L’oscuro linguaggio delle norme: se il legislatore è Azzeccagarbugli

L’oscuro linguaggio delle norme: se il legislatore è Azzeccagarbugli

Dice Sabino Cassese che gli argomenti dei decreti ministeriali sul Covid non presentano un grado di difficoltà paragonabile a quello affrontato da Hegel nella “Fenomenologia dello spirito” e, tuttavia, l’opera del grande filosofo tedesco, così ricca di «in sé e per sé», non è tanto oscura come lo sono le frasi impenetrabili e criptiche delle leggi italiane.

Ogni nostro lettore sa che il requisito delle leggi dovrebbe essere la celebre formula di Cartesio: idee chiare e distinte. Invece, la prosa ministeriale e misteriosa è andata a scuola dal manzoniano Azzeccagarbugli che nei “Promessi sposi” impersona proprio l’opposto della prosa bella, italiana e risciacquata nell’Arno del Manzoni.

Sembra un problema letterario ed è un dramma civile. Una volta Indro Montanelli, parlando di sé e del giornalismo americano, disse che un giornalista è tale se riesce a farsi capire dal lattaio dell’Ohio. Perché lo stesso principio non dovrebbe essere applicato al legislatore?

Un legislatore è tale se riesce a farsi capire dal lattaio della Val Padana, del Tavoliere delle Puglie e dell’Aspromonte. Infatti, il legislatore, che ha il volto ignoto del secondo comma dell’articolo tre del decreto ottavo che rimanda al terzo comma dell’articolo quarto del decreto quinto che rimanda all’infinito, è Azzeccagarbugli.

La figura del legislatore Azzeccagarbugli trasforma il cittadino in suddito e il suddito in uno che si arrangia. Il primo requisito del potere – qualunque potere, anche quello della bolletta della luce – è il latinorum: deve far capire che non si deve capire. Non a caso lo Stato moderno nasce da una particolare questione esegetica che è insieme una riforma religiosa e politica: chi interpreta?

Gli italiani controriformati sono abituati da sempre all’oscurità burocratica e hanno imparato a girarla a proprio favore con la formula resa celebre dal signor Ferrini nel mitico programma “Quelli della notte”: «Non capisco ma mi adeguo». Ma a furia di non capire e adeguarsi, la commedia degli equivoci finisce periodicamente in tragedia. Per poi dare il là a una nuova commedia, quale timbro musicale del carattere nazionale melodrammatico.

Oscurità e chiarezza, linguaggio e pensiero non sono elementi estranei alla politica. Un linguaggio chiaro rimanda a un pensiero chiaro; un pensiero chiaro rimanda a un linguaggio chiaro. Per pensare bene è necessario parlare bene l’italiano. La parola buona evita il ricorso alla buona parola.

La Ragione