Virginio Rognoni: Il pregiudizio diffuso contro il Parlamento

Virginio Rognoni: Il pregiudizio diffuso contro il Parlamento

Caro direttore, i 5 Stelle sembrano avviarsi a un mutamento di pelle. Non può sfuggire a nessuno questa sorta di rivoluzione nel pieno dell’estate e alla vigilia di due appuntamenti importanti: il turno elettorale per molti Comuni, Province e Regioni e il referendum confermativo della riduzione dei seggi parlamentari voluta dall’attuale governo giallorosso e varata con legge costituzionale alla fine dello scorso anno.

Una vera e propria rivoluzione:

a) Salta il divieto del doppio mandato. Chi prima veniva eletto in Parlamento, o in un Comune Provincia o Regione, non svolgeva funzioni di rappresentanza, ma era semplice portavoce del cittadino elettore, dopo due anni, l’incarico cessava;

b) Possibilità di intese di governo con partiti della tradizione italiana, nel caso specifico con il Pd. Ecco allora la ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma e liste unitarie con il Pd in Liguria e forse in altre circoscrizioni;

c) All’interno del Movimento le novità non sono meno importanti: il capo politico (oggi l’on. Crimi) lo governa come un vero e proprio segretario di partito, certo con un’autorità che, in mancanza di un congresso, cala dall’alto, ma che è comunque espressiva del dibattito interno al gruppo dirigente. Se si vuole, si profila addirittura il gioco delle correnti, basti pensare a Di Battista, e non soltanto a lui. A questo punto, il ricorso alla piattaforma Rousseau diventa un rituale stanco, dove è scontato che si manifesterà un consenso per scelte già definite. E così puntualmente è avvenuto. Insomma, il processo verso il definitivo abbandono della natura «diversa», dell’alterità dei 5 Stelle rispetto all’identità di altre formazioni politiche pare avviarsi a definitiva conclusione.

In questo nuovo scenario, i 5 Stelle dovranno, insieme agli altri partiti, vederne le conseguenze, anche costituzionali; e poi ancora dovranno affrontare novità regolamentari nel lavoro del Parlamento, così da sciogliere burocrazie e anomalie che spesso lo inceppano. Chiedersi se fosse necessaria una riduzione così drastica dei seggi parlamentari è ormai inutile; è lecito dubitarne, ma così è avvenuto. Occorre piuttosto osservare che, in parallelo a questa evoluzione dei 5 Stelle, l’antipolitica iniziale del Movimento non si è fermata, è andata avanti per la sua strada, tanto forte era il suo radicamento. Ne sono derivati guasti molto pericolosi. Tutti ricordiamo l’esaltazione di Luigi Di Maio che esprimeva, anche con striscioni inneggianti, il declassamento del seggio parlamentare considerato semplicemente come un posto; un posto da coprire più o meno bene, in ogni caso meno posti e meglio è. Questa è la lettura di Di Maio e di quanti oggi sono indotti a dire la stessa cosa per il volgare ricorso al bonus alimentare di alcuni esponenti politici; ma così è l’intero Par-lamento che viene declassato.

Purtroppo questo pregiudizio nei confronti del Parlamento e della sua funzione è oggi molto diffuso, lo si avverte ancora un po’ dovunque e naturalmente lo dicono anche i sondaggi, che prevedono un voto a favore della risposta affermativa circa la riduzione dei seggi. È una realtà di fatto e bisogna governarla se non si vuole lasciare nel tessuto del Paese un danno irreparabile: il declino della rappresentanza. Ma come governarla? Non ci sono soluzioni adeguate, ma soluzioni che ora possono solo fare argine all’antipolitica, nella prospettiva di un recupero completo della vita istituzionale del Paese. A me sembra che l’unica soluzione sia di votare contro il taglio dei parlamentari; se si riducesse la differenza fra il Sì e il No vorrebbe dire che il Paese ha imparato qualcosa ed è pronto per un severo recupero della sua vita democratica. Io voto contro.

 

Virginio Rognoni

Corriere della Sera, 23/08/20

 

VOTA L'ARTICOLO

Metti da 1 a 5 like