Piantiamola

Piantiamola

Il principale disagio degli adolescenti credo sia avere a che fare con adulti che si comportano da adolescenti. La nostra infantilità di massa ha voluto cancellare il dolore dalla realtà, con il risultato di cancellare anche la gioia della vitalità. Dopo di che si passa alla consolazione, cercando sempre in altri e altrove la causa di quel che va male.

L’Istat ha pubblicato il Bes 2021, che sarebbe una ricerca sul “Benessere equo e sostenibile” (al nostro Istituto di statistica hanno notizia del benessere iniquo e insostenibile? non punge vaghezza che l’aggettivazione corriva al parco pensare del politicamente corretto sia già sintomo del male che poi s’intende evidenziare?). Il 23.1% dei giovani, fra i 15 e i 29 anni (vecchi non si è, a 29, ma neanche ragazzi), non fa niente, non studia e non lavora. Siamo vicini a 1 su 4. Fra i 14 e i 19 anni il 10.5% è insoddisfatto della vita. Il 10.9 (quindi di più) è insoddisfatto del proprio tempo libero. Tutti indici in crescita rispetto all’anno prima. Che è successo? Facile: la pandemia. Che abbia nuociuto alla socialità è poco, ma sicuro. Epperò il tempo del prima non è che avesse numeri di abbandono scolastico e sprofondamento nella nullafacenza così radicalmente diversi. Sicché ho il dubbio che il virus abbia le sue colpe, ma gli adulti non cresciuti di più.

Mettete dei ragazzini in un cortile o in un prato: si sfideranno a chi è più veloce, chi è più forte, chi salta di più, formeranno due squadre, inventeranno un gioco, competeranno fra loro divertendosi come matti. Uno o una squadra esulterà per la vittoria, ma si saranno divertiti tutti. Vorranno tornare a giocare, ovvero a sfidarsi. Questo se s’incontrano fra loro, perché se ad organizzare la cosa è un genitore o un accolita di genitori si sentiranno in dovere di arruolare l’animatore. All’anima della sfiducia nella capacità dei bambini d’animarsi da soli. L’animatore dovrebbero prenderlo per gli incontri fra loro, gli adulti.

Non si può uscire? si deve stare a casa? li troverete, anche più grandicelli, a sfidarsi on line, oppure a seguire un talent, dove l’incapace (o supposto tale) viene cacciato e quello bravo (o supposto tale) vince. Non parliamo poi di quelli che s’appassionano di sport, sempre che gli adulti adolescentizzati non s’impegnino a far vedere d’essere più scatenati degli adolescenti veri.

Ora portateli a scuola, nell’istituzione preposta a formare e selezionare: mai e poi mai in competizione, che nuoce all’educazione. Non sia mai che il ciuco sia bocciato, meglio ragliare in coro. Il cielo non voglia che chi viola le regole sia punito, che se ne coarta la creatività. E gli adulti adolescentizzati non si rendono conto di avere tolto il divertimento da quel che è utile, la competizione da quel che serve. Poi guardano i volti annoiati dei pargoli e se la prendono con “la società”, “il sistema”, “la politica”, che ci sta sempre bene. Che sia colpa loro? Un genitore adulto solidarizza con la scuola e, anzi, carica di significato un cattivo voto, per indurre la discendenza a fare i conti con la realtà. Un genitore adoscentizzato andrà a protestare.

Tutto questo non avviene solo perché tanti adulti sono divenuti irresponsabili, ma anche perché sono egoisti. Non vogliono rotture di scatole: promozione fino a 18 anni, senza chiedermi nulla, poi posto fisso o reddito di cittadinanza in vista della pensione. Ed è questo atteggiamento che seleziona la classe politica, infatti impegnata a far slittare la legge sulla concorrenza, ciascuno volendo ergersi a protettore di una rendita. Volete vedere riaccendersi la luce negli occhi dei più giovani? consentite loro di far fuori gli attempati incapaci. Ma no, che ingiustizia, che brutalità, che assenza d’empatia. Si finge di proteggere per proteggersi, regalando, in cambio, il compatimento. Anziché augurarsi che i figli ci freghino e sorpassino, <<il prende a consolar dell’esser nato>>. Che, almeno, quello faceva il pastore in Asia. Chi? Lascia stare.

La Ragione