#laFLEalMassimo – Episodio 27 – Trappole illiberali per diciottenni

#laFLEalMassimo – Episodio 27 – Trappole illiberali per diciottenni

Episodio 27 – Trappole illiberali per diciottenni

La proposta del PD su una dote ai diciottenni oltre che discutibile sul piano economico e della opportunità politica in questo particolare momento storico è il prodotto di una cultura illiberale.
Si tratta una visione del mondo dirigista che in Italia accomuna tutte le forze politiche destra a sinistra sotto la bandiera unitaria dello slogan “più stato per tutti”. Una strategia politica che per decenni ha costruito un ambiente ostile all’affermazione individuale, al riconoscimento del merito e alla attività d’impresa dando vita a un sistema sociale dal quale i giovani più capaci e dotati di iniziativa non possono che emigrare esprimendo il proprio voto con i piedi.
Non sorprende allora che la soluzione proposta sia un bonus, un sussidio, l’ennesima misura assistenziale, che possa alimentare la dipendenza dallo stato padre e padrone e dalla sedicente dittatura illuminata dei mestieranti della politica; così come non può sorprendere che il conto da pagare venga riservato ancora una volta a qualcun altro, a un nemico costruito di proposito che possa catalizzare tutto l’astio ideologico contro il successo individuale e dare corpo alla negazione del merito.
Per evitare fastidiose e surreali discussioni che esulano dal merito della proposta specifica è bene separare le carenze logiche, giuridiche e di contesto della nuova misura ipotizzata dalle intenzioni e dai reali problemi che affliggo i cittadini più giovani e che meriterebbero discussioni più articolate e meno demagogiche.
La proposta in sé fa acqua perché, come misura di politica economica risulta non conveniente ad una anche solo superficiale analisi dei costi benefici. Non ha nessun senso aggiungere liquido in un recipiente bucato. Prima occorre rimuovere gli ostacoli amministrativi, giuridici e istituzionali che impediscono la piena realizzazione delle aspirazioni individuali dei giovani. Poi si potrà valutare se opportuno accordare un beneficio a questa categoria e quale priorità attribuire a questo impiego rispetto alle n altre problematiche della nostra società.
Altro elemento estremamente debole riguarda l’ipotesi di finanziarsi con aumento dell’imposizione sull’eredità: perché il livello complessivo dell’imposizione in Italia è già molto elevato e, qualunque misura incrementale potrebbe verosimilmente innescare comportamenti difensivi. Esistono molti modi legali per sottrare un asse ereditario alle imposte se il contribuente ha la percezione che questo prelievo sia ingiusto e ingiustificato.
Inoltre, vista l’atavica tendenza del fisco italiano a introdurre nuove imposte adducendo una motivazione per poi dirottare i fondi ad altri impieghi quanto possiamo fidarci di questa proposta? Come evidenziato dal presidente Draghi occorre una riforma strutturale dell’intero impianto fiscale visto che l’evidenza ci ha dimostrato quanto misure episodiche possano distorcere e peggiorare l’intero sistema.
Fuori dal merito della dote ai diciottenni l’intera discussione è viziata da forti pregiudizi e distorsioni ideologiche: se si vuole perseguire una maggiore giustizia sociale e ridurre le diseguaglianze, perché concentrarsi su questa categoria? Cosa la rende ai fini della redistribuzione più meritevole a parte la contropartita elettorale che può portare a chi le accorda benefici?
E’ giusto e doveroso parlare di terribile furto intergenerazionale di cui sono vittima i nostri giovani, ma occorre farlo partendo dai privilegi delle generazioni precedenti e in un ottica costruttiva che parta dalla formazione, informazione e orientamento nella scuola dell’obbligo e fornisca agevolazioni e incentivi per lavorare e fare impresa. Chi lavoro e produce si guadagna la propria indipendenza. Chi vive di sussidi rimane dipendente dallo stato e vulnerabile di fronte ai mutamenti futuri dell’economia e della società

Riassumendo: la dote proposta dal PD è un gigantesco sussidio che non realizza giustizia sociale, perché da luogo ad una redistribuzione delle risorse arbitraria, vulnerabile a comportamenti opportunistici (immaginate stati di famiglia e indicatori ISEE orientati al bisogno) finanziate in modo inconsistente (immaginate il boom di polizze vita per sottrarsi a rincaro d’imposta), ma soprattutto non rimuove gli ostacoli alla realizzazione delle aspirazioni personali dei giovani e senza questo passaggio è inevitabile che la risposta sia emigrazione e voto con i piedi.

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