La Libertà

La Libertà

Un giovane di 23 anni, Mohsen Shekari, è stato assassinato in Iran. Gli iraniani affermano che sia semplicemente stata eseguita una sentenza di condanna a morte mediante impiccagione. Non c’è sentenza senza giustizia e non c’è giustizia in Iran, quindi è stato assassinato a sangue freddo.  A lui era stata rivolta l’accusa di avere partecipato a delle manifestazioni in piazza, partite dopo la morte in carcere per la violenza subita di una ragazza, a sua volta accusata dai guardiani della morale del fatto che dal suo velo sfuggisse una ciocca di capelli.

L’accusa rivolta a questo giovane è stata quella di “offesa a Dio”. Credo siano opportune due considerazioni. La prima: chiunque abbia fede deve scandalizzarsi per questo genere di sentenza, non solo per la condanna a morte (che è in realtà un assassinio) ma per l’idea stessa dell’ offesa a Dio. Quel Dio è sempre lo stesso, è il Dio della Tōrāh, il Dio dell’Antico Testamento, della Bibbia, poi del Vangeli e quindi del Corano.  C’è dunque una continuità anche dal punto di vista storico di queste fedi, una si riallaccia all’altra.  Nel Corano sono più volte citate figure evangeliche come Gesù o il racconto biblico e chiunque creda in quel Dio non può non sentirsi direttamente offeso dall’idea che qualcuno possa essere ucciso perché accusato di aver offeso Dio. Ove mai una questione di questo tipo si ponga, non è certo l’eliminazione fisica a poter essere una risposta.

La seconda considerazione è che c’è una lunga discussione, talora accademica, sul fatto che la Storia abbia o non abbia un suo corso, quello che chiama “l’evoluzione della storia” e che quindi punti sempre in una determinata direzione e non abbia dei rinculi nel suo corso. E’ una discussione un po’ accademica, poiché ove mai la storia abbia un fine noi non lo conosciamo.  Tra l’altro noi contemporanei siamo gli antenati di quelli che verranno dopo, la storia continuerà, ma una cosa la sappiamo, perché conosciamo la storia e perché conosciamo gli esseri umani: si possono prendere delle sbandate, si possono si può rimanere invasati per un certo periodo, può anche capitare che una collettività in una determinata stagione della sua Storia accetti di essere dominata, di vivere in una dittatura, ma sappiamo per certo che l’aspirazione alla libertà (e la libertà è sempre e solo una libertà individuale) è un’aspirazione universale che non ha confini, che non ha differenze di fede o di etnia, e che quella ricerca della libertà attraversa tutta la storia, tutta la storia che conosciamo del passato e tutta la storia che deve essere ancora costruita, e che nessun essere può considerarsi libero.

Noi oggi viviamo – a dispetto del nostro continuo a lamentarci – nella stagione più libera e nell’area più libera del mondo.  Cioè non solo oggi siamo quelli che vivono nell’area più libera del mondo, ma nella nostra area non si è mai stati tanto liberi come adesso.
E una della libertà è anche quella di lamentarsi e di chiedere sempre di più. Ma nessuno di noi può considerarsi libero fino in fondo fin quando qualcun altro non ha a disposizione quella libertà.

E se è vero che noi occidentali abbiamo una tendenza a considerarci colpevoli di tutto – ci consideriamo colpevoli di quello che abbiamo fatto e di quello che non riusciamo a fare, ci sentiamo in qualche modo​ colpevoli​ del fatto che un ragazzo di 23 anni venga impiccato –  è pur vero che non abbiamo gli strumenti per garantire la libertà ovunque. Quindi è sbagliato sentirsi colpevoli di tutto, ma si sarebbe veramente e profondamente colpevoli se ci si dimenticasse che la libertà appartiene all’essere umano in quanto tale, nel momento in cui nasce e ciascuno ha diritto di battersi fino in fondo per poterne disporre.