Non è normale

Non è normale

Non è normale che nella partita per il Quirinale sia venuto fuori, ad un certo punto, il nome del Capo dei Servizi di Sicurezza, peraltro, in via alternativa, tra la Presidenza della Repubblica e la guida del Governo.

Certo, non è successa né l’una, né l’altra cosa, quindi la questione potrebbe ritenersi chiusa: tuttavia, non è normale che leader di partiti diversi, quindi politici diversi, di orientamento diverso, dicano esplicitamente di avere preso in considerazione l’ipotesi.

Quel mestiere – importantissimo, delicatissimo e rilevante per la sicurezza nazionale – comporta l’accesso ad informazioni a dossier che possono pesare nella vita pubblica ed è la ragione per cui chi fa quel mestiere e non fa altro.

Ripeto, si tratta di una partita chiusa, ma, comunque, non è normale che lo stesso Capo dei Servizi si ritrovi al ristorante con il Ministro degli Esteri. Non è normale, anche perché erano lì appositamente per farsi fotografare e per far giungere un messaggio.

Del resto, il Ministro degli Esteri aveva detto di chi guida i Servizi: «è mia sorella». Questo è molto interessante, anche perché l’affetto è una cosa importante, ma non è normale.

E non è normale nemmeno che ci sia un conflitto aperto e conclamato – per carità rispettabile, ci mancherebbe – all’interno di un partito politico, cioè il Movimento Cinque Stelle, con il “capo” dell’altra fazione, ossia l’ex Presidente del Consiglio, il Prof. Conte, che si ritrova, apprendiamo dai giornali, sotto indagine, con tanto di ingresso in casa sua della Guardia di Finanza per atti di accertamento.

E, nel frattempo, il Capo dei Servizi, che io spero abbia accesso a queste carte per la sicurezza nazionale, si fa fotografare con il “capo” dell’altra fazione, il Ministro degli Esteri Di Maio.

Non è normale. Queste cose non devono succedere ed è gravissimo il fatto che se e quando succedono non destano una reazione anche nella libera stampa.

Perché noi qui vi abbiamo detto subito che non che non era una cosa normale. Ma vi pare che si possa fotografare tale situazione, metterla sui giornali, trasmetterla per televisione, commentarla per radio, senza aggiungere: «però non dovete fare così».

Se proprio non riescono a compulsare i sacri testi del diritto costituzionale, se Costantino Mortati è troppo difficilmente digeribile, almeno guardino i film o leggano i libri di Fleming: al Capo dei Servizi, ogni tanto, viene detto: «il Primo Ministro al telefono», perché il Primo Ministro, che guida un Paese, si rivolge al Capo dei Servizi per questioni più o meno avventurose. Ma in quale film sono andati al ristorante insieme il Primo Ministro e il Capo dei Servizi?

Non parliamo poi degli altri esponenti politici e nel pieno di una battaglia interna nei partiti: se queste cose succedono, non è solo perché quelle letture di diritto costituzionale sono forse un po’ pesantucce per certuni. Anzi, dovrebbero essere alla portata di tutti e specialmente di chi arriva a ricoprire quelle posizioni.

Questo succede anche perché si è perso – ammesso che lo si sia avuto – il senso delle istituzioni, la gravità del ruolo che si ricopre, quando si è chiamati a servire un Paese.

Ci sono regole che devono essere rispettate, anche se il non rispettarle non è necessariamente un crimine e non dà luogo a un’inchiesta penale: infatti, la morale deve stare nell’animo delle persone, non nelle procure.

Chi ricopre determinati ruoli non deve commettere di questi errori. Non è normale ed è una situazione molto grave: per cui ci prendiamo l’onere di sottolinearlo in maniera esplicita.