Joe Biden, well done!

Joe Biden, well done!

Non sono d’accordo con chi non è d’accordo su Joe Biden. Vladimir Putin ha fatto quel che tutti sanno. Ha ordinato o tollerato l’avvelenamento di due cittadini sovietici, uno dei quali capo dell’opposizione politica, pubblica e riconosciuta, al regime moscovita. Sbaglia chi mette sul piano delle “elementari regole dell’educazione” le dichiarazioni ed i comportamenti dei governanti di Stati sovrani, perché quelli tra essi che obbediscono al diritto nelle democrazie liberali hanno invece il dovere di chiamare con il loro nome gli autori di delitti esecrabili, perpetrati alla maniera di una corte rinascimentale, specialmente se compiuti dal vertice della gerarchia di un potere di fatto assoluto e a vita.

La potenza intimidatoria interna ed estera dell’avvelenamento, il modo più subdolo di colpire a morte gli avversari politici, forse sfugge a chi amerebbe che i capi di Stato rispettassero la buona creanza in fattispecie del genere. Ma i capi di Stato che “non pensassero neppure” (sic!) le parole usate da Biden, e usate a ragion veduta, non sarebbero capi di Stato ma abati di convento. Entro certi limiti, confidando sulla Costituzione e sul popolo degli Stati Uniti, sono indifferente al tipo umano del presidente americano, se sia democratico o repubblicano, morigerato o puttaniere, di sinistra o di destra, nella politica interna.

Francamente, per quel che vale, né Donald Trump né Biden sono per me tra i migliori. Giudico un presidente degli Stati Uniti principalmente sulla base della sua politica estera. Non vedo altri alleati sui quali potremmo appoggiarci nel duro mondo della geopolitica dove, al dunque, le buone maniere sono lo schermo ipocrita della forza. Esiste un “appeasement” politico e, a mio modo di vedere, un “appeasement” verbale, di cui è parte integrante il “politicamente corretto”. Possiamo chiamare dittature le dittature del mondo e assassino un principe ereditario saudita. Tuttavia, se aspettassimo la pistola fumante e il dna per tutti gli omicidi politici, dovremmo tenere la bocca cucita “in saecula saeculorum”, storia compresa. Inoltre, se Putin è l’assassino che dice Biden, forse simpatizzare per l’autocrate russo diventa meno commendevole, ad ogni livello, e i simpatizzanti dovrebbero scusarsi o almeno giustificarsi. Infine, non esiste la lesa maestà tra capi di Stato.

Chiudo con un istruttivo aneddoto storico. Il cancelliere tedesco, socialista, Helmut Schmidt aveva un segretario “visceralmente” anti-americano che non perdeva occasione di criticare gli Usa ad ogni loro “malefatta” internazionale. E continuò a confidarglielo nei mattutini incontri di lavoro, finché un giorno il cancelliere, con aria paternamente benevola, gl’impartì una lezione indimenticabile, per il segretario e per me: “Hai ragione. Le tue critiche sono plausibili, non lo nego. Però, tienilo bene a mente, sono gli unici americani che abbiamo”.

L’Opinione delle Libertà