Liberamente

Liberamente

C’è una ragione per cui il giorno del nostro 25 aprile, quando ricordiamo la Liberazione, ci volgiamo a guardare verso la Francia. È una ragione che nasce da lontano e che ha motivazioni assai vicine.

Emmanuel Macron rimarrà all’Eliseo, la scelta competeva solo ai francesi, ma riguardava tutti noi europei. Ciascuno dei nostri Paesi, riuniti nell’Unione europea, resta, ovviamente, democratico e sovrano, ma ciascuno di noi è impegnato in un cammino che è iniziato nel 1945 e che continua oggi, affrontando sempre nuove sfide e facendo crescere la nostra sicurezza, solidità, prosperità e il nostro essere parte di una Unione. Dentro l’Unione ci sono, come è naturale e giusto che sia, Parlamenti con maggioranze politiche diverse, legate alle vicende e agli umori nazionali. Non potrebbero starci maggioranze anti europee. Che è la ragione per cui anche i nazionalisti, o sovranisti, presenti in diversi Paesi, s’adoperano a dire che non sono contro l’Europa, ma contro questa Unione europea. Posizione legittima, salvo che gli elettori la considerano giustamente pericolosa. Il cammino europeo iniziò proprio contro i nazionalismi, che avevano portato a due devastanti conflitti mondiali.

Oltre alle ragioni presenti, ve ne sono con radici più profonde e storiche. Il nostro Risorgimento, il lungo travaglio che portò all’Unità, fu europeista. Il suo esponente idealmente più forte, Giuseppe Mazzini, fondò la “Giovane Italia”, ma anche la “Giovane Europa”. Il suo esponente politicamente più astuto, Camillo Benso Cavour, costruì l’unificazione mediante le alleanze europee (e portò i soldati italiani in Crimea, per difenderla dalla Russia zarista). La Resistenza ebbe diverse colorazioni politiche. E se quella comunista era retta dall’idea dell’internazionalismo, con l’Unione sovietica a far da faro, quella democratica fu nuovamente europeista. I combattenti di Giustizia e Libertà, con Carlo Rosselli, furono “Oggi in Spagna domani in Italia”, sapendo che il fronte antifascista era uno solo. Nella guerra spagnola combatterono anche partigiani come Randolfo Pacciardi, orgogliosamente antifascista come anticomunista. Combatté Pietro Nenni, che prima creò il Fronte Popolare poi lo ruppe. In tutti loro era indubbia quella scelta europeista ed atlantica che, invece, trovava dubbi fra le file democristiane (abbiamo anche avuto un Presidente della Repubblica contrario all’Alleanza Atlantica, Gronchi), e radicale avversità nella sinistra comunista.

Distinzioni che non vanno cancellate, anche quando superate dalla storia. E questo è uno dei nostri problemi: praticare la storia come bugia, mentendo a noi stessi, sperando così di superare le divisioni del passato e finendo, invece, con il vederle periodicamente risorgere, sebbene abbigliate alla moda presente. Ci raccontiamo e, cosa più grave, insegniamo (poco e male) nelle scuole che tutti gli italiani furono per l’Unità, tutti vollero cacciare Mussolini, tutti sono contro la classe politica. Ma è falso. Il Vaticano fu oppositore dell’Unità. Il consenso di cui godé Mussolini vastissimo. La classe politica è eletta dagli italiani. Ma ci piace raccontarci che il male sono sempre gli altri, finendo col non avere una storia condivisa. Ovvero un riconoscimento dei fatti, sui quali soli possono basarsi le opinioni.

In Francia abbiamo visto dove passa la linea di divisione: europeisti contro antieuropeisti. Poi ci sono diversità in entrambe gli schieramenti. Nel 1945, grazie alla sponda atlantica, vinse l’Italia più bella, aperta, capace di rincorrere la ricchezza senza barattarla con la dignità e la libertà. Un patrimonio mai acquisito per sempre, da difendere ogni giorno. Ma non con la vuota retorica o con la faziosità sbandierante. Prima di tutto: studiando e non corrompendo la storia.

Con la Resistenza si sottrasse il patriottismo al nazionalismo, ora dobbiamo imparare che il confine della praticabilità democratica non passa più fra destra e sinistra, ma fra europeisti ed antieuropeisti.

La Ragione