore, che la Lega per prima pagherebbe assai caro. Parte dell’opposizione ha abbandonato l’aula in segno di protesta. In un certo senso si è presa la rivincita. Nemmeno ai tempi delle cosiddette leggi “ad personam” si era caduti così in basso.

Carlo Nordio, Il Messaggero 16 novembre 2018