Taglio dei parlamentari, il presidente della Fondazione Einaudi: “Firme ritirate per manovre di palazzo. Il soccorso leghista? Non è un problema” – Repubblica.it

Taglio dei parlamentari, il presidente della Fondazione Einaudi: “Firme ritirate per manovre di palazzo. Il soccorso leghista? Non è un problema” – Repubblica.it

Giuseppe Benedetto, che ha promosso la raccolta per il referendum costituzionale, parla delle adesioni venute meno prima del deposito in Cassazione. E sulll’intervento in extremis del partito di Salvini per garantire i senatori mancanti dice: “L’importante è consentire agli italiani di esprimersi”

Risponde al telefono con la voce concitata Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi. È insieme al senatore Gregorio De Falco e ad alcuni organizzatori della raccolta di firme per il referendum contro il taglio dei parlamentari, la riforma fortissimamente voluta dai 5Stelle. Si confrontano sul colpo di scena della mattinata, quando sono venute meno diverse firme poco prima del deposito in Cassazione. “È stata una manovra di palazzo”, dice. Parlano della possibilità di recuperare nella prossime ore le adesioni mancanti. Magari grazie al “soccorso” leghista. “Siamo in un momento di baillame totale”, dice. “Si stanno decidendo un sacco di cose”. Fibrillazione comprensibile. È stata la fondazione Einaudi a proporre – a tutti i gruppi di maggioranza e di opposizione – la raccolta di firme per la riforma costituzionale contro il taglio dei parlamentari. “Perché noi siamo per la democrazia liberale e rappresentativa contro quella diretta e il populismo”.

Cosa è successo secondo lei questa mattina, con il ritiro delle firme?
“È stata evidentemente una manovra di palazzo. Per le pressione dei partiti che temono una fine anticipata della legislatura e pensano che questo referendum possa incoraggiare i parlamentari ad accorciarne la durata. Se fosse accaduto dieci giorni fa avrei potuto pensare anche a una crisi di coscienza ma pochi minuti prima del deposito in Cassazione si tratta chiaramente di una manovra orchestrata per far saltare il referedum. E non sono sorpreso. Se ne parlava da diversi giorni. Lo sa che il segretario generale del Senato aveva già consegnato il plico con 66 firme autenticate? I tre delegati stavano già andando a depositarle. Ho anche dubbi sulla validità giuridica di questo ritiro”.

Sembra che la Lega voglia garantire le firme mancanti. Non vi imbarazza? Anche questa è una manovra strumentale per favorire la caduta del governo invogliando i parlamentari a tornare alle elezioni con l’attuale numero dei seggi.
“Noi facciamo una battaglia alta e nobile. Se c’è la Lega non è un problema. L’importante è consentire agli italiani di esprimersi su una riforma che stravolge la Costituzione. Il referendum non si può qualificare come di destra o di sinistra. È sostenuto da un arco trasversale di forze. La Lega sta solo provando a sostituire le firme mancanti”

Ridurre il numero dei parlamentari significa attentare alla democrazia rappresentativa?
“Basti pensare a chi ha proposto la riforma, i 5Stelle sono per la democrazia diretta. E a come è nata. Perché tagliare 345 parlamentari e non 600? Con quale criterio? Manca una visione complessiva”.

Finora avevamo un rapporto eletti/elettori tra i più bassi in Europa.
“Ma con questa riforma si arriverà all’esatto opposto”.

Ci sarebbe un risparmio. I 5Stelle dicono almeno 500 milioni a legislatura.
“Cottarelli ha stimato che si tratta appena dello 0,007 per cento della spesa pubblica. Meno di un caffè al giorno per ogni italiano. E se la logica è questa, allora facciamo restare un solo parlamentare così si risparmia di più”.

Ma voi siete contrari a qualsiasi taglio dei parlamentari?
“No, ma dobbiamo rivedere tutta l’architettura costituzionale prima di un eventuale taglio”.

Non vi fidate dei correttivi che dovrebbero essere introdotti in base all’accordo di maggioranza? Sembra partito il treno della riforma elettorale.
“Ma sarebbe solo la legge elettorale… Io, per esempio, ho votato contro la riforma Renzi ma almeno quella aveva un’impalcatura complessiva. Non ci si può alzare la mattina e decidere di cambiare la Costituzione”.

I sondaggi però dimostrano che la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole al taglio dei parlamentari.
“I sondaggi possono dire qualsiasi cosa. Ma è giusto far votare gli italiani. Sono stati chiamati alle urne su ogni tipo di tema. Perché non su una riforma della Costituzione di tale portata? L’elettorato ha respinto le riforme costituzionali sia nel 2006 che nel 2016, ricordiamoci che non c’è il quorum in questo tipo di consultazione. Ed è importante una campagna di informazione. Noi vogliamo costituire comitati ‘Noi no’ sul territorio. Con un coordinamento nazionale fatto da parlamentari e costituzionalisti. Abbiamo già mille richieste”.

Il nuovo appuntamento per la consegna delle firme è domani pomeriggio, in Cassazione. Salvo nuovi colpi di scena.

 

di Tiziana Testa, Repubblica.it

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