#laFLEalMassimo – Episodio 3 – Su una Partimoniale ingiusta e miope

#laFLEalMassimo – Episodio 3 – Su una Partimoniale ingiusta e miope

Episodio 3 –  Su una Patrimoniale ingiusta e miope

Nel mondo a somma zero del socialismo illiberale non è possibile migliorare la posizione di alcuno senza peggiorare quella di qualcun un altro. Ne consegue che le proposte politiche provenienti da questa area di pensiero siano essenzialmente improntate a una qualche forma di lotta di classe volta a scalfire le fortune immeritate dei paperoni facoltosi per redistribuire risorse a chi è stato ingiustamente penalizzato dalla cospirazione dei poteri forti quando non si tratti di vittime del destino cinico e baro.

In Italia, con la fiscalità sui redditi che si colloca già al di fuori della grazia di dio e in presenza di più di una patrimoniale quale creativa innovazione potrebbe mai concepire un politico opportunista che volesse sfruttare la ghiotta occasione offerta da una pandemia globale? La risposta si può trovare in un emendamento alla legge di bilancio firmato da deputati di Leu e del Pd e chiede l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli, per sostituirle con un’imposta patrimoniale dello 0,2% “sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro”. I primi firmatari sono Nicola Fratoianni, che fa parte della componente di Sinistra Italiana in Leu, e Matteo Orfini, della minoranza Pd.

Fantasticare di nuove imposte in Italia è un pò come parlare di corda in casa dell’impiccato, con che faccia si può pensare di riuscirci senza oltrepassare il senso del ridicolo? Lo stratagemma più diffuso è il vecchio trucco di Robin Hood: finchè colpisci i ricchi le tasse non saranno mai abbastanza e puoi sempre dire che col ricavato aiuterà i poveri guadagnando il paradiso per tutti. Se poi vogliamo aggiungere un tocco di classe c’è l’evergreen dell’evasione fiscale vuoi mai che uno che ha accumulato un patrimonio considerevole sia anche una persona onesta? Tanto onesta quanto gli statali in smart working senza la possibilità materiale di lavorare, ma con lo stipendio pieno a fine mese?

Facciamo una parentesi economica prima di trarre conclusioni politiche.In astratto le imposte patrimoniali non presentano controindicazioni particolari nella misura in cui si tiene conto di due fattori rilevanti. In primo luogo, al netto di donazioni ed eredità, il patrimonio di un individuo è il risultato dell’accumulo negli anni di redditi che sono già stati assoggettati ad una imposizione. In secondo luogo, il patrimonio è spesso costituito di elementi illiquidi come immobili, aziende o altre tipologie di beni, dunque è necessario tenere presente questo aspetto per evitare che il contribuente sia costretto a dover vendere una parte del patrimonio per far fronte alle imposte.

Sul tema mi piace segnalare l’ottimo articolo del prof sandro brusco dalla Stony brook universty intitolaro Come si diventa super-ricchi sul blog noisefromamerika di quasi 10 anni fa.

Dunque la valutazione da fare non riguarda la singola imposta, quanto la struttura del sistema fiscale nel suo complesso a fronte delle quali la proposta “nuova” patrimoniale porterebbe solo nuove distorsioni ed iniquità anche maggiori di quelle attualmente esistenti. Eliminado l’IMU dalla quale le prime case sono già esenti e le imposte di bollo sui conti si farebbe un regalo certo ai titolari di patrimoni vicini a 500mila euro, che si fatica a credere possano essere tra i più bisognosi a fronte di benefici incerti per i cittadini in difficoltà che hanno tutti i motivi per diffidare di un governo che durante le emergenze salva Alitalia, compra banchi a rotelle per le scuole che poi chiude e si appresta a ricapitalizzare il monte dei paschi dove ha già bruciato 5 miliardi nella speranza di porre fine all’emorragia di perdite.

I fanatici delle tasse buone che in genere non rischiano e nulla producono, mentre hanno l’arroganza di presumere l’evasione da parte di chi li mantiene producendo e tenendo in piedi il paese dovrebbero mettersi in tasca la loro sterile retorica e vergognarsi per aver mantenuto l’opportunismo degli sciacalli, mentre tanti cittadini onesti si trovano nell’impossibilità di potersi guadagnare da vivere.

Dunque è bene gridare forte e chiaro che i feticisti dell’oppressione fiscale prima di comportarsi come parassiti ragionano in modo tanto ottuso da segare il ramo sul quale sono seduti.

Il primo e ovvio principio che a loro sfugge è che lo scambio è un gioco a somma positiva, una società che si dota di istituzioni inclusive vede prosperare tutta la sua comunità, mentre all’opposto le istituzioni estrattive che tartassano i contribuenti determinano il fallimento delle nazioni come spiegato dal celebre libro dell’economista Daron Acemoglu dell’ MIT.

In secondo luogo la lotta all’evasione fiscale non può essere un’araba fenice da sbandierare nelle discussioni di retorica spicciola senza ammettere le responsabilità dell’amministrazione che non sa farsi pagare, dei cittadini che collaborano con chi non paga e delle leggi concepite nell’interesse degli azzeccagarbugli.

I cittadini degni di questo nome così come non possono tollerare alcuna infrazione della legge hanno il diritto di pretendere che lo stato che mantengono con le proprie tasse funzioni come si deve, sia capace di far rispettare la legge e di punire chi la infrange: da che parte pende la bilancia di chi chiede imposte aggiuntive avendo fatto pessimo uso di quelle passate? Non sarebbe il caso di accompagnare ogni nuova pretesa con un chiaro e trasparente impegno a non ripetere errori o abusi passati?

La patrimoniale che i sinistri figuri non si stancano di proporre è una farsa opportunista e non perchè non sia giusto redistribuire, attività che il bilancio dello stato porta avanti in larga misura tutti giorni, ma perchè si tratta di una misura parziale e mal concepita che peggiora un sistema fiscale che è già pessimo.

Il gioco perverso di questa società decadente non si contrasta cambiando il nome di chi distribuisce male le carte, o spostandone di poco una o due, ma rovesciando la forma mentis  di chi passa troppo tempo a cercare di tassare gli altri invece di rimboccarsi le maniche per contribuire allo sviluppo della comunità.