#laFLEalMassimo – Episodio 36: Salario minimo e dignità del lavoro

#laFLEalMassimo – Episodio 36: Salario minimo e dignità del lavoro

Bentornati alla FLE al massimo, sempre per non farci mancare nulla e per scegliere argomenti leggeri oggi parliamo di Salario Minimo e dignità del lavoro.

Il lavoro e una adeguata e dignitosa remunerazione giocano un ruolo centrale nella vita di ognuno di noi. Almeno per quelli che lavorano per vivere. Ma è proprio per questa centralità, che occorre trattare con rispetto questi argomenti e respingere ogni vergognosa strumentalizzazione politica.

Siamo tutti d’accordo su un compenso equo e su condizioni dignitose, come concordiamo sulla pace del mondo e sulla fine della povertà. La differenza tra il populismo e il serio ragionamento politico risiede nel “come” perseguire questi obiettivi e prima nella definizione di chiari indicatori numerici per monitorarne il raggiungimento.

A livello intuitivo sembra ovvio che il salario non possa scendere al di sotto un qualche “livello minimo” che consenta di vivere in modo decente. Ma a ben guardare quello che rileva è il reddito disponibile che si può portare a un livello accettabile anche integrando i salari troppo bassi con dei sussidi. In questo modo lasceremmo lavoratori e datori di lavoro liberi di contrattare il compenso, senza distorcere il funzionamento dei mercati e lasceremmo allo stato il ruolo di assicurarsi che tutti raggiungano un minimo vitale degno di una società civile.

Fissare un salario minimo significa imporre delle rigidità e omogeneità a un sistema che per sua natura ha bisogno di flessibilità e differenziazione per prosperare. Tra Bolzano e Canincattì cambia il costo della vita, la dotazione di infrastrutture, il tessuto economico e molte competenze dei lavoratori. Tra un chirurgo, un pilota di aerei e un giornalista free lance cambiano requisiti psicofisici, formazioni, condizioni e orari di lavoro e necessità di riposo. Quanto è complicato regolare tutto? Quanto è alto il rischio di imporre regole inappropriate  e disfunzionali?

La FLE al massimo preferisce le domande difficili alle risposte troppo semplici, e punta a insinuare dubbi più che vendere certezze. Ci vediamo la settimana prossima per altri spunti, provocazioni, idee.

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