Il nulla e il dopo

Il nulla e il dopo

Tutti a parlare dei Cinque Stelle, delle divisioni, della spaccatura, ma si parla del nulla perché è una discussione persa, senza gran significato.

Il Movimento Cinque Stelle è stato parte di un grande fenomeno, che non ha riguardato solo l’Italia, ma ha riguardato e riguarda una parte consistente delle democrazie che, nella felice condizione di ricchezza e di lontananza fisica e temporale dalla guerra, ha maturato nei confronti della collettività un atteggiamento esclusivamente rivendicavo.

Vale a dire: “Voglio qualcosa in più” e, naturalmente, tutto quello che non sono riuscito a fare nella vita, tutto quello che non sono riuscito ad avere è responsabilità di qualcun altro, di quelli che “hanno magnato”, quindi sono contro.

Sono fenomeni “contro”.  Naturalmente, tutti i fenomeni contro, in quanto tali, quando arrivano a governare – ricordiamo che il Movimento Cinque Stelle governa dall’inizio della legislatura – all’inizio demoliscono un po’ di cose, fanno regali e bonus. L’assistenzialismo clientelare non l’hanno inventato loro: è roba vecchia e riciclata che loro, al massimo, hanno perfezionato.

Poi si spaccano, perché non hanno novità, perché rappresentano una pulsione. Chi li ha votati o vota questo genere di prodotti non è responsabile, ma ha le sue responsabilità. Chiedono alla collettività quello che alla collettività non bisogna neanche chiedere, che bisogna costruirsi da sé. Alla collettività bisogna chiedere che ci siano le condizioni perché io possa farlo e le condizioni perché mio figlio possa fare di più, ad esempio studiando in scuole serie e selettive.

Mentre si parla di tutto questo che è veramente niente, succede un’altra cosa che è passata un po’ sotto silenzio, ma che serve ed è molto più significativa. Alla Camere dei Deputati, al secondo giorno di dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio prima del Consiglio Europeo, ovviamente il tema centrale è la guerra in Ucraina. L’Italia è dalla parte degli aggrediti e, mentre le forze politiche dell’area di governo si dividono su questo punto, Fratelli d’Italia presenta una mozione in cui converge con la posizione atlantista ed europeista.

La mozione viene approvata, perché il governo, opportunamente, si è rimesso all’Aula, senza esprimere parere positivo o negativo. Ecco, se noi abbiamo una maggioranza atlantista più vasta della maggioranza di governo, possiamo giungere a due conclusioni.

La prima è che se qualcuno nella maggioranza di governo sente la sofferenza di essere atlantista può anche imboccare la porta d’uscita, perché sul punto c’è una vasta maggioranza e lui è totalmente ininfluente.

La seconda è che tra le forze politiche, al di là di tutto, ci sono anche dei terreni comuni che devono essere utilizzati.

Chi può essere così svampito da credere che quando noi andremo a votare l’anno prossimo, vince le elezioni e governa, perché ha la forza e il potere di governare. Non ce l’avrà, perché comunque se avrà vinto per come si combinano oggi i poli sarà stata una falsa alleanza.

E allora perché non approfittare oggi di quello che è convergente e dirsi oggi che vogliamo fare assieme le riforme istituzionali e costituzionali, come fece l’Assemblea Costituente? Perché delle cose possono e devono essere cambiate per migliorare la situazione e, su questo, c’è una convergenza che supera l’immaginabile, così come nella politica estera.

Occorrono, però, un po’ di intelligenza, un po’ di buona volontà e molto meno egoismo nel fare solo una stanca campagna elettorale che induce soltanto la voglia di non andarci più a votare.