Dissennati

Dissennati

Una tregua è necessaria, ma dal raccontare bubbole agli elettori. Simpatica l’idea del “pieno mandato” al governo Draghi, affinché ponga rimedio all’impennata del prezzo del gas. Una specie di collettivo Gastone, con il guanto a penzolone e senza l’orrore di sé stesso: prima si fa cadere il governo, poi si corre a promettere tutto a tutti, infine gli si chiede di metterci una pezza. Sotto tanta generosa disponibilità, condita con tregua delle fasulle ostilità, c’è un non detto: da una parte un po’ tutti credono che sia necessario uno “scostamento di bilancio”, perché da incapaci si è solo capaci di spendere (soldi altrui), ma siccome quella scelta aprirebbe le porte dell’inferno, con le doppiette della speculazione già puntate sul debito italiano, allora ci si finge addolorati e si chiede al governo di fare qualche cosa. Così, dopo il pieno mandato, se ne potrà contestare la piena responsabilità. Da perfetti irresponsabili.

Si è trasformata la campagna elettorale in una fiera di paese, con tanto di pomate miracolose e lozioni per la ricrescita dei capelli. Omesse le banalità e le cose che manco le infanti letterine di Natale, per tre quarti, nell’insieme, si tratta di roba incompatibile con il bilancio: chi offre pensioni più ricche, chi anticipate, chi stipendi aggiuntivi, chi sgravi fiscali, per non dire della filiera bonus, considerata inesauribile. È un tale coacervo di dissennatezze che la sola cosa incredibile è che qualcuno ci creda. Il tutto senza considerare la necessità di compensare gli aumenti delle bollette energetiche, altrimenti non solo andrebbero cancellate le elargizioni, ma indicate le restrizioni della spesa. Che farebbero bene alla salute collettiva, perché una spesa esagerata alimenta un sistema disfunzionale. Metterlo a dieta è un bene.

E per il gas, che si fa? Escludiamo lo smutandarsi vigliacco innanzi alla Russia, che taluno crede sia una soluzione, benché disonorevole, e invece sarebbe una pietra tombale, perché ci cancellerebbe dai mercati dove esportiamo e si azzererebbe qualsiasi difesa finanziaria. Non è praticabile neanche lo scostamento di bilancio, l’aumento del debito, per le ragioni che qui abbiamo già raccontato e perché non sarebbe affatto un rimedio, ma solo un rinvio (altra tipica attitudine dei dissennati).

Una compensazione generale sarebbe troppo costosa o, una volta suddivisa, troppo limitata. Fra il 2011 e il 2021 il risparmio degli italiani è aumentato del 50%. Segno di paura, ma anche di ricchezza. Fra contanti e depositi avevamo in tasca 1.119 miliardi e ce ne siamo ritrovati 1.629. In azioni erano investiti 690 miliardi e se ne sommano poi 1.251. Nel totale fanno 5.256 miliardi di ricchezza finanziaria. Poi ci sono i patrimoni immobiliari. Non è il quadro di un Paese alla fame e non ha quasi nessuna parentela con la campagna elettorale, ma è la realtà. Anche se metto in conto gli insulti per averla ricordata. Tassiamoli, gli insulti, che si raccolgono palanche. In questa situazione non è saggio aiutare tutti, ma solo le imprese energivore, che rischiano di andare fuori mercato, e le famiglie meno abbienti, sulla base dei consumi storici. Il costo dell’energia morde tutti, ma non tutti allo stesso modo. Qualcuno di noi si terrà il morso.

Intanto sganciamo il prezzo dell’energia elettrica dal costo del gas, così non si produrranno extrabollette ed extraprofitti che sono stati già tassati, ma vanno ancora riscossi. Si corra nella diversificazione, perché da quello dipende l’opportunità di fare dell’Italia un hub mediterraneo del gas. Al 2024 saluteremo definitivamente i russi, già oggi dimezzati, e ci concentreremo sulle tecnologie per i 25 anni successivi, propizianti la decarbonizzazione.

La necessità di raccontare bubbole per raccattare voti riguarda partiti e candidati senza idee ed elettori senza memoria. Ma se pensano di farsi togliere le castagne dal fuoco da Draghi, acciocché si faccia garante dello scostamento di bilancio, difettano anche in senso dell’umorismo.

La Ragione