#laFLEaMassimo – Episodio 16 – Licenziamenti: il blocco che non può durare per sempre

#laFLEaMassimo – Episodio 16 – Licenziamenti: il blocco che non può durare per sempre

Episodio 16 – Licenziamenti: il blocco che non può durare per sempre

La necessità di un nuovo lockdown duro, con la chiusura delle scuole elementari costituisce un fallimento conclamato nella gestione della pandemia. Oltre un anno dopo il momento nel quale si è raggiunta la piena consapevolezza sulla gravità dell’emergenza sanitaria, non ci può essere giustificazione per l’incapacità di controllare adeguatamente la diffusione dei contagi senza fermare l’intero sistema economico e senza danneggiare coorti di studenti innocenti. 

Se pure questo fallimento è ascrivibile alla gestione precedente, non possiamo tollerare dal nuovo esecutivo alcun ritardo o esitazione nello svolgimento di un programma rapido ed efficace per la somministrazione dei vaccini. 

Esiste tuttavia un altro fondamentale banco di prova per verificare se la discontinuità che il Governo Draghi sembra promettere rispetto al passato sarà confermata da risultati concreti o rimarrà una semplice narrazione: la scadenza del blocco dei licenziamenti. 

In un momento eccezionale di crisi, la scelta di tutelare l’occupazione vietando alle imprese di licenziare potrebbe apparire ragionevole: come potrebbero mai ricollocarsi i lavoratori che dovessero trovarsi senza occupazione? Non è meglio fermare tutto aspettando tempi migliori? 

In realtà questo approccio è superficiale, in parte ideologico e potrebbe paradossalmente danneggiare gli stessi lavoratori che intendeva proteggere. 

Nel caso di un’azienda in crisi, destinata al fallimento o alla liquidazione, il modo migliore di tutelare i dipendenti consiste nell’offrigli una concreta possibilità di ricollocarsi, anche riqualificando le proprie competenze. Congelare la situazione serve solo a rinviare la risoluzione del problema e a renderla più costosa.

In quest’ottica il blocco dei licenziamenti è una misura criticabile perché ostacolando l’ordinario processo di “distruzione creativa” che mantiene vitale il tessuto economico da vita ad imprese zombie che si mantengono grazie a sussidi pubblici che prima o poi dovranno terminare. Un approccio più razionale prevede di tutelare i lavoratori in luogo dei posti di lavoro garantendogli un supporto nella delicata fase di transizione verso un nuovo impiego. 

A questo proposito si dimostrano molto lucidi e interessanti gli interventi del prof Pietro Ichino in alcuni editoriali che trovate nella descrizione del podcast uno dei quali firmato con Marco Bentivogli e Lucia Valente.

Con riferimento alla scadenza del blocco dei licenziamenti, si suggerisce un approccio differenziale, che distingua le aziende che versano in difficoltà temporanee da quelle che si trovano in uno stato di crisi irreversibile, che si concentri sulle politiche attive per il lavoro e che riveda le restrizioni introdotte dal decreto dignità alle assunzioni a termine, che al momento possono avere conseguenze deleterie sulla ripresa dell’occupazione.

Il blocco dei licenziamenti costituisce un fondamentale banco di prova per il nuovo governo perché dal modo in cui esso verrà affrontato si può evincere l’approccio strategico che si vuol dare alla politica economica. 

Un rinnovo incondizionato sarebbe l’ennesima conferma che nel paese del gattopardo tutto sembra cambiare affinché nulla cambi. Vorrebbe dire che la silenziosa rivoluzione della normalità che l’ex banchiere centrale prometteva di portare si è arrestata di fronte al muro di gomma di un sistema che non può e non vuole cambiare. 

Il blocco non può durare per sempre e per evitare che determini una reazione a catena di fallimenti è necessario che sia abbinato a misure di supporto onerose per il sistema economico e distorsive perché finiscono per premiare le aziende meno competitive e gli operatori opportunistici.

Il nuovo lockdown duro  ereditato dalla gestione precedente non può e non deve distrarci dalla pragmatica considerazione che l’emergenza non può e non deve durare per sempre, così come non possono essere prorogate all’infinito le misure eccezionali come il blocco dei licenziamenti. 

Prima accettiamo questo stato di cose, prima potremo sperare di avviarci verso un percorso di ripresa che in diversi altri paesi sembra già avviato.

Dobbiamo dunque augurarci che il governo Draghi abbia il coraggio di realizzare quello che ha promesso e seguire le indicazioni da lui stesso codificate nel report del gruppo dei 30 che ha diretto insieme all’ex presidente della banca centrale indiana: un approccio selettivo, che non distrugga risorse sussidiando imprese destinate alla chiusura, ma che favorisca un processo vitale di rigenerazione e ripartenza, limitando l’intervento pubblico alla riduzione dei costi sociali e al supporto ai lavoratori durante la delicata fase di transizione.

 

Riferimenti

https://www.pietroichino.it/?p=58288

https://www.pietroichino.it/?p=58285