#laFLEalMassimo – Episodio 4 – Cashback: l’elemosina del Sovrano

#laFLEalMassimo – Episodio 4 – Cashback: l’elemosina del Sovrano

Episodio 4 –  Cashback: l’elemosina del Sovrano

Il Cashback sui pagamenti con carta, che tanto graziosamente il sovrano munifico ha concesso al popolo in occasione delle festività natalizie rappresenta degnamente il rapporto di sudditanza che intercorre tra gli italiani e il potere politico.

Il principe fa tintinnare una manciata di monete sonanti e subito legioni di sottoposti accorrono a magnificarne la generosità e a tessere le lodi delle sofisticate applicazioni informatiche che consentono il miracolo della restituzione dei denari previa identificazione biometrica e autocertificazione informatica di buona fede e lodevole intento.

Poco importa che i soldi con i quali il politico di turno capta la benevolenza popolare siano stati presi dalle stesse tasche nelle quali saranno nuovamente recapitati. Tale è la soggezione intellettuale da non cogliere che la carica d’innovazione della misura natalizia è simile alla corazzata Poriemkin dei film di fantozzi.

E’ appena il caso di sottolineare che, a due giorni dall’inizio di una campagna che ne dura 23 di cui gli ultimi 11 soggetti a limitazioni alla circolazione, la sezione dell’app IO dedicata al cash back sia ancora oggetto di manutenzioni e aggiornamenti che non ne rendono possibile l’utilizzo.

Ma guardiamo al principio, degno di un Robin Hood al contrario: toglie ai deboli che non hanno la carta di credito o il  conto corrente, faticano a capire cos’è lo SPID o semplicemente desistono se devono impiegare un giorno di lavoro per capire come ottenere 10€ di sconto dalla stato, deboli che però  pagano l’IVA, IMU,TASI e IRPEF per dare ai professionisti del bonus, quelli che hanno scalato 600mila posizioni in coda virtuale per lo sconto sulla bici alla faccia di chi avesse provato ad attivare l’identità digitale in quei giorni con tutte le procedure bloccate.

Sappiamo che la pandemia ha colpito in modo diseguale dal punto di vista economico, risparmiando pensionati e dipendenti che hanno potuto lavorare nel lockdown o imboscarsi a parità di reddito, mentre commercianti e liberi professionisti spesso rimangono ancora al paolo. Quale tra le due categorie avrà maggiore beneficio dal cash back? Chi ha messo via soldi da spendere ed è abituato ad usare le carte o chi sopravvive erodendo i risparmi nella speranza che arrivi presto un vaccino?

Cash back ingiusto, iniquo e illusoriamente finalizzato a favorire i pagamenti digitali contro l’evasione fiscale. Quanti perfidi parassiti scenderanno usciranno dagli attici in centro acquistati in contanti per sfidare i labirinti dell’antiriciclaggio e depositare le tasse non pagate in conti tracciati forti dell’incentivo irresistibile di 10% cashback da ottenersi previo attraversamento delle forche caudine virtuali mettendo a rischio decenni di attività delinquente per intascare, se va bene 150€?

Dovremmo ridere per non piangere eppure l’Italia del 2020 è quel posto dove un signore asceso al governo per caso e ivi rimasto più che per meriti propri per demeriti altrui e per la fortuita contingenza di una crisi sanitaria globale può blandire legioni di sudditi lobotomizzati con un app che non funziona, una promessa di rimborso finanziata degli stessi destinatari del beneficio e una narrazione fantastica di minori evasioni e di cultura digitale a cui può credere solo chi è rimasto ancora nel medioevo.