Due veti e un futuro

Due veti e un futuro

Due veti segnano la scena europea. Il loro esito disegna il futuro prevedibile. Quel che significano smentisce molti dei luoghi comuni sull’Ue bancaria, contabile e monetaria. È quella politica ad andare avanti.

Il primo veto, in ordine di tempo, è quello italiano sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Irragionevole e masochista, messo dal governo Conte 1. Dissero che era necessario perché la riforma introduceva la possibilità di un default sovrano. Triplo errore: a. supporre che quel pericolo non esista mai è privo di senso; b. già il solo sostenerlo attira su di sé il sospetto che il sia concreto; c. è come sostenere che la presenza di un defibrillatore induce la possibilità dell’infarto. Semmai il contrario: non provoca alcun infarto, ma nel caso accada contrasta il decesso. Quel veto è rimasto a marinare e ora, constatato l’ovvio, ovvero che i conti italiani stanno in equilibrio grazie e non nonostante la politica monetaria europea, non resta che rimangiarselo. Per deglutirlo la maggioranza di governo si attesterà su una posizione sciocca: approviamo la riforma, paghiamo la nostra quota, ma affermiamo che non ce ne serviremo. Fortunatamente l’eventuale soccorso non chiede all’infartuato se ha obiezioni superstiziose circa il defibrillatore.

Il secondo veto è quello di Ungheria e Polonia al bilancio Ue, cui è legato il programma Next Generation. Gli opponenti sono fra i Paesi che più dipendono dai fondi europei, sicché il loro veto non ha alcuna credibilità. Ma ha un senso politico, perché viene posto loro il problema dello stato di diritto, del rule of law, supponendo lo stiano violando o possano violarlo. Loro preferiscono non rispondere nel merito, ma negoziare bloccando il bilancio. Il che, però, è un potenziale boomerang, se gli altri non perdono la testa.

Intanto dimostra che l’Ue non è affatto solo moneta e banca centrale, ma Unione di regole e diritti. E non solo le regole stanno almeno al pari della contabilità, ma si può giungere alla conclusione paradossale e opposta: voi mantenete il veto e gli altri riproducono i piani per il futuro dentro l’euroarea, la zona dell’euro, che è politicamente e istituzionalmente più omogenea, da cui i due opponenti sono fuori. E se ancora non bastasse si consideri, dopo Brexit e i suoi esiti incerti per chi la volle, che così messe le cose l’Ue si ristruttura come insieme nel quale è ambito ma difficile entrare, mentre può essere tanto facile quanto rovinoso uscire.

Per tante ragioni, quindi, compresa la recente esperienza politica statunitense, l’Ue politica non è mai stata tanto a portata di mano. Tutto sta a non far tremare il braccio.

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