De Gasperi, Schuman, Adenauer e l’Europa tradita

De Gasperi, Schuman, Adenauer e l’Europa tradita

Com’era prevedibile, la riunione di Salisburgo si sta orientando verso un nulla di fatto. La stessa affermazione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che l’immigrazione non deve essere strumentalizzata a fini di lotte politiche, sembra suonare come un velato rimprovero a chi cerca di cambiare le cose. Al netto delle usuali dichiarazioni programmatiche, l’Italia sarà dunque, ancora una volta, lasciata sola. È facile capire cosa accadrà nell’immediato futuro. Le anime belle, esaurite le polveri contro Orban, se la prenderanno con noi; quelle più pure diranno che abbiamo tradito lo spirito dell’Europa, e ne stiamo minando l’unità. Quest’ultima affermazione è in parte vera. Ma la prima è radicalmente falsa.

L’Europa di oggi non ha infatti niente a che vedere con quella immaginata dai padri fondatori, ma ne è soltanto una vaga e grottesca caricatura. De Gasperi, Schuman e Adenauer, che avevano assistito alla dissacrazione dei valori occidentali in due guerre fratricide, avevano auspicato una comunità ideale che assumesse forma politica.

Un’entità fondata sui principi greco-romani e soprattutto giudaico-cristiani: quelle fonti che, integrate dall’illuminismo, avevano consentito a questo Continente di raggiungere grandi risultati nell’arte, nella filosofia, nella letteratura, nelle scienze e più in generale nello svolgimento dello Spirito. Tutti campi in cui sono stati conquistati vertici mai raggiunti, e forse mai più raggiungibili nella storia dell’umanità. Non erano né bigotti né utopisti, avevano patito le dittature e la miseria, conoscevano l’importanza dell’economia e i pericoli della speculazione e della finanza allegra. Ma sapevano altresì che, a differenza del pensiero materialista, quello umanista antepone alla correttezza dei bilanci consolidati il consolidamento dei concetti sottostanti, senza i quali una casa regge un tetto pericolante sopra fondamenta precarie.

Ed è proprio questo che è accaduto all’Europa. Quando non si è riusciti a darle una Costituzione; quando il laicismo degli stenterelli si è rifiutato di inserire nel preambolo il riferimento alla tradizione cristiana; quando non si è data alla creatura un’unità legislativa, operativa, giudiziaria e fiscale; quando insomma ci si è limitati a introdurre, come unico elemento unificante, una moneta cui molti Stati erano peraltro impreparati, allora si è capito che il bambino nasceva malaticcio e storto, e senza una formidabile cura ricostituente si sarebbe presto ammalato. La cura non è arrivata e il morbo si è diffuso, aggravato da egoismi ipocritamente travestiti da esuberante europeismo. I primi sintomi si son visti con le varie crisi dell’euro nelle nazioni più deboli.

Oggi i nodi vengono al pettine sull’elemento fondamentale, che è la sicurezza. Perché un paese può vivere, o almeno sopravvivere, anche con un’economia disastrata, e persino senza libertà, come avvenne per i regimi comunisti e nazifascisti; ma non può sopravvivere senza sicurezza. E quando questa paura ha cominciato a serpeggiare e a diffondersi, l’Europa ha cominciato a frantumarsi. Non hanno cominciato né Orban né Salvini. Hanno cominciato i democraticissimi paesi baltici, Danimarca in testa , seguiti a ruota dai francesi con le vergogne, quelle si davvero inumane, di Calais e di Ventimiglia. Poi sono arrivati gli austriaci, e poi i polacchi, e via via tutti gli altri.

Nessuno in realtà ha agito per nazionalismo sovranista. Ha agito solo perché il proprio elettorato aveva paura. Non paura dei neri o dei musulmani, ma delle centinaia di migliaia di disperati senza lavoro, senza soldi e senza nulla che sarebbero stati inevitabilmente destinati a finire tra le strade, nei ghetti, e nelle periferie, alimentando prostituzione, droga e microcriminalità. Parigi e Londra ospitano da decenni persone di ogni etnia e confessione religiosa. Se adesso si manifestano insofferenze e disordini non è per il colore della pelle dei migranti, ma perché molti cittadini sono esasperati da un’invasione che alimenta le loro paure.

Cosa c’entra questo con il tradimento degli originari ideali europei? C’entra perché l’Europa di De Gasperi e di Schuman avrebbe sin dall’inizio affrontato questo problema con un indirizzo unitario, con risoluzioni condivise e attuazioni concrete e programmate, senza scaricare le difficoltà sulle spalle degli stati rivieraschi appellandosi alle formalità di accordi stipulati tra ambiguità e riserve mentali. Avrebbe applicato a questi ultimi il criterio della buona fede, che nel diritto internazionale ha valore vincolante. Avrebbe sostenuto, se necessario anche davanti alle Nazioni Unite, che la legge del mare non prevede i naufragi programmati, e che non si può confondere il soccorso umanitario con l’alimentazione di una criminalità che specula sulle disgrazie altrui. Avrebbe, in sostanza, invocato la Ragione, che ora è soffocata da una pedante e ipocrita burocrazia, senza cervello per comprendere, senza cuore per decidere, e senza braccio per operare.

Carlo Nordio, Il Messaggero 20 settembre 2018