#laFLEalMassimo – Episodio 65: Informazione: che non vinca il peggiore

#laFLEalMassimo – Episodio 65: Informazione: che non vinca il peggiore

Nell’articolo a firma Fulvio Giuliani ci si interroga su come sia possibile che il 40% degli italiani, dato rilevato da un sondaggio commissionato dal Corriere della Sera, sia “Equidistante” tra Russia e Ucraina nel conflitto in corso. In modo abbastanza condivisibile l’articolo dichiara che accomunare aggressore ed aggredito equivale a “sposare le tesi della propaganda che da anni cerca di minare alle fondamenta il nostro mondo e i nostri valori” ed è il prodotto di “anni d’avvelenamento del dibattito pubblico in Italia.”

Come non essere d’accordo?

Un’informazione incompleta, scorretta, di parte limita l’esercizio della libertà individuale, perché alimenta la diffusione di credenze infondate e ci espone al rischio di venire manipolati da chi propone delle rappresentazioni distorte e false della realtà per portare avanti interessi di parte.

Non è facile mantenere l’equilibrio perché occorre contemperare l’esigenza di pluralismo, di rappresentazione di diversi punti di vista, ma al tempo stesso occorre anche filtrare gli abusi deliberati, che cercano di nascondere dietro complessità costruite ad arte e dietro narrazioni sfumate e fuorvianti il tentativo deliberato di distorcere la verità.

Purtroppo non esiste l’informazione perfetta e neanche l’obiettività assoluta, la realtà del nostro tempo è spesso articolata e qualsiasi tentativo di descriverla finisce necessariamente per essere influenzato da questo o quel punto di vista.

Eppure, esistono dei requisiti minimi che devono essere garantiti e in mancanza dei quali la nostra libertà viene messa in pericolo. Non è possibile diffondere dichiarazioni palesemente false come opinioni rispettabili, non è accettabile che rappresentazioni distorte, concepite per sostenere un certo tipo di propaganda, vengano mescolate a posizioni indipendenti generando un pericoloso rumore comunicativo.

Senza un’informazione corretta non possiamo esercitare la nostra libertà e, se l’informazione perfetta non esiste possiamo almeno pretendere che la palese disinformazione: se non possiamo essere certi che vinca il messaggio migliore, possiamo almeno evitare che prevalga il peggiore.