Ballistreri e il socialismo liberale di Rosselli – Gazzetta del Sud 15/05/2019

Ballistreri e il socialismo liberale di Rosselli – Gazzetta del Sud 15/05/2019

Il socialismo liberale di Carlo Rosselli, grande e illuminato martire antifascista, è stato al centro della “lezione” della Scuola di Liberalismo che ha visto come relatore Maurizio Ballistreri, docente di Diritto del lavoro del nostro Ateneo, con diverse esperienze all’estero, politologo, sindacalista, esponente del mondo socialista. L’incontro è stato preceduto dal ricordo e dell’omaggio da parte di Pippo Rao e dal sen. Enzo Palumbo dell’ex ministro socialista De Michelis. Il modello ideale di Rosselli – fondatore di “Giustizia e Libertà”, il movimento teorizzato nel confino di Lipari – rimane sempre di grande attualità, in una deriva dei nostri sistemi democratici sempre più illiberali che cercano di negare e limitare i principi liberali e di ridurre il peso economico dei ceti medi. L’opera rosseliniana – ha messo in rilievo il relatore – si inserisce nella socialdemocrazia europea bernestiana di revisione dei marxismo, un filone riformista che parte da Turati per passare ai grandi nomi del socialismo italiano. Il socialismo liberale – la terza via tra la sinistra marxista e il liberismo – tende a rifiutare l’intervento pervasivo dello stato, difendendo i principi individuali, sempre con una visione ampia e articolata di giustizia sociale. Il socialismo teorizzato da Rosselli, inserito nel percorso dei movimenti laici italiani, si concretava in una vera e propria “rivoluzione morale”, in continuità con i principi sacri del liberalismo europeo di valorizzazione e tutela dei diritti della persona, contro la massificazione dilagante e contro ogni forma di totalitarismo, sempre in un’ottica solidaristica.

Per quanto riguarda l’Europa, Rosselli riuscì a teorizzare una visione pionieristica e di lunga veduta, quella degli Stati Uniti d’Europa, che predicava un’Europa dei popoli in ottica federalista: «una visione capace di guardare oltre e di rimanere sempre di grande attualità, in un ‘epoca in cui il centralismo burocratico riduce gli spazi democratici dal basso».

Sergio di Giacomo

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