A destra in fondo

A destra in fondo

La destra stia bene attenta a non commettere gli errori che commise la sinistra. Noi tutti si stia attenti a non confondere la rigorosa difesa dell’ordine pubblico con il mettere fuorilegge chi pensa cose ripugnanti. Occorrono chiarezza e freddezza.

Chi ha qualche anno in più e non ha mai abboccato alle propagande ricorda le “sedicenti Brigare rosse”. “Sedicenti” perché non si poteva ammettere che fossero rosse, comuniste. Come ricorda l’ipocrisia dei terroristi comunisti da considerarsi opera degli infiltrati, volendoli descrivere come manovrati. Tutte balle: erano comunisti che credevano sul serio vi fosse la rivoluzione da fare e la Resistenza da completare. Criminali, allucinati, ma comunisti. Ci volle Rossana Rossanda, da comunista, per ricordarlo agli altri comunisti: quelli stanno nel nostro album di famiglia. Il ritardo nel riconoscerlo costò all’Italia una più lunga e dolorosa guerra civile. Gli sfascisti di sabato scorso, a Roma, sono nell’album di famiglia della destra, sono fascisti che rimproverano al resto della destra il non essere abbastanza fascista. Come i terroristi di ieri rimproveravano al Partito comunista di non essere abbastanza comunista. Certo che operano per colpire i compagni da un lato e i camerati dall’altro, ma questo non assolve né i compagni né i camerati se non trovano il coraggio, per tempo, di dirlo a chiarissime lettere: vanno repressi.

Il green pass è un fastidio per tutti. Credono si goda, a vaccinarsi e mostrarlo? Ma consente la libertà possibile. C’è chi non lo sopporta? Crea ulteriori problemi nel mondo del lavoro? È lecito sostenerlo, ma c’è modo e modo. Anche i comunisti sostennero che quelle “frange” dimostravano “disagio sociale”, ma dovettero ammazzare un sindacalista, Guido Rossa, per capire e dire che erano nemici. La destra vuole oggi rifare la sinistra di allora? Si sbrighi a condannare in modo specifico e non generico, senza svicolare, e chiedere la repressione. Che, oltre tutto, è una bella cosa di destra.

Li mettiamo fuorilegge, come chiede la sinistra? No. Brutta idea malamente argomentata. Non solo la dodicesima norma transitoria e finale della Costituzione si riferisce al partito fascista che aveva governato, ma facciano lo sforzo di leggere il secondo comma: solo per cinque anni i “capi responsabili del regime fascista” non si sarebbero potuti candidare. Cinque anni dal 1945. E i “capi responsabili”. E furono saggi, i Costituenti, perché non si afferma la libertà togliendola a chi la vuole togliere agli altri.

Sono fuori legge le associazioni sovversive come quelle segrete o a delinquere. Le leggi ci sono, portateli davanti a un giudice. Ma regalare ai persecutori la parte dei perseguitati è un errore. Quei soggetti sono repellenti per quel che sono e dicono, mentre meritano la galera per quel che fanno, per nessuno di loro, però, s’intacchi il nostro mondo di libertà e garanzie. Che non è debole affatto e ha la legittimità per punire. Perché queste mezze seghe tatuate siano ridotti a quel che meritano è più che sufficiente che le forze politiche democratiche, pur avendo idee diverse e talora opposte (evviva) sentano il comune dovere di isolare, condannare e non speculare.

Alla destra piace la sinistra che perde. Alla sinistra piace la destra che perde. In una democrazia compiuta, in realtà, non è che debbano piacersi, ma da noi capita perché una parte della destra fu fascista nel Paese che diede i natali al fascismo e gran parte della sinistra fu comunista nell’Europa che ne fu divisa e oppressa. Serve a nulla, oggi, che dicano: “non sono fascista” o “non sono comunista”. Capirai, giusto al cimitero potrebbero proclamarsi tali. Sarebbe utile ragionassero sulle due pestilenze del ventesimo secolo. Noi antitotalitari non li abbiamo nell’album di famiglia. Semmai esageriamo pure, nel criticare le nostre famiglie.

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