Tim e la Consob in letargo

Tim e la Consob in letargo

D’accordo magari non è una questione popolare, che tutti seguono, magari suonerà troppo tecnico strano alle orecchie di molti.

Tuttavia, dietro queste faccende ci stanno non solo i soldi naturalmente, ma c’è il funzionamento del mercato e degli investimenti: in quel funzionamento del mercato e in quegli investimenti ci sono anche soldi pubblici.

In questo caso ci sono, per esempio, per il tramite della Cassa Depositi e Prestiti; ci sono, inoltre, i soldi dei risparmiatori. Magari un cittadino non compra direttamente azioni, ma la sua banca o il fondo presso il quale ha accumulato quattro soldi di risparmio, invece, fanno degli investimenti.

Dunque, la questione ci riguarda tutti e quello che sta succedendo nel nostro Paese non è normale.

Non è normale che una delle più grandi aziende italiane, la Tim, sia da più di un mese senza Amministratore Delegato, dopo avere lanciato due warning – ossia avvisi al mercato – che i conti stavano andando male, che non verranno rispettati gli impegni presi per quest’anno, che il programma che è stato comunicato al mercato, anche dal punto di vista finanziario e dei conti, non potrà essere rispettato.

A valle di ciò, l’Amministratore Delegato dà le dimissioni e viene premiato, cioè se ne via con un bel gruzzolo di quattrini.

A cosa è dovuto questo premio? Perché, per me, chi lavora bene può diventare anche miliardario, però se porta a casa risultati negativi, inferiori a quelli che l’Amministratore Delegato, insieme ai suoi dirigenti dell’azienda aveva previsto, si viene premiati esattamente per cosa?

Come se ciò non bastasse, un fondo statunitense lancia un’OPA, ossia un’offerta pubblica di acquisto. Tuttavia, non lo fa in modo formale, ma dicendo “forse, compreremmo volentieri tutte le azioni di TIM”.

Ora, un’operazione di acquisto di tutte le azioni sul mercato, ha delle regole molto precise e molto stringenti, che hanno a che vedere con la trasparenza: quante azioni si vogliono comprare? Quanto si intende pagarle? Con che scadenza? Con quale programma ci si presenti al mercato? Niente, zero.

Non bastasse ancora questo, lo stesso fondo fa sapere che sta parlando con diversi fondi, tra i quali quello degli emirati, per fare eventualmente una cordata. Una cordata per fare cosa?

Alla conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio dei Ministri viene interrogato dai giornalisti, che gli chiedono cosa intenda fare il Governo sulla TIM. Il Presidente Draghi risponde: “Noi tuteleremo l’occupazione, tuteleremo la rete, la tecnologia e la sicurezza degli italiani”. Sono parole campate un po’ per aria.

Del resto, ma perché c’è un’OPA? C’è un passo formale? Qualcuno vuole comprare la TIM? Dove l’ha letto Draghi? Sui giornali o ci sono altre informazioni? C’è qualcuno che sa qualche cosa che il mercato non sa? Perché questo sarebbe un crimine, che attenta alla sicurezza del mercato.

Non è finita qui: infatti, la TIM, cioè la società i cui conti vanno male, il cui azionista di maggioranza e di riferimento – cioè la francese Vivendi, che non sapeva e non cosa fare nemmeno con l’Amministratore Delegato – prende gli advisors. Si tratta di consiglieri professionisti che hanno il compito di fare una controproposta rispetto alla proposta di KKR. Quale proposta? E come si fa a fare la controproposta ad una proposta che non esiste?

L’OPA non esiste sul mercato, ma la prende sul serio la società che deve essere scalata? Questi fatti sono gravi. L’ultima volta che è stata fatta un’OPA su Telecom quelli che dicevano di voler comprare le azioni sono stati trovati a venderle sottobanco per far scendere il prezzo. Questa è un’irregolarità. Anzi, vorrei dire che è un reato.

Solo che, all’epoca, la CONSOB preferì fare finta di niente. Ecco, dov’è la CONSOB? Cosa fa? Nella relazione di inizio anno la CONSOB ha parlato di prezzi e di inflazione. Ma la CONSOB deve vigilare sulla borsa, non fare previsioni macroeconomiche.

In un Paese normale il titolo di TIM sarebbe sospeso, perché non ci sono informazioni, ci sono movimenti oscuri e perché qualche furbacchione farà i soldi, mentre qualcun altro li perderà e si tratterà dei soldi dei risparmiatori.

Tutto questo accade nel silenzio dell’informazione e nel silenzio delle autorità di vigilanza. Ora, capisco che magari non importi niente a nessuno, ma è sbagliato, perché sono soldi che si perdono. Infatti, la tragedia di Telecom ha lungamente e potentemente impoverito l’Italia.