Difendiamoci

Difendiamoci

Può capitare che dopo avere detto di volere una cosa si finisca con il costruire l’esatto opposto. Guardate Putin, che boccaloni nostrani descrivevano come un grande stratega a capo di un’armata imbattibile: s’è mosso proclamando che l’Ucraina doveva essere neutrale e disarmata e si ritrova circondato da armate che reagiscono al suo imperialismo mistico, con Finlandia e Svezia che hanno smesso d’essere neutrali. La sola attenuante che i boccaloni possono invocare è un interesse materiale, perché quello intellettuale devono solo sperare sia dimenticato,  con disinteresse.

L’unità europea (ed occidentale) è una delle chiavi di quel ribaltamento. Dobbiamo esserne orgogliosi. E il fatto che il principale partito d’opposizione al governo italiano, che quella unità contro l’aggressione putiniana ha voluto e difeso, mostri di condividerla deve renderci ancora più orgogliosi. Sebbene quel partito si trovi coalizzato con chi sostenne l’opposto, salvo votare l’opposto di quel che sosteneva.

Da questa parte del mondo, dove regna il diritto, la civiltà e la pace, dove nessuno si sogna di aggredire il vicino e dove è diffuso il benessere, si vive più sani e più a lungo di quanto mai sia capitato, si giocano partite decisamente meno cruente, eppure di grande significato e con riflessi decisivi sul futuro. Ma anche qui si assiste ad una eterogenesi dei fini, con la destra d’impostazione sovranista che, consapevolmente o meno, non fa altro che reclamare più Unione europea.

Dice Meloni, infatti, che si propone di realizzare un governo che difenda gli interessi italiani. Giusto. E lo dice con riferimento al tema del gas, reclamando il tetto al prezzo. Oramai l’identificazione con il governo Draghi sembra totale. Ma Draghi conosce la storia, che ad altri sembra sfuggire. L’Italia va difesa, in effetti, ma da certi politicanti italiani.

Tanto era chiaro che dalle questioni energetiche e dalle materie prime sarebbero dipese sia la pace che l’indipendenza, che il primo nucleo di Europa unita fu la Ceca, Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Correva l’anno 1951. E tato era chiaro che l’energia del futuro sarebbe stata il futuro dell’Europa che nel 1957, in coincidenza con il Trattato di Roma, nasce Euratom.

L’Italia era molto avanti, nella ricerca per lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare, ma la convinzione comune era che gli investimenti sarebbero stati così rilevanti da consigliare la collaborazione fra Stati. Domanda: chi ci ha fatto fuori? I francesi, i tedeschi, chi è stato? Ci siamo fatti fuori da soli, perché in nome di un’ecologia retta dal petrolio uscimmo, a furor di popolo, dal settore in cui eravamo in vantaggio. Demagogia verde che ci lasciò al verde energetico, premessa della dipendenza dall’estero, che ora paghiamo. Difendiamo l’Italia, ma da questa roba italiota.

Ora vogliamo il tetto al prezzo del gas. Giusto. Un tetto che serve a fermare la corsa dei prezzi, ma che per funzionare ha bisogno che si abbiano fonti alternative. Meglio ancora se dentro casa. Gas nostro. Correva l’anno 2016, appena ieri mattina, e una manata di regioni di sinistra (8) e di destra (2) chiesero e ottennero un referendum contro le trivelle in Adriatico.

Le motivazioni erano e sono rimaste un classico della mitologia regressista: difendiamo la pesca (che si fa comunque, come si può vedere), difendiamo i nostri mari, difendiamoci dalle multinazionali. A gridarlo anche Fratelli d’Italia e la Lega. Il referendum manco raggiunse il quorum e la sola cosa da cui ci siamo difesi è dal gas italiano. L’Italia va difesa, da questa roba italiota.

Per quel che riguarda i fondi Recovery, siamo quelli che ne ricevono di più. In quanto al debito pubblico, senza l’argine della Banca centrale europea saremmo da tempo sommersi. Difendiamoci, quindi, ma da chi crede di potere fare errori in Italia e protestare perché non si rimedia a Bruxelles. Da chi protesta per la mancanza dell’Ue che ha avversato, sicché dovrebbe protestare allo specchio. Come se il parassita se la prendesse con la mela. La sovranità sia anche credibilità.

La Ragione