Per Tommaso

Per Tommaso

Oggi si festeggia il nome di San Giuseppe ed io festeggio quello di mio Padre e di mio figlio.
Festeggio anche il compleanno di un carissimo e assai fraterno amico, la cui mancanza non è ancora lenita dal trascorrere degli anni, riportando qui un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno e sulla rivista Libro Aperto fondata da Giovanni Malagodi e ora diretta, con ammirevole tenacia e sapienza, da Antonio Patuelli e ricordando che in questo giorno, per assai meritevole iniziativa della famiglia e del Comune di Castellana Grotte viene assegnato (quest’anno purtroppo no per l’emergenza in atto) un premio di giornalismo a Lui dedicato.

Tommaso Francavilla è stato leader di caratura nazionale, prima nella Gioventù Liberale e poi nel Partito Liberale Italiano. Se il suo impegno non ha potuto dispiegarsi in Parlamento e nello scenario della politica nazionale, ciò è occorso per il difetto di quella che Machiavelli riteneva essere tra le doti più importanti per un Principe: la fortuna.
Ciò non fa velo, oggi, alla gioia di tutti coloro che lo hanno conosciuto e lo hanno avuto a guida e accanto nelle battaglie per una civiltà liberale, che sempre sembra sul punto di sopraggiungere e, invece, sempre si allontana a fronte delle demagogie e dei populismi vecchi e nuovi.
La passione politica lo divorò da subito nel solco degli ideali liberali e risorgimentali trasmessigli dalla tradizione di famiglia (nonno e padre alti ufficiali della cavalleria sabauda) e dalle letture giovanili.
A ventiquattro anni fu eletto in rappresentanza del, da lui ricostituito, P.L.I. nel consiglio comunale della sua città, Castellana Grotte, divenendone poi Vicesindaco per effetto del sempre crescente numero di consensi che registrava ad ogni campagna elettorale.
Partecipò, giovanissimo, nel 1972 al congresso nazionale della Gioventù liberale a Taranto divenendone poi un leader nazionale e contendendo, nel congresso di Rimini del 1976, in sintonia con gli orientamenti di Giovanni Malagodi e Agostino Bignardi, di cui era grande estimatore, la segreteria nazionale ad Antonio Patuelli, oggi apprezzato Presidente di ABI e allora in linea con la nuova posizione politica che nello stesso anno il partito si era dato con Valerio Zanone.
Da leader dei giovani liberali pugliesi si rese protagonista di battaglie coraggiose in anni di forti tensioni ideali ma contrassegnati da un opprimente clima di conformismo culturale e politico imposto dalla dominante cultura marxista – leninista, cui era accodata quella catto-comunista, nonché quell’ intellighentia radical chic che si ammantò di supponenza nei confronti di qualunque voce fosse fuori dal coro.
La generosità di Tommaso, la sua passione ed il suo coraggio anche fisico, lo portarono, in quegli anni, a guidare manifestazioni in ogni ambiente e in ogni piazza dove fosse necessario difendere quella religione della libertà individuale che prima che un credo politico e filosofico, e’ stato per Tommaso un codice morale, cui informare il proprio stile di vita.
Nella giusta convinzione che in quegli anni fossero in gioco valori fondamentali messi in pericolo da un compromesso storico strisciante e che già aveva conquistato la maggior parte del mondo culturale del paese, Tommaso ritenne necessaria una testimonianza di schieramento da parte di una borghesia poco incline ad assumersi quelle responsabilità che, viceversa, la situazione esigeva.
Sollecitò così i rappresentanti delle professioni liberali, del ceto medio, della piccola e media imprenditoria in una moltitudine di incontri, anche nei Club Service che frequentava, costituendo associazioni (a Bari l’Ance) promovendo la costituzione della sezione Pugliese di Amnesty International (1979, sala consiliare del Comune di Bari).
È stato poi segretario provinciale del PLI nella stagione più feconda del liberalismo pugliese alla quale dette un impulso decisivo con battaglie che lo impegnarono a volte anche in iniziale solitudine e sempre intraprese nell’ esclusivo interesse del partito e degli ideali di cui questo si faceva portatore, senza mai trarne e nemmeno ricercarne un beneficio personale.
Tutti noi che in quegli anni ci trovammo a ricoprire incarichi istituzionali e di governo gli siamo debitori.
Egli è andato via con molti crediti e nessun debito.
Dirigente nazionale del Partito, ne fu Consigliere Nazionale e membro della Direzione Nazionale. Per due volte la sorte non gli consentì l’elezione in parlamento. La prima, a 31 anni, nel 1983 quando non raggiunse l’obiettivo per pochi voti e la seconda, nel 1994, quando la candidatura nel proprio collegio, che certamente lo avrebbe visto vittorioso, quale rappresentante dell’area liberale nell’ appena costituito centrodestra, gli fu preclusa da un indagine penale, dalla quale, ovviamente, uscì senza macchia.
Tommaso ha propugnato un liberalismo popolare – per nulla vicino e anzi assai distante dalla difesa dei grandi gruppi industriali.
Egli aveva piena consapevolezza dell’assoluta rilevanza della difesa della libertà economica,
quale necessario strumento della libertà politica e quindi della libertà tout court e di come la prima per potersi realmente inverare nella seconda non potesse che riguardare innanzitutto la piccola impresa, l’artigiano e il lavoro autonomo in un mercato di assoluta e libera concorrenza, senza rendite di posizione e senza concentrazioni di potere.
In tal senso Tommaso rimarcava il primato della libertà rispetto all’uguaglianza, perché mentre la realizzazione di questa esige una società di tutti proletari e quindi di schiavi, proni al potere politico e/o economico, l’affermazione della libertà economica, favorendo una società di tutti proprietari avrebbe tutti reso liberi dal giogo del potere.
Nel pensiero di Tommaso il primato della libertà è, però, ancor precedente, discendendo direttamente dalla sacralità dell’individuo in funzione dell’ irripetibile specificità e diversità di ognuno.
Se così la libertà è coeva all’uomo in sé ed è pertanto diritto originario e naturale, l’uguaglianza formale è corollario di libertà, mentre (l’esigenza di garantire) quella sostanziale potrà essere perseguita senza che mai possano compromettersi i principi di libertà.
Dopo il 1994 si dedicò ad un altra sua grande passione, divenendo la penna più lucida, più libera e di maggior spessore nel panorama del centrodestra pugliese, scrivendo sempre ciò che pensava ed indicando, spesso inascoltato, quale fosse la strada che il centrodestra avrebbe dovuto intraprendere per mantenere il buon governo di cui aveva dato prova nei primi dieci anni della seconda repubblica e disvelando, acutamente e ferocemente, la grande illusione populistica e mediatica indotta dalla presenza sulla scena pugliese dei nuovi leader della sinistra.
È stato uno storico di notevole rilievo consegnando alle stampe vari volumi e tra questi di assoluto pregio quello intitolato ” Italia, 151 anni dopo. Orgoglio e tradimento”.
Riteneva il Risorgimento non solo la realizzazione di un ideale (l’ Italia unita) ma anche un programma politico che avrebbe consentito, come poi in effetti è stato, un progressivo aumento della sfera di libertà personale.
Tommaso giustamente osservava come la sua denigrazione – ad opera della cultura di sinistra (per la quale la storia d’Italia non poteva che iniziare dalla Resistenza) e con la colpevole tiepidezza di quella cattolica (che non aveva mai digerito le posizioni anticlericali di quel periodo, peraltro assolutamente giustificate dalla necessità di abbattere il potere temporale) – avesse poi contribuito a produrre (insieme alla sciagurata istituzione delle Regioni) quelle divisioni che oggi lacerano il paese.
Nel suo impegno politico Tommaso non fu per nulla incline a cedimenti o a quei compromessi che pure a volte paiono necessari per il conseguimento del successo.
La sua morale non contemplava nulla di tutto ciò.
Egli è uscito dalla politica più povero di quando vi era entrato.
Il suo insegnamento continua ad arricchirci ancora oggi come la Sua incrollabile fede, professata sino all’ultimo respiro, nell’inveramento di quella Religione della Libertà cui ha dedicato un intera vita.
Questo, unitamente all’amore per la Sua famiglia e a quanto ha dato ad essa, è misura del successo vero e più profondo della vita di Tommaso Francavilla.

Emilio Toma 

La Gazzetta del Mezzogiorno

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