Il tampone di Conte è positivo: ha la sindrome da Padreterno

Il tampone di Conte è positivo: ha la sindrome da Padreterno

COSTITUZIONE AZZERATA: DIAGNOSI RAGIONATA SUL LOCKDOWN

Dobbiamo essere felici, perché la pandemia è in calo, è iniziata la fase 2 e il presidente del Consiglio ha detto che, se le cose continuano così e ci comportiamo bene, acconsentirà che tutti i cittadini possano andare liberamente in vacanza anche senza maglietta della salute. E possano scegliere direttamente loro se al mare o in montagna, senza necessità di autocertificazione di sorta.

A parte gli scherzi, dopo questo lungo lockdown le statistiche comprovano chiaramente che la tragica pandemia da coronavirus sta illanguidendosi e tramontando, ferma restando come in tutte le infezioni la possibilità di recrudescenza. Allora forse è giunto il momento di iniziare a fare per bene i conti in quanto, a occhio e croce, qualche cosa non torna; di sciogliere alcune riserve trattenute in pectore quando l’incandescente emergenza avrebbe reso inopportuna l’espressione di qualsiasi critica o perplessità nei confronti del governo; di rappresentare insomma a futura memoria le incongruenze governative più gravi, nella speranza di condotte più garantite, riflessive e partecipate nella denegata ipotesi di qualche riacutizzazione del fenomeno.

Per quanto mi riguarda mi preoccupai già molto tempo prima, allorché – senza che nessuno l’avesse chiesto – in occasione dell’insediamento Giuseppe Conte ci rassicurò, con tono tanto accorato e premuroso che alla mia anima maligna parve pastorale ossia da buon pastore in entrambi i sensi, che sarebbe stato l’avvocato difensore di tutti noi. Ma sapendo di essere di natura ansiosa rintuzzai la sensazione e mi covai la preoccupazione.

Poi scoppiò l’epidemia ed è successo quello che al mondo mai era successo, nemmeno per epidemie molto più gravi. Non più, come in passato, informazioni sugli specifici pericoli e conseguenti raccomandazioni sulle opportune cautele, circa distanziamento, igiene personale, mascherine etc, per poter continuare a convivere al meglio con il virus nell’attesa che l’epidemia si esaurisse come al solito. Non più appelli a buon senso e assennatezza, non più sforzi di convincimento e attivazione e ottimizzazione delle agenzie e dei presidi sanitari soprattutto di territorio e informazione e raccomandazioni e inviti e consigli e – perché no? – rigorosi controlli e monitoraggi di adeguamento ma un “fermi tutti” megafonato dall’alto tetto di palazzo Chigi. Fulmini e saette. Un lockdown totale (qui da noi quanti over ne conoscono l’esatto significato?) ossia chiusura tombale e quasi ermetica di tutto con segregazione in casa, paralisi di produzione ed economia, coprifuoco per famiglie, scuole, aziende, trasporti, tribunali, chiese ed eventi culturali e sportivi. Insomma non ragionevole prescrizione di usare le suggerite precauzioni di distanziamento etc e di adeguarsi, al più presto e nel miglior modo, alla convivenza con il pericolosissimo virus nell’attesa di poterlo debellare. Ma – costi quel che costi e crolli pure il mondo – intimazione di smettere immediatamente di vivere in quell’unico modo e contesto in cui da secoli ci siamo faticosamente adattati per sopravvivere… quasi come dire che da domani per profilassi è vietato respirare. Quale la prima conseguenza? Un paese annichilito e in ginocchio, come se la pandemia si fosse propagata a ogni cosa, comprese economia e finanza legali. Oltre che disorientato dalla vaghezza delle informazioni, apparentemente dimentiche o almeno noncuranti che se dovesse passare troppo tempo non sarebbe più questione di ripresa ma di resurrezione… e pare che i risorti non siano molti nella storia. La domanda, che in parte vale tuttora: fino a quando? Forse per qualche tempo ancora, si vedrà, può darsi, dipende da cosa diranno i nostri 500 esperti governativi, è la risposta.

1) Preoccupa il fatto che la clausura (ossia la pesante compressione di fondamentali diritti costituzionali quali diritto di lavoro: art. 4, di circolazione: art. 16, di riunione: art.17, di libera professione religiosa: art. 19, di libera manifestazione del proprio pensiero: art. 21, di agire in giudizio: art. 24, di istruzione: art.34, di iniziativa economica privata: art.41 e, dulcis in fundo, di libertà personale: art. 13 che, con riserva di legge e di giurisdizione, tutela da “qualsiasi restrizione della libertà personale”, e va sottolineato “qualsiasi”) sia stata imposta non dal Parlamento ma – vero e proprio abuso a prescindere dai rassicuranti risultati – con disinvolti provvedimenti amministrativi quali sono i decreti presidenziali susseguitisi al primo del 31 gennaio 2020 dichiarativo dello stato di emergenza per 6 mesi. Dpcm che peraltro, anziché tracciare – de minimis non cu- rat praetor – le necessarie linee guida di una politica sanitaria di emergenza, in barba al solito Montesquieu non fan- no che dare veste e forza giuridica, pedissequamente, a miriadi di minuziose, intrusive e qualche volta cervellotiche regolette pseudoscientifiche, tipo lavarsi le mani, non mettere le dita nel naso o sugli occhi e distanziare i tavolini nei locali a quei centimetri piuttosto che a quegli altri, palesemente partorite – dopo attento e tormentato confronto – da- gli oltre 500 esperti governativi. Tutte inutilmente ansiogene perché scontate alla luce del buon senso delle persone. Preoccupa che l’uso di detti dpcm, quasi imperiali per tono e monocraticità, sia stato preferito all’emanazione dei decreti-legge di cui all’art. 77 della Costituzione, concepiti e congegnati ad hoc dai padri costituenti – con il rinvio a sessanta giorni dei necessari controlli da parte di Camere, Quirinale e Corte Costituzionale – proprio per consentire al governo di adottare provvedimenti provvisori con forza di legge nei “casi straordinari di necessità e urgenza” quale la pandemia.

Preoccupa che l’improprio intervento governativo mediante dpcm (cioè mediante atti amministrativi senza alcuna forza di legge introdotti dalla legge 23.8.1988, n. 400 al fine di regolare l’attività interna del governo) abbia consentito di bypassare qualsiasi impiccioso controllo – a fin di bene, s’intende – con la stessa ratio di chi non si pèrita di imboccare la corsia di emergenza senza esserne legittimato ma solo perché più scorrevole. Tant’è vero che non a caso sopravvennero in resipiscenza i decreti legge del 23 febbraio, n. 6 e del 25 marzo 2020, n. 19 quale sorta di sanatoria dei precedenti decreti presidenziali… ancora a fin di bene, naturalmente. Preoccupa che non siano state adottate strategie differenziate in relazione alle differenti problematiche locali, o che il premier dica “vi concedo di uscire” alla maniera di Luigi XVI, o che si prescrivano mascherine e tamponi ben sapendo che sono irreperibili sul mercato (quantomeno concausa della tragica morte di oltre 150 medici), o che i menzionati provvedimenti in barba alla trasparenza usino cadere dal cielo in ora notturna con la classica tecnica del fatto compiuto (pendedavanti al Tar del Lazio il ricorso contro l’incredibile diniego di accesso agli atti opposto dalla Protezione Civile a cittadini che volevano conoscere le sottese valutazioni dei vari comitati tecnico-scientifici). Preoccupa che per contenere il virus siano state paralizzate molte aziende nazionali dimenticando che, in un mondo globalizzato (ossia internazionalmente integrato ed interconnesso, soprattutto in filiere), …. chi va via perde il posto all’osteria, nel nostro caso quantomeno il know how.

Ma non preoccupano tanto i fatti in sé quanto le modalità facili e incontrastate del loro compimento. Tutto assolutamente de plano senza che siano mai entrati in funzione i contrappesi previsti dalla Costituzione. Per mesi tutti i cittadini rinchiusi nell’ovile con autocertificazione in saccoccia e attività produttive in apnea, con minaccia di sanzioni le più deterrenti…per illeciti di mera disobbedienza ossia sovente privi di qualsiasi offensività (basti pensare al divieto di abbronzarsi sulla battigia pur distanziati di chilometri o di passeggiate in solitaria nel bosco davanti casa) oltre che incompatibili con elementari principi liberaldemocratici di garanzia e… nessuno che scandalizzato sia intervenuto urlando: oibò, ma che cavolo state facendo!?

Dpcm! Quasi fossimo stati in guerra e le Camere con pienezza avessero conferito a Conte “i poteri necessari” (art, 78 Cost.)! Ma fortunatamente eravamo e siamo solo in stato di emergenza, materia regolata dal Codice di Protezione Civile (D.L.vo del 2 gennaio 2018, n. 1) che, come è noto, autorizza solo ordinanze di protezione civile che siano emanate “nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e dell’Unione europea” (art.25), e dunque nessuna delle sospensioni e limitazioni di diritti costituzionali che potrebbero intravedersi nei dpcm del nostro buon pastore.

Quasi che codesti diritti, chissà perché e percome visto che non lo si ricava dal sistema normativo, fossero tutti subordinati e sacrificabili a quello della salute (art. 32 Cost )…. pensa alla salute e zitto, brocardo popolare almeno apparentemente introiettato dal governo. Glissando sul fatto che anche senza codesti provvedimenti da coprifuoco – ma solo informando, raccomandando, controllando e confidando nell’intelligenza e maturità della gente: il mestiere dei vivi è sopravvivere, si diceva un tempo – il governo avrebbe potuto conseguire gli stessi positivi risultati.

2) Sono in pochi a non credere che, se non ci fosse stato qualche giorno prima il blocco della provincia di Wuhan, al nostro premuroso buon pastore mai sarebbe venuto in mente di abbandonare le tradizionali pratiche (la Spagnola del 1919, l’Asiatica del 1958, il colera del 1973, Aviaria, Ebola, Sars etc etc) ed entrare invece prepotentemente negli annali per aver disposto il primo lock- down della storia occidentale. E se ciò è vero come è vero, vien da chiedersi: ma come, la Cina!?!? Di certo un colpo di distrazione del nostro paterno presidente quando si è accodato così acriticamente al precedente cinese del lockdown, Senza ricordare che la grande Cina può fungere da modello e può far testo per tante cose ma non quanto a garanzie e rispetto della persona, appartenendo essa all’opaco mondo dei totalitarismi più illiberali, dei controlli più asfissianti, dei crediti sociali per vivere etc etc , insomma rispetto a noi tutt’altra cosa.

Proprio un’altra cosa. Ma non basta. La Cina verosimilmente potrebbe aver avuto ragioni diverse reagendo in situazione affatto diversa, ossia non sotto il fulmine a ciel sereno piombatoci addosso ma nella piena consapevolezza sia della gravità sia della causa sia della vitale necessità di neutralizzare effetti e responsabilità di un evento disastroso . Dietrologia e complottismo? È chiaro cosa è successo ? Mah! Sicuramente gli indizi circa un incidente sono più di uno e tutti di peso abbastanza significativo: da una parte incerto il pipistrello e chi l’ha mangiato e dove e quando, possibile ma incerta e solo ipotetica la mutazione spontanea del virus non- ché inverosimile per i tempi (in natura molto più lunghi, sul filo almeno di anni dicono gli esperti in relazione al circuito mutazione-selezione), incerto il nesso di causalità trattandosi di pratica commestibile assai diffusa sul territorio e nel tempo, incerta la filiera; dall’altra parte note le pregresse critiche internazionali alle condizioni di sicurezza del laboratorio P4 di Wuhan, note le opinioni di alcuni scienziati – tra cui un pre- mio Nobel – sull’origine artificiale del virus, certo e deciso il pronto e feroce isolamento militare di decine di milioni di persone e il blocco di produzione di decine di milioni di imprese e la conseguente marcata perdita di punti pil in un paese che di pil si nutre, interventi proporzionati più al panico per il clamore internazionale e la perdita di immagine che a preoccupazione per la salute pubblica. Non pochi gli indizi, si diceva, e guarda caso tutti confluenti su di un acuto senso di colpa e di responsabilità verso il resto del mondo per un evento disastroso (incidente di laboratorio?) determinato da negligenza imprudenza e/o imperizia; perché tutti evocanti l’iniziale disorientamento e poi la corsa ai ripari con versioni di comodo e poi le spasmodiche perimetrazioni militari a compasso attorno ai luoghi dell’evento, antichi ricordi dei disastri tipo Bhopal o Cernobyl o Fukushima. Supposizioni, certo, ma non proprio campate in aria. Evidentemente non solleticarono il presidente Conte, che si accodò di corsa. E non ha mai accennato a ricredersi.

3) Ma pare che il peggio potrebbe ancora accadere. Oso sperare che non sia vero quanto si mormora, che il governo avrebbe deciso di accordare protezione speciale alle persone anziane rinviando la loro liberazione a data da destinarsi. Considerato che la sedentarietà è esiziale per l’età veneranda, che codesto afflato filiale del governo sarebbe imposto e non suggerito agli interessati e parametrato esclusivamente al dato anagrafico, con un colpo solo i nostri governanti potrebbero così raggiungere il primato delle criticità costituzionali: art.3 (uguaglianza), art.13 (libertà personale), art.32 (salute), artt. 2 e 3 in relazione agli artt. 1-5 della Carta dei di- ritti fondamentali dell’Unione Europea (diritto all’autodeterminazione quale espressione della dignità umana). Non fa meno paura il progetto di app di tracciamento Covid-19 da scaricare, naturalmente per il nostro bene. Non tanto per la privacy – ormai da tempo inesistente in quanto svenduta soprattutto per ragioni di web e sicurezza – quanto per il possibile uso distorto, da par- te degli utilizzatori, dei dati comunque acquisiti.

Attenuanti per le disinvolture governative? Irresistibile sindrome del buon pastore, bravi ragazzi, insufficiente conoscenza e rispetto dei diritti della persona diversi da quello alla salute, sfiducia nella maturità della gente, emotività, inesperienza, eccesso di zelo ; nonché – va precisato per lealtà – mancanza di una norma costituzionale che, in linea con l’art. 78 Cost., equiparasse un’acuta emergenza pandemica a uno stato di guerra.

Aggravanti? Aver ignorato limiti e doveri giuridici pur occupando posizioni apicali di straordinaria importanza, per di più sotto la direzione di esperto avvocato e studioso di cose giuridiche. Va ricordato, in conclusione, che il nostro è un grande paese desideroso di vivere e lavorare nonché ben capace di pensare e provvedere a se stesso, ancora meglio se consigliato e supportato ( no assistito ) dai propri governanti….purché la piantino di sentirsi provvidenziali ed essere per questo invadenti . Lockdown nei fatti vuol dire debito ed ancora debito per le generazioni future, il Decreto Rilancio di questi giorni lo conferma in pieno.

In uno Stato di diritto esistono mille modi diversi dal lockdown per pretendere controllare e conseguire distanzia- mento personale e cautele di contorno senza comprimere diritti fondamentali. Basta avere più fiducia nell’intelligenza delle persone e curiosare attorno, incominciando dall’Europa del nord….ma senza mai finire in Cina.

 

Il Riformista, 16 Maggio 2020