In continua crescita la spesa e le tasse

In continua crescita la spesa e le tasse

Favole sfatate

Basta guardare questi due grafici per sfatare due favole. La prima, che è anche la più creduta, è che noi si venga da anni di austerità e tagli della spesa pubblica. Il che è totalmente falso giacché – salvo brevi parentesi e, comunque, inequivocabilmente nel medio periodo – quella spesa è cresciuta e crescente.

La seconda, che è la più raccontata, è che “il nostro governo ha fatto scendere la pressione fiscale”. Cosa avvenuta se si fa riferimento a questa o quella tassa, ma immaginaria se ci si riferisce alla pressione complessiva, cresciuta e crescente. Ma non basta, perché cresceva anche il debito, che è promessa di futura maggiore fiscalità.

Dietro questa condotta, scriteriata, vi è la millantata convinzione che la spesa pubblica aumenti la ricchezza. Dipende: gli investimenti ben fatti servono; la spesa corrente improduttiva uccide.

Durante gli ultimi giorni dello scorso novembre, l’Unione europea ha invitato l’Italia a tenere maggiormente sotto controllo le proprie spese correnti.

Questa indicazione, che sembra quasi la raccomandazione di una madre preoccupata per lo stile di vita di un figlio un po’spendaccione, è in realtà ampiamente giustificata dal trend evidenziato nel primo grafico. Possiamo notare come dal 2001 a oggi la spesa pubblica corrente del nostro Paese sia arrivata a costituire circa il 48% del Pil.

Il tracciato in oggetto registra una crescita quasi sempre costante della spesa pubblica con due eccezioni: il crollo del 2011 – in corrispondenza dell’annus horribilis dello spread nel quale il bollettino sul differenziale Btp-Bund apriva le edizioni di ogni telegiornale – e la discesa (più lieve) iniziata nel 2014 e conclusasi nel 2017.

L’ultima impennata, invece, è stata registrata nel 2020. Tale aumento è dovuto da una parte alle misure d’emergenza emanate per far fronte alla pandemia, dall’altra all’importante decrescita del Pil osservata nello stesso anno.

Le spese pubbliche sono finanziate in buona parte dal gettito fiscale: per questo motivo anche il trend relativo alla pressione fiscale ha registrato un deciso aumento dal 2001 a oggi.

In particolare, osservando il secondo grafico possiamo notare tre occasioni nelle quali la pressione fiscale è schizzata verso l’alto: la prima è nel 2006-2007, durante il secondo governo Prodi; la seconda è nel 2012, durante la crisi del debito pubblico (governo Monti); la terza nel 2019-2020, in corrispondenza dei governi giallo-verde e giallo-rosso, entrambi a trazione grillina.

A gonfiare le voci “spesa pubblica corrente” e “pressione fiscale” degli ultimi due anni hanno verosimilmente concorso anche le misure assistenziali a sostegno delle fasce più deboli della popolazione.

La riduzione della disuguaglianza sociale è certamente uno degli obiettivi principali di uno Stato moderno. Tuttavia, il rischio che si corre impiegando forme di assistenzialismo a pioggia è quello di impoverire il resto della popolazione, diminuendo così soltanto la differenza fra gli ultimi e i penultimi, lasciando invariata la forbice con i primi.

a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su La Ragione