Bell’Ambiente

Bell’Ambiente

Bell’ambiente in Parlamento. Grande afflato, superba unità. Nell’ultimo passaggio, alla Camera dei deputati, 468 voti a favore, 6 astenuti 1 contrario. Ed ecco fatto, la Costituzione è stata riformata. Ora si passa al bell’ambiente giornalistico, preciso nell’informare: finalmente, l’ambiente e la sua difesa, gli animali e la loro difesa, sono entrati nella Costituzione. Non c’erano? E adesso, se acciacco una zanzara, me la devo vedere con Giuliano Amato e i suoi colleghi? Non proprio, cerchiamo di capire.

Fin dal 1948, data in cui la Costituzione fu promulgata, l’articolo 9 prevede, fra i compiti della Repubblica, la <<tutela del paesaggio>>. Mentre l’articolo 117, così come riformato nel 2001, stabilisce che fra le competenze esclusive dello Stato c’è la <<tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali>>. Tale previsione, come si vede di ventuno anni fa, derivava dal fatto che al momento di varare la peggiore riforma costituzionale immaginabile, quella intitolata al “federalismo” e voluta dalla sinistra, esisteva già una vasta legislazione di tutela ambientale e si volle evitare che ogni Regione se ne facesse una per i fatti propri.

Dunque, che approvarono di così coralmente condiviso? Un’integrazione all’articolo 9, ove ora si legge: <<La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali>>. Ora, a parte non sapere come si tuteli l’ecosistema se non con accordi internazionali, rispetto ai quali la Costituzione di un solo Paese è irrilevante, a parte le future generazioni, cui dedichiamo un mesto e indebitato pensiero, la legislazione a tutela degli animali esiste già. Che cambia? Ci arriviamo dopo avere visto l’altra modifica, allocata all’articolo 41, che già stabiliva, dal 1948, che la libera iniziativa privata non può essere in contrasto con <<l’utilità sociale>> (sul punto esiste vasta letteratura e sebbene se ne capì l’intento nessuno riuscì a dimostrarne l’utilità) o <<recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana>>, s’aggiunge: <<alla salute e all’ambiente>>. Dunque?

Dunque, da ora in poi, in un qualsiasi tribunale si potrà eccepire circa la rispondenza della legge a quei nobili principi e, se il giudice lo ritiene non manifestamente infondato e rilevante in giudizio, si sospende tutto e si chiede alla Corte costituzionale. Perché questo è il punto, che pare oscuro a molti: non è che se metti nella Costituzione quel che è bello poi lo ottieni e se ci metti la sazietà ti senti satollo, stai solo dicendo al giudice delle leggi, la Corte costituzionale, che non è legittima una legge che costringa a non mangiare gli arrosti. Il coscio, però, te lo devi procurare per i fatti tuoi, mica diventa un diritto costituzionale avere un baccanale pronto per sé.

Ciò avviene dopo che per presunto ambientalismo si voleva bloccare il Tap e ora si ringrazia il cielo di averlo, così arriva il gas, e dopo che chi bloccò l’estrazione di Gas in Adriatico ora ne avalla il raddoppio. Avviene mentre presunti ambientalisti bloccano la coltivazione di prodotti agricoli che non necessitano di pesticidi, così perpetuandone l’impiego, il che stermina anche le coccinelle. E avviene mentre alla Camera erano pronti ad avallare quel che il Senato aveva già approvato, ovvero la merda di vacca messa nel corno e sotterrata per poi riprenderla arricchita di raggi cosmici, quale concime, in omaggio ad una specie di rito demenziale dell’agricoltura biodinamica (a spese del contribuente). Ovvero, sintetizzando: non sanno quel che votano, quando lo sanno si contraddicono e quando va bene resta mera declamazione.

È importante si sia fatta una grande unità, perché così non sarà necessario far distinzioni e impantanarsi nell’imperitura faziosità. Bon, avanti la prossima.

La Ragione