Abbiamo ragionato, non indovinato

Abbiamo ragionato, non indovinato

Sono mesi che lo ripetiamo: non abbiamo indovinato, abbiamo ragionato.

E su quel che ragionavamo, su quel che vedevamo non è che fossimo ben informati. Eravamo solamente attrezzati a guardare la realtà, senza farci ingannare dalle propagande di una ottusità e di una miseria inenarrabili.

L’Italia ha iniziato nel 2018 una legislatura pazzesca, pressoché ingovernabile. Di necessità è stata fatta virtù e questo ha portato una marea di trasformisti a convergere su un esecutivo presieduto da Mario Draghi.

Ci sono impegni che sono stati presi a livello internazionale: infatti, siamo il Paese più finanziato dall’Unione Europea e così si chiude la storia tragica e demente delle polemiche sull’euro e sull’Europa.

Tutto questo non può che essere conservato nella continuità: arrivando alla scadenza del settennato del Presidente Mattarella, occorre procedere alle elezioni. Cosa si fa? Si ragiona nella continuità, che si chiama così proprio perché si continua. Infatti, abbiamo continuato a dire, per mesi, che, anche se il Presidente Mattarella diceva di non volere il secondo mandato, non era prevista una sorta di accettazione nella prospettiva.

Sono i “grandi elettori” a dover decidere, i quali possono decidere senza scassare l’Italia e senza scassare se stessi – come sono, invece riusciti a fare – in continuità, ossia partendo dalla maggioranza che sostiene il Governo.

Alla fine, lì sono arrivati, ma l’hanno fatto nel modo peggiore: si arriva alla soluzione più ragionevole nel modo più irragionevole che si potesse immaginare, in uno spettacolo inverecondo, dove il problema non era la trattativa sui nomi, perché questo è normalissimo in democrazia.

É la totale cecità, cioè l’incapacità di fare subito, alla prima votazione quello che avrebbero dovuto dare per scontato, come lo davamo per scontato noi.

Non c’è nessuna contentezza nell’aver indovinato, perché, purtroppo, non sono stati capaci di farlo come doveva essere fatto. Comunque, in qualche modo, ci sono arrivati e da lì l’Italia riparte.

Io non credo che questa vicenda presidenziale abbia aumentato la credibilità e la stima delle forze politiche, che già scarseggiavano presso l’opinione pubblica. Se continuano così, l’Italia responsabile che si è messa in fila per andare a vaccinarsi, sarà la stessa Italia che si metterà in fila per allontanarsi dalle urne. Questo nuoce alla democrazia.

Quindi, adesso, hanno un po’ di tempo per cercare, se ci riescono, di rimediare.