Emanuele Raco, libero di scegliere che voce portare – ecodellalocride.it

Il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica è uno dei più importanti e strategici in questa delicata fase politica, forse è per questo che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha deciso di affidarsi a un esperto di comunicazione politica e istituzionale di grande esperienza come Emanuele Raco.

Una vita dedicata alla politica e alle Istituzioni quella del cinquantenne giornalista nato a Reggio Calabria, appassionato di storia, laureato in Scienze Politiche all’Università di Messina con una tesi di laurea su Indro Montanelli, il re dei giornalisti italiani ma anche lo scrittore che ha fatto conoscere e amare la storia a milioni di italiani.
«Ho il privilegio di essere stato un amico di Indro Montanelli. Nel corso delle nostre lunghe conversazioni mi ha insegnato a pensare e agire sempre controcorrente, a non cercare mai il favore o il consenso del potere – racconta Raco a Giornalisti Italia – perché l’auto censura è la peggiore delle censure. Per questo quando ho deciso di lasciare l’Università e l’insegnamento della Storia per dedicarmi soltanto alla comunicazione ho fatto la scelta di occuparmi solo di comunicazione Istituzionale».

«Si tratta – sottolinea Raco – di un modo diverso di intendere la comunicazione. L’ho spesso detto a Carlo Nordio, al fianco del quale ho iniziato questa Legislatura: servirebbe la separazione delle carriere dei giornalisti tanto quanto quella dei magistrati. Questa è una delle principali battaglie che ho condotto in Fondazione Einaudi, per la quale sono stato capo ufficio stampa per cinque anni».
«La Fondazione Einaudi – spiega Emanuele Raco – è la casa dei liberali italiani, il punto di riferimento in Italia dei liberali europei. Un’avventura unica che mi ha consentito di battermi per le più straordinarie campagne di libertà che ha vissuto il nostro Paese negli ultimi anni, insieme al presidente Giuseppe Benedetto e a compagni di strada del calibro di Carlo Nordio, Davide Giacalone, Lorenzo Infantino, Giulio Terzi di Sant’Agata, Sabino Cassese».

E a Giornalisti Italia Emanuele Raco sottolinea con una punta d’orgoglio: «Ho avuto la fortuna di scegliere sempre che “voce portare”, per chi lavorare. Non sono mai stato uomo di parte e infatti prima di accettare la proposta di essere il portavoce di Pichetto Fratin e il capo della comunicazione del Ministero dell’Ambiente, ero portavoce di Irene Tinagli, presidente della Commissione ECON del Parlamento Europeo.

 

Irene Tinagli è una delle migliori risorse del nostro Paese. La conosco e collaboro con lei dai tempi di Italia Futura, il Think Tank fondato da Luca di Montezemolo. La mia gioia più grande è quella di aver sospeso la nostra collaborazione, dopo anni di lavoro insieme, proprio la settimana in cui Irene è stata indicata come Parlamentare italiano più influente del Parlamento Europeo».
In passato Emanuele Raco è stato varie volte portavoce di ministri e capo ufficio stampa di gruppi parlamentari e partiti politici.
«Sicuramente – ci racconta mentre si imbarca per Bruxelles per l’ennesimo delicato Consiglio Europeo sull’Energia – quella con Mario Monti è stata una delle esperienze professionali più importanti della mia vita».

Prima di quale, gli chiediamo?

«Prima della prossima», risponde sorridendo, parafrasando Enzo Ferrari. «Di sicuro prima di questa, al fianco di un politico di razza e di un gentiluomo come Gilberto Pichetto Fratin. In fondo – aggiunge – era davvero il tempo che il Paese girasse pagina e che tornasse un governo politico. Ho lavorato bene sia con i tecnici che con i politici, ma i politici devono assumersi la responsabilità delle scelte che ritengono migliori per le famiglie e le imprese, per il bene del Paese».

Spazio per la vita privata?

«Davvero poco, aggiunge con una punta di rammarico. Non posso più neppure occuparmi, per incompatibilità, del giornale che ho fondato durante il lockdown: ilcaffeonline. Il caffè come il giornale degli illuministi italiani, fondato da Pietro Verri e come Montanelli avrebbe voluto chiamare il settimanale che aveva in animo di fondare gli ultimi anni della sua vita».

Una cosa alla quale non intendi rinunciare?

«Alla mia libertà e all’olio di oliva, che la mia famiglia produce dal 1852. Non dico il nome per non fare pubblicità, ma ormai in Italia lo conoscono tutti. In fondo, anche questa è comunicazione».

Ad Emanuele Raco le più viVe congratulazioni e il più sincero in bocca al lupo dal Direttore e dalla Redazione di Giornalisti Italia per questo nuovo, meritatissimo, incarico che premia la sua passione e il suo lavoro al servizio delle istituzioni, senza mai rinunciare all’etica della professione giornalistica e alla sua libertà e all’amore per la terra, la sua terra (che lo ha visto muovere i primi passi con il periodico “laltrareggio” di Franco Arcidiaco) e il suo “ferlitano”.

 

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