Emergenza sanitaria e Stato di diritto in Italia

Emergenza sanitaria e Stato di diritto in Italia

L’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione mondiale del nuovo Coronavirus rischia di minare le democrazie liberali, la società aperta e lo Stato di diritto. Come ha insegnato Hayek, da sempre le emergenze sono state il pretesto per erodere la libertà individuale.

La crisi è stata l’occasione per riaprire il confronto tra governi autoritari e governi liberaldemocratici. Da più parti si è levata la lode per le dittature che sarebbero più adatte a contrastare un’epidemia potendo restringere senza limiti le libertà dei cittadini, non dovendo rispettare alcuna formalità e non dovendo sottoporsi ad alcun limite e controllo. La realtà è ben diversa in quanto l’opacità e la corruzione dei regimi autoritari hanno avuto un ruolo determinante nell’errata reazione alla comparsa del virus e nell’inefficiente contrasto alla sua diffusione.

Come meritoriamente denunciato dall’ALDE, l’emergenza rischia di essere strumentalizzata per adottare provvedimenti repressivi che nessuna utilità hanno nel contrastare la diffusione del virus.

I Paesi liberi si trovano ad affrontare una sfida cruciale per la loro sopravvivenza: riuscire a superare la crisi gravissima con gli strumenti dello Stato di diritto senza ricorrere a rischiose scorciatoie autoritarie.

In Italia, il Governo ha imposto un lockdown esteso all’intero territorio nazionale. Le varie misure adottate hanno fortemente limitato le libertà ed i diritti fondamentali dei cittadini: la libertà personale, di circolazione, di riunione, religiosa, di iniziativa economica privata, di esercitare la propria fede religiosa, il diritto di proprietà.

Peraltro, tali misure sono state inizialmente adottate mediante DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), un atto amministrativo non avente forza di legge, nonostante le espresse riserve di legge poste dalla Costituzione a tutela dei diritti fondamentali. Vero che i predetti decreti richiamavano un decreto legge (d.l. n. 6/2020) ma la Dottrina ha ugualmente sollevato numerosi dubbi circa la loro legittimità.

Innanzitutto perché il citato decreto prevedeva l’adozione di misure limitatamente ad alcune zone rosse, mentre i DPCM hanno riguardato l’intero territorio nazionale. Inoltre, perché, contenendo il decreto legge norme eccessivamente generiche, sono stati i DPCM a disporre tali limitazioni, in violazione della riserva di legge. Con riferimento alle limitazioni della libertà personale (art. 13 della Costituzione), esse sono state adottate senza prevedere un controllo dell’autorità giudiziaria, nonostante l’espressa previsione costituzionale della riserva di giurisdizione. Solo in un secondo momento si è in parte superata tale situazione mediante l’adozione di un nuovo decreto legge.

Le misure adottate devono rispettare il principio di proporzionalità, devono quindi essere quelle maggiormente adatte a raggiungere i risultati perseguiti e non sostituibili con altre misure meno rigide. Dubbi legittimi sono sorti circa l’impossibilità di individuare altre misure ugualmente volte a contrastare e limitare la diffusione del virus ma con minore sacrificio delle libertà personali.

Le restrizioni devono soprattutto essere temporanee. La mancanza di un orizzonte temporale chiaro e preciso, vista l’impossibilità di prevedere la cessazione dell’emergenza sanitaria, rischia di trasformare in definitivo il provvisorio. Purtroppo l’esperienza passata ci ricorda diversi casi di norme eccezionali, adottate in nome di emergenze reali o presunte, poi divenute regole ordinarie.

Sconforta l’impressione che tali imposizioni siano state adottate a causa della sfiducia dei governanti circa le capacità di autocontrollo della popolazione che invece ha mostrato un grande senso di responsabilità.

Si deve, inoltre, lamentare la poca trasparenza e chiarezza circa le motivazioni, in particolare scientifiche, poste alla base delle decisioni. I cittadini hanno il diritto di conoscere le ragioni per cui devono rinunciare alle proprie libertà e l’iter seguito per giungere a quelle conclusioni.

A ciò si aggiunge la grande confusione normativa e comunicativa. Si sono sovrapposte norme governative e degli enti locali, spesso contraddittorie, si sono susseguiti annunci, fughe di notizie, smentite, che hanno reso complicato per il cittadino riuscire a districarsi in questo caos.

L’emergenza sanitaria rischia, inoltre, di sospendere le basi della democrazia parlamentare. Si è provveduto al rinvio di diverse elezioni e di un referendum costituzionale; non sono permesse, visti i divieti di assembramento, le manifestazioni (di protesta); l’attività parlamentare ha subìto un forte rallentamento.

Nessuno vuole negare la gravità e l’eccezionalità di una crisi senza precedenti o denunciare allarmistiche derive totalitarie, si vuole soltanto porre l’attenzione sui seri rischi per la tenuta delle nostre democrazie liberali e sollecitare a tenere alta la guardia.

Le libertà individuali possono subire delle contrazioni (necessarie, non arbitrarie e limitate nel tempo) in momenti di emergenza ma non possono essere negate. Deve essere effettuato un attento bilanciamento tra i beni in gioco, non potendosi sacrificare la libertà sull’altare della sicurezza. Si può ricorrere agli strumenti previsti nei nostri ordinamenti costituzionali senza forzature che snaturerebbero lo Stato di diritto.

L’insegnamento da tenere a mente per le crisi future è che la difesa dei diritti e delle libertà fondamentali non conosce eccezioni, una volta violato un principio è impossibile tornare indietro.

Sarà fondamentale non trarre lezioni errate dalla crisi: non è la fine del liberalismo e della democrazia che nessuna responsabilità hanno circa la nascita e la diffusione dell’emergenza. Lo statalismo, l’accentramento dei poteri, l’interventismo, l’autoritarismo non risolvono i problemi.

La limitazione forzata della nostra libertà deve farci apprezzare ancora di più la sua importanza e allarmarci circa la facilità con cui la si può perdere, non deve invece convincerci che ne possiamo fare a meno. Dobbiamo difendere la globalizzazione e la libertà economica, uniche vie per ripartire e superare l’imminente crisi economica, anziché invocare l’intervento dello Stato.

L’emergenza può essere superata ed il virus può essere debellato senza sacrificare le nostre libertà e le nostre democrazie.

Avv. Nicola Galati
Dott.ssa Lorena Villa