Fisco evasivo

Fisco evasivo

Le dichiarazioni dei redditi relativi all’anno 2020 risentono – e non poteva essere diversamente – dell’anno della pandemia e del blocco di tante attività e di tante persone. Di conseguenza, i redditi sono al ribasso, come, del resto, al ribasso è restato il prodotto interno lordo.

Tuttavia, questo più basso non è che sia per tutti uguale: per esempio – dati delle dichiarazioni alla mano – gli imprenditori individuali, cioè le piccole imprese, segnano un meno 11%, mentre i lavoratori autonomi, cioè i professionisti, segnano un meno 8,6% dei redditi. Per i lavoratori dipendenti già va meglio, anche se segnano pur sempre una diminuzione dell’1,6%. Credo che, in questo, più che la diminuzione degli stipendi e dei salari conta la diminuzione del numero dei lavoratori dipendenti, perché moltissimi hanno perso il posto. I pensionati, invece, aumentano il reddito del 2%, perché si tratta di redditi non legati al mercato, cioè sono rendite garantite.

E questo è l’insieme delle conseguenze del 2020 e di quel che abbiamo vissuto. Però, dentro quella ripartizione, dentro le dichiarazioni dei redditi, le cose non sono cambiate rispetto al passato e sono assurde!

Noi abbiamo 12 milioni e ottocentomila dichiaranti, che non versano nulla alla all’IRPEF, quindi non versano contributi e imposte sul reddito. Abbiamo il 27% dei dichiaranti che sono sotto i 15.000 euro annui. Il 70% stanno tra i 15 mila e i 70 mila.

Inoltre, solo il 4% dei dichiaranti dichiara più di 70 mila euro. Ora, ci vuole una fantasia sconfinata per considerare ricchi quelli che guadagnano 80, 100, 150 mila euro l’anno. Peraltro, non che guadagnano, che dichiarano, perché poi c’è il prelievo fiscale. Che siano solo il 4% è la dimostrazione che c’è un’ampia evasione. Quel 4%, di sicuro, paga troppo, paga uno sproposito.

Ecco perché quando si parla di riforme fiscali e si dice che nessuno deve pagare di più, si dice una cosa largamente inesatta o, comunque, largamente ingiusta. Infatti, quel 4% di dichiaranti italiani paga troppo, perché ce ne sono tanti altri che pagano troppo poco, che evadono, che nascondono il reddito o che, addirittura, non ci sono: ne sono un esempio gli immobili non accatastati, che è come se non ci fossero.

Fare una riforma significherebbe distribuire il peso. L’impegno del governo non è che nessuno paghi 1 euro in più, perché sarebbe sbagliato. L’impegno del governo è che la pressione fiscale non cresca, in rapporto al prodotto interno lordo, ma in questo non crescere della pressione fiscale deve esserci una diversa e più equa distribuzione, altrimenti si riproduce all’infinito l’evasione.

Non è neanche vero che i lavoratori dipendenti non possono evadere: non possono farlo sullo stipendio o sul salario, perché quello è tassato alla fonte. Possono essere evasori in quanto prestatori d’opera: ne è un esempio il docente di scuola che fa le ripetizioni e non rilascia la ricevuta. Oppure possono evadere in quanto fruitori di servizi, quando pagano in contanti, senza fattura e, quindi, senza IVA.

Tutto questo accade perché una pressione eccessiva finisce, in qualche modo, per indurre all’evasione. Pertanto è necessaria una distribuzione diversa, è necessario che qualcuno paghi di più e che molti paghino di meno e, infine, bisogna che le spese inutili vengano tagliate.