La deriva neoliberista, un fantoccio mai esistito

La deriva neoliberista, un fantoccio mai esistito

A sinistra (come a destra per i migranti) ci si erge contro il liberismo. Affascinante, scrive Mario Seminerio, in un paese dove lo Stato intermedia metà del Pil. Un vano assioma di Luigi Einaudi

 

L’operazione è in tutto e per tutto analoga a quella tipica dei partiti destra, i quali, facendo leva sul senso di insicurezza e sul bisogno di protezione dei cittadini, drammatizzano la minaccia rappresentata dagli immigrati irregolari e si ergono a difensori di chi più ne teme la presenza. È con lo stesso spirito mistificatorio, e con analogo intento demagogico, che a sinistra c’è chi si erge ad argine contro una presunta deriva “liberista” che con tutta evidenza in Italia non c’è, ne mai c’è stata. Eppure, se ne parla come di un dato di fatto.

“Il modello neoliberista genera disuguaglianze sociali: va cambiato!”, intima infatti l’aspirante segretario del Pd Elly Schlein, con i vari Orlando e Provenzano a fargli da coro. Ma la cosa sorprendente è che ad accreditare la tesi è stato nientemeno che Romano Prodi, forse in qualità di grande elettore della Schlein. “35 anni di liberismo hanno devastato i diritti sociali”, ha infatti scritto nella propria biografia l’economista bolognese. Che pure è stato due volte a capo del governo italiano. Governi che, quelli sì, hanno messo mano alle regole del mercato del lavoro e della concorrenza. Ma di qui a sostenere che il liberismo sia diventato il Verbo nel Belpaese davvero ne corre.

“Confesso che sono sempre affascinato quanto qualcuno proclama di voler lottare contro il liberismo in un paese dove lo stato intermedia la metà del Pil”, ha ironizzato su Twitter l’economista (liberale) Mario Seminerio. Difficile dargli torto. Del resto, è noto: quando la demagogia chiama, il senso di realtà latita. Lo sapeva bene il capofila dei liberali italiani Luigi Einaudi, che agli albori della Repubblica già se la prendeva con “gli analfabeti del liberismo”, cioè di “un fantoccio mai esistito”.

 

Huffington Post

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