Tutti al mare

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Concessioni delle spiagge e reddito di cittadinanza a chi accetta lavori stagionali: un Paese fuori dalla realtà

Ormai la stagione balneare è iniziata e alcune cose mi colpiscono.

È stato un fine settimana triste su un litorale italiano, perché un gestore di uno stabilimento balneare ha perso la vita cercando di salvare due bambini che si trovavano in difficoltà. Ci è riuscito, ma è morto. E tralasciamo il fatto che i genitori di questi due bambini se ne siano andati, senza neanche stare lì ad aspettare di vedere se questa persona se la sarebbe cavata o meno.

Si trattava di un di un cittadino di origine marocchina, ma Italia da più di vent’anni, che gestiva lo stabilimento balneare. Dunque, a parte il coraggio e l’omaggio alla memoria di chi ha dato la vita per salvare due bambini, quello che mi colpisce è che gestiva uno stabilimento balneare per conto di una società che stava acquistando la concessione.

Noi abbiamo fatto mesi e mesi di discussione sulle gare, perché dovevamo prestare attenzione alle famiglie e all’italianità e una società sta comprando una concessione. Vedete qual è il problema? È evidente. È come se un bene pubblico fosse venduto da un privato, anche se, in realtà, non viene venduta la spiaggia in sé, ma viene venduto il diritto di farci un’attività economica.

Se questo diritto non si mette a gara, lo monetizza il privato, non lo monetizza il contribuente. E chi sa che se mettendolo a gara ci fosse stato un bagnino un pochino più efficiente o un controllo? Non lo so, però questa è una cosa che mi colpisce.

Mi colpisce anche un’altra cosa. Il Ministro del Turismo è la seconda o terza volta che torna sul punto e anche il Ministro del Lavoro sembra essere d’accordo: mancano le persone da mettere a lavorare. A parte il fatto che mancano anche i bagnini e adesso si tenta di rimediare a questo, facendo i corsi accelerati per dare il brevetto di bagnino.

Un minimo di capacità di osservazione e programmazione della realtà? I brevetti bagnino sono un numero. Se la legge prevede che debbano stare anche presso le piscine aperte al pubblico, se cresce il numero dei posti in cui i bagnini necessari, ad un certo punto scarseggeranno. Ci si poteva pensare prima.

Ancora, dice il Ministro del Turismo di lasciare una parte del reddito di cittadinanza a coloro che decidono di fare i lavori stagionali. Dice che bisogna procedere pragmaticamente e io sono d’accordo. Procediamo pragmaticamente.

Facciamo un esempio: c’è un posto di lavoro e ci sono due cittadini italiani. Uno prende il reddito di cittadinanza e l’altro no. Al primo si decide di lasciare parte del reddito di cittadinanza, se accetta quel lavoro. Questo pragmaticamente che cosa comporta? Che al datore di lavoro costa meno il cittadino che percepisce il reddito, perché una parte del reddito di cittadinanza va a diluire il costo del lavoro per l’impresa?

Significherebbe che il contribuente sta finanziando quell’impresa e sta distorcendo il mercato, rispetto ai concorrenti che non assumono persone con reddito cittadinanza.

Se, invece, il discorso riguardasse il lavoratore, sarebbe il lavoratore a sommare il guadagno ad una parte del reddito. E chi glielo spiega all’altro che non percepiva il reddito che, di fatto, va a guadagnare meno, pur facendo il medesimo lavoro?

Ma pragmaticamente parlando, la realtà ha un peso oppure ognuno passa e dice ciò che vuole, purché si possa anche dire che la povertà, il lavoro e l’assistenza agli ultimi siano prioritari e al centro del tavolo per questa o quella forza politica?

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