L’ecologismo (im)possibile dei liberali

L’ecologismo (im)possibile dei liberali

Riflessioni pop di un’elettrice liberale

Durante gli ultimi giorni dopo la manifestazione mondiale dei giovani in nome della salvaguardia del pianeta, a quanto pare la più grande mai organizzata della storia per partecipazione, mi sono stupita non poco del rimbalzo a palla che la stessa ha fatto sulle bachehe social dei miei amici liberali (e non). Lo scherno era il registro più usato per i commenti, che andavano dal giudicare i partecipanti cretini, fannulloni, comunisti, fanatici, fricchettoni, manipolati, burattini ecc ecc,, nessuna concessione a sentimenti onesti, a voglia di esserci, di essere visibili al mondo e anche di contestare la generazione precedente.

Chi di noi da giovane non l’ha fatto? Io stessa, avessi avuto 16 anni ci sarei andata, perfino la figlia di Giuseppe Cruciani, il liberista più agguerrito d’Italia ha scioperato con lo sgomento del padre, ma no! Noi non li perdoniamo! Sono la brutta copia dei figli dei fiori, usano il tema solo per saltare le interrogazioni.

Ne siamo certi?

No perchè sottovalutare un tema evidentemente così sentito dalle giovani generazioni, lasciare che estremisti verdi o rossi ne colgano tutti i frutti mentre noi li guardiamo con aria sprezzante darebbe solo la misura della nostra incapacità totale di ascolto e strategia.

Io ammetto di avere sempre avuto una forte sensibilità ecologica che mi ha portato in tempi non sospetti a lavorare per il WWF italia qualche anno, ma questo non mi ha impedito di diventare una liberista economica e testimoniare che non c’è alcun contrasto tra le due attitudini.

Ricordiamo che il Ministero per l’ambiente fu fortemente voluto dal PLI, che  il primo ministro per l’ambiente fu Alfredo Biondi,  seguito da Valerio Zanone  e Francesco de Lorenzo,  pericolosissimi comunisti come è noto.

È solo in tempi recenti e soprattutto

in Italia che l’ecosistema ha perso valore quasi fosse un nemico del mercato:  Adam Smith parlava di Capitale Naturale, uno stock che genera flussi e servizi ecosistemici, Ricardo e Mill vedevano il Capitale Naturale come crescita decrescente per risorse che diminuiscono, Boulding addirittura un sistema chiuso a navicella spaziale a risorse esauribili.

Noi sappiamo che non è così, o meglio che alcune risorse naturali possono essere sostituite da quelle artificiali (Capitale artificiale): la tecnologia e la scienza hanno aiutato a fare in modo che campi non coltivabili lo siano diventati o a formare nuovi prodotti commestibili più resistenti alle malattie, abbiamo scoperto energie rinnovabili praticamente eterne, per cui l’elemento chiave rimane ora il grado di sostituibilità tra i due capitali. Ovviamente ci sono soglie critiche che riguardano le diverse tipologie di Capitale Naturale, il quale però era e rimane parte del mercato e come tale ne deve fare parte attiva.

Perchè paghiamo di più un appartamento con una bella vista?

Perchè i luoghi incontaminati sono i più apprezzati?

Perchè quando c’è il vento Milano è più bella?

Perchè i rifiuti per strada ci danno fastidio?

Siamo disposti a pagare per ciò che riteniamo bellezza? 

Siamo coscienti che il Capitale Naturale sia un elemento importante del mercato e che come tale debba essere considerato, pagato e goduto? 

Se qualcuno reca un danno all’ambiente si parla di esternalità negativa che deve essere valutata e compensata monetariamente, come tutti i costi.

“Nessun pasto è gratis” deve valere anche per l’ambiente. 

L’approccio liberale al mercato richiede un mercato anche dei mali o esternalità negative, che può funzionare alla Pigou, tramite regole o tasse, oppure alla Coase tramite privatizzazione di tutti i beni ambientali o tramite mercati dei permessi d’inquinamento trasferibili, o con altri nuovi strumenti, ma deve funzionare, pena un suo fallimento.

Io non ho competenze per parlare di inquinamento o di Co2, ho totale fiducia nella scienza pertanto mi affido alla stessa, ma da liberista voglio un mercato che funzioni, un mercato dove chi danneggia gli altri individui li ricompensi con il dovuto, perchè fa parte della mia base valoriale. Il tema ambientale non va contro il mercato, va incorporato nello stesso con strumenti che riducano le esternalità negative, come raccomandano anche FMI e OCSE.

E così, da elettrice liberale, voglio spingere perchè anche la nostra parte politica abbia un progetto di protezione ambientale, nell’ambito del mercato, della scienza e della razionalità che ci contraddistinguono, anche per non lasciare uno spazio immeritato a chi sfrutta strumentalmente sane e diffuse istanze giovanili.