L’abbasso e il viva

L’abbasso e il viva

Sostenere che la pace in Ucraina debba essere trattata da questo ma non da quel paese o da questo e non da quel continente, è un’idea sbagliata. Primo perché non si capisce la ragione secondo la quale un paese o un continente sia più indicato degli altri per prossimità o interesse; secondo perché la prima ragione contiene un vizio di fondo: non c’è paese o continente che non possa dirsi interessato e prossimo.

Non serve passare in rassegna ogni paese e analizzarne gli specifici interessi, i margini e la prossimità, che peraltro coincidono tutti in punto sul quale potremmo, più precisamente, dovremmo tutti convenire e che riguarda la convenienza, la convivenza e, siamo giunti a questo punto, la stessa sopravvivenza. La questione posta in termini diversi sarebbe malposta.

Quando Luigi Einaudi domandava “chi vuole veramente la pace?” poneva una domanda non retorica che ammoniva quanti gridavano vacuamente abbasso la guerra e viva la pace e smascherava le intenzioni di guerra e di conquista sottese ad inconsistenti dichiarazioni.

È difficile, per chi scrive impossibile, fare previsioni su come evolverà e quando finirà la guerra, quali che siano le premesse e i moventi più o meno ideologici, iniziata per capriccio e portata avanti con atti indiscriminati e criminali di Putin. Per qualsiasi paese del Mondo, primi fra tutti quelli europei, si tratta di creare le condizioni per una soluzione diplomatica ed una pace onorevole.

Già che un giorno, speriamo vicino, la guerra sarà finita, è ragionevole presumere che il vacuo ed ipocrita pacifismo si sgonfierà senza che se ne senta la mancanza, e con esso si attenuerà un certo nazionalismo di stampo europeista che, invece, sarebbe bene alimentare per non perdersi d’animo nel muovere passi fondamentali che oggi pensiamo di essere in grado di compiere.

Dovremmo aver compreso che il fabbisogno energetico, il bisogno di sentirsi sicuri, in generale, la capacità di prendere decisioni di vitale importanza non per i cittadini di questo o quel paese europeo ma per tutti i cittadini europei, sono questioni che possono essere affrontate solo in sede europea e solo se vengono poste nei giusti termini che sono politici.

Infatti, in poche ore si è spinto il ragionamento e con esso qualche azione conseguente su posizioni relative all’unione dell’energia e della difesa sulle quali si tergiversava da decenni. La stessa “Conferenza sul futuro dell’Europa”, strumento di partecipazione da principio poco incisivo, potrebbe assumere, date le circostanze, un significato simbolico per l’ulteriore integrazione politica europea da prendere molto sul serio.

Nei bunker ucraini, qualche volta accompagnati dal suono dei violini, nascono nuove e più grandi famiglie con le quali donne e uomini si sentono a casa, tirano avanti e non vedono l’ora di riuscire allo scoperto, per ricostruire, rimarca il presidente Zelensky, e riprendere a vivere come Dio comanda.

Certamente si tratterà di ricostruire, di curare delle ferite che ci metteranno tempo a cicatrizzare, ma si tratterà anche di costruire meglio di quanto non abbiamo fatto finora, di farlo velocemente, e mentre lo facciamo, di ordinare le nostre idee nella direzione e nel senso auspicato dallo stesso Luigi Einaudi che mettendoci in mora dalle pagine del Corriere della Sera domandava “Chi vuole la pace?” e scriveva “Chi vuole la pace deve volere la federazione degli stati, la creazione di un potere superiore a quello dei singoli stati sovrani. Tutto il resto è pura chiacchiera, talvolta vana, e non di rado volta a mascherare le intenzioni di guerra e di conquista degli stati che si dichiarano pacifici.”

E argomentava: “Non basta gridare: abbasso la bomba atomica, viva la pace! Per volere sul serio l’abbasso e il viva. Fa d’uopo volere o perlomeno conoscere qual è la condizione necessaria bastevole perché l’una e l’altra volontà non restino parole gettate al vento. Siffatta condizione si chiama forza superiore a quella degli stati sovrani, si chiama federazione di stati”.

Tutto il resto è chiacchiera.