La Terza Repubblica

La Terza Repubblica

La prima repubblica è morta sulle note tristi del tintinnio delle manette di Mani Pulite, osannato e portato alla gloria degli altari dai giacobini di fine ventesimo secolo. Così la separazione dei poteri si è andata a far benedire. Ed un parlamento totalmente ingessato, che dopo il superamento della guerra fredda non aveva più senso di andare avanti con il sistema della convivenza forzata pentapartitica, ha abdicato il suo ruolo.

Possa il disprezzo accompagnare sempre la memoria dei coloro i quali hanno danneggiato sia la giustizia che la politica. Sperando che la prima si trasformasse in un arma contro i loro avversari politici.

La seconda Repubblica nacque con il sistema maggioritario, dove il Mattarellum preservava la possibilità di avere un’identità di partiti. Ma per la stragrande maggioranza divideva il paese in collegi maggioritari. Con piccole fasi di difficoltà comunque si sapeva che ti vinceva le lezioni governava. E solitamente i trasformisti pagavano pegno agli elettori.

Impianto costituzionale vecchio
Quando poi si è voluto tornare al proporzionale, si è riproposta una prima Repubblica con una classe dirigente totalmente inadeguata al nostro impianto costituzionale. Perché il nostro impianto costituzionale non è mai cambiato. È un impianto nato vecchio, superato, dove i nostri padri costituenti si temevano gli uni con gli altri.

I democristiani avevano il terrore di un governo di socialisti e comunisti. I comunisti, quando capirono di essere dalla parte per loro meno conveniente del muro che divideva il mondo libero dal mondo comunista, cercarono sempre di indebolire il governo.

Il collante che tenne in piedi tante maggioranze governative fu proprio la divisione del mondo in due blocchi contrapposti. Nelle condizioni attuali la Repubblica non ce la fa più.

La fondazione Einaudi ha presentato un disegno di legge per l’istituzione di un’Assemblea Costituzionale che abbia lo scopo di redigere una nuova Costituzione da approvare entro un anno. Probabilmente non è la proposta sbagliata poiché che il Parlamento non è in grado di approvare nulla di lungimirante.

La politica non è capace di rigenerarsi. Siamo bloccati tra le maglie strette di una legge elettorale che non consente di essere modificata positivamente. Questo per la troppa frammentazione degli interessi delle varie componenti ed un taglio dei parlamentari che ha impietrito la maggior parte dei componenti delle due camere che temono di non rientrare.

Il paese ha bisogno di riforme sostanziali. Bisogna riformare una giustizia che garantisca efficienza ed equità. E! necessario rivedere il modo di elezione del capo dello Stato affidandolo direttamente ai cittadini, è necessario porre anche costituzionalmente collegi uninominali che consentano agli elettori di scegliersi gli eletti. Bisogna differenziare le competenze delle camere ed abrogare enti inutili e vituperato come il CNEL.
Probabilmente la politica non è in grado di rinascere, quindi bisogna riformarla dall’esterno per il bene della Repubblica e la salvaguardia della democrazia del paese.

ALESSANDRO SCIPIONI

adhocnews.it