Luciano Fontana: Scuole chiuse per il voto? Una follia da evitare

Luciano Fontana: Scuole chiuse per il voto? Una follia da evitare

Risponde Luciano Fontana

Caro direttore,

puntualmente a settembre viene al pettine il nodo dell’inizio dell’anno scolastico. Quest’anno, c’è il problema aggiuntivo delle elezioni in alcune Regioni e di un referendum, L’utilizzo delle aule il 20 e il 21 settembre, più eventuali ballottaggi il 4 ottobre, provocherà il blocco parziale delle attività didattiche nel delicato periodo del loro avviamento. E questo per parecchi giorni. Non sarebbe possibile svolgere le attività elettorali in strutture diverse da quelle scolastiche, lasciando queste ultime al loro ruolo?

Giuseppe Bellinzona

 

Caro signor Bellinzona,

Far ripartire bene (con tutte le misure di sicurezza e gli insegnanti al loro posto) l’anno scolastico è forse la priorità numero uno che il governo e le forze politiche dovrebbero darsi. In tanti Paesi gli studenti sono già tornati nelle aule; da noi si va in discoteca, impazzano la movida e l’apericena, si gioca a calcetto ma scuola e università sono rimaste nel limbo. In compenso ci siamo baloccati tra metri statici e dinamici, banchi a rotelle, lezioni divise tra presenza e digitale senza un vero piano per il rientro. Tutto questo non dice molto sulla considerazione che abbiamo dell’istruzione in Italia?

Ora finalmente è stata fissata la data di inizio del nuovo anno scolastico. Abbiamo un mese e mezzo per fronteggiare i vuoti negli organici degli insegnanti, stabilire orari flessibili di entrata in classe per evitare assembramenti, trovare locali più ampi (come stanno facendo tanti presidi), cancellare le «classi pollaio», approntare i test e le misure sanitarie per ogni istituto. Dopo tanti mesi di lezioni a distanza, e nemmeno per tutti, l’ultima cosa che possiamo permetterci è richiudere le scuole dopo una settimana per far svolgere le elezioni regionali e il referendum. Siamo pieni di edifici pubblici, caserme, strutture comunali e regionali: cominciamo a pensare a come spostare i seggi in questi locali. Altrimenti daremo un altro segnale chiaro: dell’istruzione dei nostri ragazzi ci importa poco o niente.

Luciano Fontana

Corriere della Sera, 27/07/20

 

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