Bubbole

Bubbole

Tanti proclami e pochi elettori. Referendum sepolti. Ai ballottaggi andranno in ancora meno. A volere essere ottimisti c’è la metà degli elettori che non trova un buon motivo per andare a votare. Eppure le forze politiche non sanno far altro che campagna elettorale. Eterna.

Corrompendo tutto, elettori compresi: un tempo il clientelismo cercava di fidelizzare gli elettori, offrendo prebende in cambio e generando scarsa mobilità del voto, ora sono gli elettori a essere divenuti mobilissimi, mettendo all’asta il proprio voto, per acchiappare il quale ci si produce in una oscena gara a chi la spara più grossa. La nostra vita pubblica va bonificata dalle bubbole, se non vogliamo annegare nelle balle.

Di qualsiasi problema si parli, compresa l’adolescenza con disagi, la ricetta è uguale: servono più soldi. Per riuscire a spenderli lo strumento è sempre lo stesso: un bonus. Ce ne sono un’infinità e tutti servono solo a due cose:

a. soddisfare chi li incassa (per cui gli psicologi e non i disagiati);

b. dare soldi in cambio di consenso.

Che se quelli che li ricevono s’accorgessero che quei soldi dovranno poi ripagarli, si correrebbero rischi d’ordine pubblico, altro che applausi. Ma tale rischio è sventato da anni di politica monetaria accomodante: soldi per tutti, grazie alla diga europea. Nel mentre si racconta la totale balla dell’austerità imposta si gode della disponibilità esposta. E se la Banca centrale europea annuncia due rialzi dei tassi, per 0.25% a botta, parte la protesta degli assistenzialisti cui il denaro da sprecare non basta mai. Intanto gli Stati Uniti rilanciano e non è escluso chiudano l’anno con tassi fino al 3%.

Certo che i soldi servono, ma a saperli spendere. Dei fondi europei per la coesione, fra il 2007 e il 2020, ne abbiamo spesi solo il 46%. Incapaci alla riscossa. Buttarli è facile, investirli meno. Eppure restiamo i maggiori beneficiari, nel mentre il sovranismo servile reclama che l’incapacità sia protetta dalla Bce. Che è poi il modo sicuro per perdere ogni sovranità.

Già, ma siamo poveri, abbiamo bisogno di aiuto. Come no!? La liquidità delle famiglie italiane è cresciuta del 10% in due anni, raggiungendo i 1.174 miliardi. Anni in cui non è stato facile spendere, ma quel tesoro liquido sarà eroso dall’inflazione, se i soldi continueranno a essere spansi anziché spesi. Qualcuno informi le famiglie che, in questo modo, pagheranno una tassa micidiale e impoverente. Eppure se non dici che siamo tutti poveri ti linciano via social, giacché sappiamo tutti che i veri poveri sono eternamente connessi e operanti in digitale. Quelli che il digitale non lo usano sono quanti danno soldi ai poveri e ai finti poveri.

Non esiste una banca dati dell’assistenza pubblica, sicché c’è chi fa il povero di professione. Ovviamente evasore fiscale. Quanti ricevono il reddito di cittadinanza non lo perderanno mai rifiutando di lavorare, per due ottime ragioni: i navigator sono in navigazione e nessuno prende nota dei dinieghi.

Chi ha un po’ di buona volontà lavora in nero. Che è poi la ragione per cui più aumentano i sussidi e più cresce il numero dei poveri: conviene esserlo. O sembrarlo. E i poveri veri? Certo che esistono, ma sono in buona parte stranieri o famiglie afflitte da devianze come ludopatia, alcolismo e tossicodipendenza. Dar loro i soldi è un solido contributo al gioco, ai bar e allo spaccio.

Ci ripetiamo che i salari sono troppo bassi, ma non vogliamo sentire che il costo del lavoro invece no, non è basso. La differenza va a finanziare il non lavoro. Difatti lavoriamo in troppo pochi. Ci lamentiamo dei disoccupati, ma non vogliamo sentire che ci sono lavori che nessuno vuole o sa fare. Ideona: diamogli un bonus.

Le balle hanno inquinato il comprendonio. Nessuno ha il coraggio di affrontarle, temendo le proteste. Non hanno idea di quelle in preparazione, continuando a raccontarle. Pinocchio smise di essere un burattino quando divenne responsabile delle proprie azioni. Qui c’è gente orgogliosa d’essere un burattino.

La Ragione