Il dovere specifico dell’opposizione, adesso

Il dovere specifico dell’opposizione, adesso

Qui e adesso, l’opposizione trascura il suo impegno specifico. Decisivo e indifferibile. La seconda ondata del Covid-19 compie una strage quanto la prima. Mentre già se ne preconizza una terza. Centinaia di morti al giorno, nonostante l’impegno e l’abnegazione degli operatori sanitari. Serpeggia quasi l’assuefazione, forse inevitabile quando le disgrazie collettive durano a lungo con il carattere dell’ineluttabilità. L’autoesaltazione governativa, per fortuna scemata fino a scomparire, è parte integrante della retorica nazionalistica che paradossalmente contagia i critici del sovranismo. No, non siamo i migliori nel combattere la pandemia. Siamo il Paese con più morti in Europa! Dovremmo smettere di vantarci. Non siamo in competizione con altri Stati. L’inefficienza emersa all’inizio per la novità dell’infezione non può essere più tollerata. Mentre le imprese private (il vituperato capitalismo!) hanno prodigiosamente inventato e prodotto il vaccino salvifico in meno di un anno, gli apparati pubblici, a partire dal commissariato straordinario per l’emergenza Coronavirus, dimostrano di essere inadeguati ad approntare l’organizzazione materiale indispensabile alla risolutiva vaccinazione di massa.

Qui e adesso l’opposizione deve perciò costituirsi in comitato permanente per la trasparenza e il controllo, giorno per giorno, ora per ora, degli atti compiuti e programmati dal Governo (il nome Roberto Speranza del ministro della Salute suona ormai come un’antifrasi e il commissario Domenico Arcuri risulta un tuttofare compiaciuto a torto). L’opposizione deve verificare l’andamento dell’organizzazione e informare la collettività sul modo di procedere (opere e omissioni) della campagna di vaccinazione. L’opposizione avrà tempo e modo di esercitare l’azione politica sui temi tradizionali degli affari pubblici. Adesso è tempo che essa si concentri sulla vaccinazione anti Covid-19, considerando pure che la vaccinazione contro l’influenza non è stata un capolavoro di efficienza. Bisogna dirlo con durezza, come esige la tragedia in atto: ogni giorno di ritardo nella vaccinazione anti Covid-19 è assimilabile al concorso nell’omicidio colposo di centinaia di malati, contagiati perché non vaccinati in tempo, il prima possibile. L’opposizione non deve rendersi corresponsabile (correa?) di un simile delitto. Né condividere la stupida idea secondo la quale le vaccinazioni dovrebbero iniziare lo stesso giorno in tutt’Europa, un’idea che sa tanto di alibi per i ritardatari. Mentre i vaccini stanno per essere scaricati al centro di distribuzione, l’aeroporto militare di Pratica di Mare, e le Forze Armate stanno facendo appieno il loro dovere, gli uffici amministrativi interessati, statali e regionali, tacciono, non informano, non anticipano nulla.

I cittadini da vaccinare non sono stati singolarmente avvertiti, non sanno ancora dove recarsi, in quali giorni saranno vaccinati. Persino la fornitura delle siringhe è oggetto di inchieste giornalistiche e attenzioni della magistratura.  Il presidente del Consiglio, appassionato delle minuzie comportamentali, tace adesso che dovrebbe parlare esplicitamente. Il ministro della Salute sparge generico ottimismo e nutre fiducia. Il commissario Arcuri è renitente alle spiegazioni precise e alle assicurazioni doverose. Cosa aspetta l’opposizione a convocarli in Parlamento, a pretenderne tutte le informazioni necessarie, a costringerli a fugare ogni dubbio, a metterli alle strette nell’interesse della nazione? Se l’opposizione avrà assolto al meglio questo suo specifico compito contingente e la campagna di vaccinazioni sarà stata rapida, efficace, completa nel minor tempo possibile, ne prenderà il merito assieme al Governo. Se invece la campagna andasse male (Dio non voglia!) per ritardi, inefficienze, lacune, l’opposizione non avrebbe nulla da farsi perdonare e il misfatto, misfatto sì, cadrebbe interamente sul Governo, che sarebbe obbligato a dimettersi per l’immane colpa di aver lasciato morire migliaia di persone per negligenza e imperizia.

L’Opinione delle Libertà