Scuola di Liberalismo 2019 – Messina: tavola rotonda sul tema “Il Liberalismo e gli Ordini professionali”

Scuola di Liberalismo 2019 – Messina: tavola rotonda sul tema “Il Liberalismo e gli Ordini professionali”

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Ringrazio subito i rappresentanti degli Ordini professionali per la presenza di stasera ma anche per aver patrocinato, come per il passato, la nostra Scuola di Liberalismo della Fondazione Einaudi.
Intendo precisare che lo scopo di questa Tavola rotonda, attese le posizioni diverse che si registrano sulla opportunità della presenza degli Ordini professionali, non è “un finale di partita “di beckettiana memoria, ma vuole essere una occasione per dibattere, senza pregiudizi, su un tema che riguarda l’autonomia individuale e le scelte di tipo collettivo.

Quando, alcuni anni or sono, con gli amici Gembillo e Palumbo, abbiamo deciso di coinvolgere alcuni Ordini professionali nella Scuola di Liberalismo, lo abbiamo fatto per aprirci, attraverso loro,espressioni delle cosiddette professioni liberali, ad una parte della società civile e per iniziare, al fine conoscitivo, un incontro-dibattito permanente sulle ragioni della nascita degli Ordini professionali e sulla opportunità di mantenerli, di modificarli o di sopprimerli.

Il dibattito è sempre più acceso.

Premesso che nell’antica Roma esistevano già alcuni gruppi professionali che si costituivano, certamente con obiettivi diversi, dando un segnale di aggregazione tra persone che svolgevano la stessa attività, nel Medioevo assistiamo alla nascita delle Corporazioni di arti e mestieri, associazioni create per regolamentare e tutelare le attività manuali o intellettuali che fossero.

Nell’800, con l’avvento dello Stato liberale si assistette ad un fenomeno di vero e proprio assorbimento degli Ordini professionali nell’organizzazione statale allo scopo di garantire allo Stato la regolazione ed il controllo sugli stessi.

L’apice dell’intervento statale sulla regolamentazione degli Ordini professionali, si raggiunge, in Italia, con l’avvento del regime fascista che si ispirò proprio alle “Corporazioni“, gli organismi sindacali da esso costituiti, che riunivano i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro in un dato settore economico.

Il corporativismo costituiva la pietra angolare del regime, tanto che lo stesso Mussolini diceva: ”Lo stato fascista è corporativo o non è fascista!”

E Bottai, Ministro per le corporazioni scriveva: ”L’interesse individuale si esplica attraverso la volontà delle associazioni professionali, l’interesse delle stesse, attraverso le Corporazioni, l’interesse delle Corporazioni attraverso il Consiglio “Insomma, ogni volontà si realizza attraverso quella immediatamente superiore!       L’ordinamento corporativo trovo‘ attuazione con la legge del 1934 e nel 1939 il Consiglio nazionale delle Corporazioni si fuse col Consiglio Nazionale del Partito Fascista per dare vita alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni che divenne l’organo legislativo del Regno, in sostituzione della Camera dei Deputati.

La soppressione dell’ordinamento corporativo avvenne in seguito alla caduta del regime fascista.

Tuttavia,l’urgenza di ricostruzione dell’Italia, non portò ne’allo smantellamento, ne’alla riforma degli Odini professionali e dei Collegi.

Einaudi sostenne che per conservare un regime liberale, sarebbe risultata fondamentale l’esistenza di numerosi centri di potere autonomi, tra cui gli Ordini e i Collegi, lasciando immutata la normativa precedente corretta negli aspetti più strettamente legati al regime fascista.

Oggi in Italia sono presenti una trentina di Ordini e Collegi che disciplinano le professioni il cui esercizio è consentito dalla legge solo dopo l’iscrizione agli Ordini ed ai Collegi relativi chiamati ad avere un albo specifico, un codice deontologico, l’obbligo della vigilanza sulla professionalità e della formazione continua.

Gli Ordini e i Collegi sono sottoposti alla vigilanza dei vari Ministeri.

Gli iscritti, in Italia, risultano 2200000!

Alla fine, bisogna dire che la differenza la fanno, comunque, i singoli professionisti con la loro competenza ,passione, esperienza sul campo.

Questo fa cadere alcuni luoghi comuni, credo, sugli Ordini come casta.

Fatta questa carrellata veloce sulla Storia degli Ordini, devo dire del rapporto col Liberalismo.

Come è noto, il Liberalismo, che è la teoria politica a difesa della libertà individuale di scelta e di azione, conseguita attraverso la limitazione ed il controllo del potere politico, avversa qualsiasi limite posto ai diritti fondamentali dell’individuo.

Ne consegue che come è necessario il rispetto dei diritti individuali,allo stesso modo deve esserci il rispetto del diritto ad esercitare qualsiasi professione.

Ragione per cui gli Ordini venivano considerati un ostacolo al diritto individuale di scegliere l’occupazione ritenuta più adatta.

Nella seconda metà del ‘900, in concomitanza col mutamento dell’economia nel suo complesso e all’allargamento della sfera dell’intervento pubblico anche i liberali hanno cominciato a rivisitare le loro argomentazioni non fondandole solo sul principio dei diritti fondamentali ma attenzionando i temi concreti della vigilanza, della sicurezza professionale per il cittadino, della formazione.

Ne consegue che punti di riferimento diventano Hayek il quale sostiene che “il vero liberale deve auspicare il maggior numero possibile di quelle società particolari all’interno dello Stato“

Egli vuole però privarle di qualsiasi potere esclusivo ed obbligatorio, Einaudi che si pronunciò a favore degli Ordini con l’eliminazione della obbligatorietà della iscrizione ai fini dell’esercizio professionale.

La linea europea sembra andare verso il riconoscimento dell’attività professionale come attività d’impresa, la liberalizzazione delle professioni e la concorrenza dei mercati.

Concludendo, mi pare che un ragionamento a parte vada fatto per l’Ordine dei notai considerata la peculiarità della figura del Notaio nella duplice veste di libero professionista e pubblico ufficiale il cui percorso si articola in tre tappe: Laurea in Giurisprudenza, pratica per 18 mesi in uno studio notarile, il concorso pubblico gestito dal Ministero della Giustizia.

Il dibattito fra chi vede gli Ordini non necessari e chi invece li valorizza come enti atti a garantire un minimo di regolamentazione continua.

E stasera avremo altre notizie che faciliteranno di schierarsi con maggiore consapevolezza.

Conoscere per deliberare!