Contabilità di genere in Europa: scarseggiano donne ai vertici

Contabilità di genere in Europa: scarseggiano donne ai vertici

a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume)

Donna non vota donna

I dati sono chiari. Derivarne che siano frutto di maschilismo, educazione patriarcale, arretratezza e via così con i luoghi comuni, è superficiale. Ci pare evidente che:

  1.  i partiti politici formano le liste in modo da prendere più voti possibile;
  2. le elettrici sono più numero-se degli elettori;
  3. qualora le donne votassero donna queste sarebbero la maggioranza fra gli eletti.

Ma dove sta scritto che una donna si senta più rappresentata da una donna, anziché da altri, senza distinzione? E visto l’entusiasmo con cui i maschi dicono di volere eleggere donne ovunque, nel mentre sgomitano per passare avanti, accanto alla mestizia con cui donne di successo intendono definirsi donne, preferendo professioniste, scienziate etc, ci pare che questa sia l’ennesima allucinazione del conformismo che ora usa definir “politicamente corretto”.

L’Unione interparlamentare ha pubblicato la classifica mondiale dei Paesi ordinati per percentuale di donne in Parlamento. Scorrendo questa classifica saltano all’occhio due cose: la prima è che in cima alla lista, abbastanza sorprendentemente, troviamo il Ruanda, la seconda è che nessuno dei Paesi dell’Unione europea si trova nelle prime 10 posizioni.

La Svezia è il primo dei Paesi Ue a entrare in classifica con un dodicesimo posto, che è frutto di una presenza femminile del 46,1%, seguono la Finlandia(45,5%) e la Spagna (43%). L’Italia figura trentanovesima nella classifica globale (preceduta anche da Bielorussia, Etiopia e Burundi) con un magro 36,3% calcolato sui soli seggi della Camera (prendendo in considerazione anche il Senato la percentuale scenderebbe al 32%), mentre tra i Paesi Ue si posiziona decima davanti alla Germania dell’ex cancelliera Angela Merkel (34,9%).

Un’altra nota dolente è quella della distribuzione delle posizioni di potere. Il 65% dei Ministeri dell’attuale governo (15) è in mano a un uomo mentre il 35% è andato all’altro sesso (8). Inoltre, sono solo 3 le donne a essere titolari di un Ministero con portafoglio. Nonostante i progressi, quindi, è innegabile che ci sia un grosso squilibrio di potere, soprattutto per quanto riguarda le altecariche dello Stato.

L’elezione del presidente della Repubblica ha costituito un ottimo esempio di come per i partiti preoccuparsi della questione “quote rosa” sia funzionale soprattutto alla raccolta di consensi. I tre uomini leader dei tre principali partiti di governo hanno a più riprese dichiarato di voler vedere la prima donna al Quirinale.

Peccato che poi, nei fatti, i nomi trapelati (e dati come favoriti) fossero solo di uomini e che l’unica donna che ci ha puntato davvero, la presidente del Senato Elisbetta Casellati, sia caduta sotto gli anonimi colpi dei propri alleati.

Che questa voglia improvvisa di eleggere la prima donna presidente non fosse altro che la voglia di essere il primo uomo a far eleggere la prima donna?

La Ragione