Scuola di Liberalismo 2021 – Messina: lezione di Enzo Palumbo sul tema “Il percorso dell’Europa: dal sogno di Ventotene alla Conferenza sul Futuro dell’Unione Europea”

Scuola di Liberalismo 2021 – Messina: lezione di Enzo Palumbo sul tema “Il percorso dell’Europa: dal sogno di Ventotene alla Conferenza sul Futuro dell’Unione Europea”

Quindicesimo appuntamento dell’edizione 2021 della Scuola di Liberalismo di Messina, promossa dalla Fondazione Luigi Einaudi ed organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina e con la Fondazione Bonino-Pulejo. Il corso, dedicato alla memoria del Prof. Girolamo Cotroneo, si prefigge l’obiettivo di trattare ed approfondire le figure e le forme del pensiero liberale e si articola in 17 lezioni, erogate in modalità telematica attraverso la piattaforma Zoom; gli incontri si svolgono, di norma, nei giorni di lunedì e giovedì dalle ore 17 alle ore 19.

La quindicesima lezione si svolgerà giovedì 9 dicembre: dopo l’introduzione da parte del prof. Pippo Rao (Direttore Generale della Scuola), seguirà la relazione dell’avv. Enzo Palumbo (già Senatore della Repubblica Italiana nella IX Legislatura e membro del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1988 al 1990, nonché componente della Commissione Giustizia della Fondazione Luigi Einaudi), dal titolo “Il percorso dell’Europa: dal sogno di Ventotene alla Conferenza sul futuro dell’Unione Europea”.

La partecipazione all’incontro è valida ai fini del riconoscimento di crediti formativi agli studenti dell’Università degli Studi di Messina.

Pippo Rao

Direttore Generale Scuola di Liberalismo di Messina

 

Partendo dall’appello per un’Europa unita scritto dal Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nell’esilio di Ventotene, quando ancora, nel 1941, la guerra infuriava e nessuno poteva immaginarne l’esito, Enzo Palumbo ha seguito il percorso dell’Europa negli 80 anni successivi, attraverso tutti gli impervi ostacoli che l’Europa ha dovuto superare per giungere all’attualità dell‘UE, e al suo possibile sviluppo.

Puntuali i riferimenti di Palumbo a tutte le personalità che si sono impegnate in questa epocale impresa: prima Winston Churchill, nel 1948 primo presidente onorario del neonato Consiglio d’Europa, nel cui ambito ora operano la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e la Commissione di Venezia; poi la Dichiarazione del 1950 del ministro degli esteri francese Robert Schumann per l’istituzione della CECA; quasi in contemporanea, l’intuizione della comune difesa europea dell’omologo italiano Carlo Sforza; quindi la doccia fredda della bocciatura francese della CED nel 1954, superata grazie alla svolta impressa dalla Conferenza di Messina voluta nel 1955 dal ministro liberale Gaetano Martino, che due anni dopo portò ai trattati di Roma istitutivi di CECA ed EURATOM, e la nascita nel 1962 del primo Parlamento Europeo, ancora promanazione dei parlamenti nazionali, di cui Martino divenne il primo presidente, allora coadiuvato da un altro nostro grande concittadino, Enrico Vinci, che di quel Parlamento divenne poi per ben 11 anni il prestigioso Segretario Generale.

Il salto qualitativo fu quello del Parlamento Europeo eletto direttamente dai cittadini degli Stati membri a partire dal 1979, qualificato dall’opera incessante che vi svolse  Altiero Spinelli, animando a Strasburgo il circolo europeista che prese il nome di Club del Coccodrillo, dal ristorante di Strasburgo nel quale amavano riunirsi e che spesso vide la presenza anche di Giovanni Malagodi, allora presidente dell’Internazionale Liberale.

Infine, il passaggio alla contemporaneità: l’Atto Unico Europeo di Lussemburgo del 1986, il programma del Comitato Delors del 1988, il trattato di Maastricht del 1992, quello di Amsterdam del 1997, e poi, a conclusione di un lungo percorso di convergenza economica, la moneta unica, l’Euro, a partire dal 1999

Infine, il trattato di Nizza del 2001 che stabilì le regole per il successivo allargamento ad est dell’UE, sino a 28 paesi, ora divenuti 27 a seguito della Brexit; e, nel frattempo, il Trattato di Lisbona del 2007, che ha approvato la Carta dei diritti fondamentali dell’UE in tema di dignità umana, libertà e sicurezza, uguaglianza e non discriminazione, solidarietà economica, diritti di cittadinanza, giustizia e legalità.

Un percorso lungo e accidentato, che nel tempo ha provato a mettere in pratica l’approccio funzionale che si preferì all’inizio rispetto a quello istituzionale, nella convinzione che le funzioni che via via si andavano affidando all’Unione avrebbero costretto poco alla volta a realizzare anche le istituzioni deputate a esercitarle.

Un approccio – ricorda Palumbo  – che si è nel tempo rivelato utile, perché l’unità europea ha fatto passi da gigante, all’inizio neppure immaginabili, e che tuttavia appare ora insufficiente di fronte alle sfide della globalizzazione economica, della sicurezza geopolitica e, da ultimo dell’emergenza sanitaria.

E qui Enzo Palumbo ha ricordato l’invettiva di Luigi Einaudi, nel gennaio del 1945, contro “l’idolo immondo dello Stato sovrano”, allorché evidenziava la necessità superare la logica confederale, come già avevano fatto gli Stati Uniti con la seconda Costituzione del 1887, e quindi la necessità di affidare alla responsabilità europea i tre pilastri fondamentali della sovranità: “Difesa, Dogana e Diplomazia”; ai quali oggi ne andrebbero aggiunte altri fondamentali (confini, economie, fiscalità e sanità), superando la camicia di forza dell’unanimità, e comunque consentendo agli Stati che già vogliono e possono farlo di procedere con maggiore velocità verso questi traguardi, realizzando “pezzi di sovranità condivisa”, per usare le parole del Presidente Mattarella.

Proprio a questo obiettivo dovrebbe giovare la Conferenza sul Futuro dell’UE (www.futureu.europa.eu), in corso dallo scorso 9 maggio e che si concluderà nella tarda primavera del prossimo anno, e che vede i cittadini europei chiamati a concorrere allo sviluppo dell’Unione attraverso critiche e proposte, in un approccio assolutamente nuovo, che muove dal basso verso i vertici responsabili della politica europea.

E così realizzando – questa la conclusione di Enzo Palumbo – oltre all’appello di Spinelli e Rossi, anche il sogno profetico di Victor Hugo, che 172 anni fa, nella seduta inaugurale della Conferenza di Parigi del 1849, invocò la nascita degli Stati Uniti d’Europa, stretti in un vincolo solidale cogli Stati Uniti d’America.